Equitalia: cartelle false notificate ai contribuenti
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13 Feb 2016
 
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Equitalia: cartelle false notificate ai contribuenti

Lo scandalo dei debiti inventati da Equitalia: 15 anni di cartelle non dovute.

 

Abbiamo sempre sentito parlare di “cartelle pazze”, quelle cioè prescritte o notificate nonostante sia intervenuto uno sgravio o una sentenza favorevole al contribuente. Ma nessuno ci aveva ancora detto nulla delle “cartelle inventate” o “false”, quelle cioè generate da errori umani o dei sistemi. E, a quanto pare, è fenomeno tutt’altro che raro: 1 cartella su 5 non è dovuta perché totalmente illegittima. A riconoscerlo è lo stesso amministratore delegato di Equitalia, Ernesto Maria Ruffini, intervenuto alla Commissione Bilancio del Senato a mostrare i numeri dell’Agente della Riscossione e, quindi, anche i crediti inesigibili.

 

Secondo la relazione dell’Ad, in 15 anni sarebbero state emesse cartelle false per oltre 217 miliardi di euro. Un ammontare da brivido che, spesso, solo il giudice è riuscito ad annullare. Nonostante l’esistenza di uno “Sportello Amico”, gli uffici di Equitalia non si sono mai presi la briga di annullare ciò che, anche secondo loro stessi, appariva illegittimo e non dovuto. Anzi, a volte hanno anche insistito, cercando di convincere il contribuente che dovesse comunque pagare, e poi magari chiedere il rimborso. Invece, per chi preferisce versare quanto richiesto che adire il tribunale, non c’è ombra di restituzione: meglio far finta di niente per non scoperchiare il vaso di Pandora.

 

Per chi è stato più fortunato, la soluzione è arrivata dall’istituto dell’autotutela: il ricorso viene presentato non già ad Equitalia ma all’ente creditore che, eventualmente, dispone lo sgravio qualora ritenga non dovuto il credito. Di fatto, però, sono in pochi a conoscere questo diritto e, spesso, chi vi procede non ottiene risposta entro i termini necessari per presentare ricorso; così, per non decadere dalla possibilità di fare opposizione in tribunale, preferisce avviare anche questa seconda strada.

Così facendo, anche chi non ha dovuto pagare ha comunque speso ulteriori somme non dovute a titolo di tasse per le cause e parcelle per i professionisti, intasando peraltro la già ingolfata macchina della giustizia.

 

E se le statistiche rivelano che più del venti per cento delle cartelle di pagamento sono false, non dicono quanti contribuenti invece, ricevuta la cartella “inventata”, hanno pagato senza contestare o fare ricorso, non accorgendosi, o non potendo controllare, se quella richiesta del fisco fosse o meno motivata. Un punto che fa pensare che l’«errore» tutto sommato possa spesso finire per far fare cassa al fisco, sfilando comunque soldi – non dovuti – alle tasche dei cittadini.

 

La notizia, ormai battuta dai principali giornali nazionali, rivela che la maggior parte delle richieste indebite proviene dall’Agenzia delle Entrate (175 miliardi), mentre il resto viene diviso tra Inps (23,3 miliardi), Inail (10 miliardi) e altre pubbliche amministrazioni.

 

Ruffini sottolinea poi come, nonostante i numerosi interventi legislativi volti a limitare l’intervento di Equitalia (primo tra tutti la previsione di impignorabilità della prima casa e l’innalzamento del limite sotto il quale non è possibile il pignoramento immobiliare, attualmente portato da 20 a 120 mila euro), la riscossione è cresciuta di oltre il doppio. Si è passato, in particolare, dai 2,9 miliardi di euro riscossi ogni anno tra il 2000 e il 2005, agli attuali 7,7 miliardi. Insomma, Equitalia ha la mano pesante nonostante i limiti di legge.

 

Novità anche in materia di fermo amministrativo. In passato il blocco dell’auto poteva essere eseguito mediante iscrizione del provvedimento relativo nei registri mobiliari a cura del concessionario stesso, che ne avrebbe poi dato comunicazione a giochi fatti al debitore. La nuova normativa, invece, obbliga Equitalia a notificare preventivamente al contribuente un preavviso di fermo, recante l’avvertenza che, in mancanza del pagamento entro i successivi 30 giorni, scatterà il fermo del veicolo. Durante tale arco temporale il debitore può dimostrare che il mezzo è strumentale alla propria attività d’impresa o professionale (in questo caso non può essere disposto alcun fermo). Il decreto legislativo di riforma entrato in vigore lo scorso ottobre [1] ha stabilito che la richiesta di rateazione non cancella i fermi già iscritti. Equitalia, tuttavia, si è resa disponibile a rilasciare, dopo il pagamento della prima rata, una dichiarazione che il contribuente potrà esibire al PRA e così ottenere la sospensione delle ganasce fiscali. La richiesta potrà essere avanzata a partire da lunedì da coloro che hanno avuto accesso a una rateazione a far data dal 22 ottobre 2015, previo pagamento della prima rata del piano.


[1] Dlgs n. 159/2015.

 


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Commenti
14 Feb 2016 Massimo Vergine

Ho fatto causa di usucapione di un terreno di 500 mq. donatomi da parenti che in seguito non hanno voluto registrare da un notaio. Su questo terreno ho costruito una casa abusiva e poi condonata pagando tutto quello che si doveva pagare. Ora mi è arrivata una tassa da parte di Equitalia di 8014 EURO su tasse che io ho già pagato perché nell’atto finale di giudizio il giudice ha emesso la sentenza che oltre al terreno ho usucapito anche la casa e quindi mi ritrovo a pagare le tasse il doppio mi chiedo e vi chiedo ma è giusto? E’ stato il mio legale a seguire male la pratica? All’ufficio Equitalia hanno detto che il giudice ha sentenziato così quindi bisogna pagare. Come ultima cosa sono in condizioni disagiate perché in mobilità, tramite il mio Geom. di fiducia ho chiesto di rateizzare con esito negativo da parte di questo ufficio.