Lite sul lavoro tra dipendenti: licenziamento solo per rissa
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14 Feb 2016
 
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Lite sul lavoro tra dipendenti: licenziamento solo per rissa

La violenza fisica deve essere di particolare gravità per giustificare il licenziamento del dipendente violento e provocatore.

 

La semplice lite tra due colleghi sul posto di lavoro, se non sfociata in un aperto contrasto fisico, senza arrecare pregiudizio alla produzione o ai beni dell’azienda, non può essere causa di licenziamento. Neanche se la provocazione è provenuta chiaramente da uno dei due. È quanto chiarito dalla Cassazione con una recente sentenza [1]. Nel caso di specie il fatto era stato costituito da una spallata rivolta da un dipendente nei confronti di un altro.

 

La Corte ammonisce: la valutazione circa la possibilità di licenziamento deve essere fatta tenendo conto della gravità del singolo caso.

 

Spesso è lo stesso contratto collettivo a sanzionare, con il licenziamento, infrazioni connotate da livelli di gravità particolarmente elevati, come ad esempio la rissa in azienda (che comporta lo scontro fra due opposte fazioni con il ricorso a vie di fatto) o il danneggiamento volontario del materiale dell’azienda (si pensi al dipendente che rompa la tastiera del computer del collega).

 

Deve sempre sussistere una proporzione tra condotta e sanzione adottata nei confronti del lavoratore: la violenza deve essere particolare peso e importanza. Il semplice contatto fisico, sebbene poco urbano, come una spallata provocatrice, non può considerarsi di per sé violento, specie se non abbia avuto alcun ulteriore strascico. Impossibile allora parlare di “rissa”, spiegano i giudici.

 

Allo stesso tempo, vanno valutati i precedenti del lavoratore: se quest’ultimo, negli anni, non ha mai manifestato condotte tali da comportare sanzioni disciplinari, non può, per un singolo episodio non particolarmente grave, essere licenziato.


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. Lavoro, sentenza 2 dicembre 2015 – 12 febbraio 2016, n. 2830
Presidente Manna – Relatore Della Torre

Svolgimento del processo

Con sentenza n. 6956/2012, depositata il 27 settembre 2012, la Corte di appello di R. respingeva l’appello proposto da SKY Italia s.r.l. e confermava la sentenza di primo grado, con la quale il Tribunale di Roma, in accoglimento del ricorso di P.C., aveva dichiarato la illegittimità dei licenziamento Irrogato al medesimo per giusta causa, ai sensi dell’art. 48, lettera B), del CCNL Telecomunicazioni, che sanziona con la risoluzione in tronco “la rissa nel luogo di lavoro, all’interno dei reparti operativi”.
La Corte distrettuale affermava di condividere la valutazione di carenza di
proporzionalità tra condotta e sanzione posta dal primo giudice a fondamento della propria decisione. In particolare, osservava come, sulla base della lettera di contestazione e della relazione di servizio di una guardia giurata, presente al fatto, il contatto fisico tra il C. ed il R. dovesse ritenersi limitato- ad una “spallata”, neppure violenta e comunque priva di qualsiasi ulteriore strascico; mentre la frase “ma che cos’ha da guardarmi?”, che veniva imputato al. C. di avere ripetutamente rivolto al

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[1] Cass. sent. n. 2830/2016 del 12.02.2016.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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