Ipoteca sulla casa di Equitalia: nulla senza preavviso
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14 Feb 2016
 
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Ipoteca sulla casa di Equitalia: nulla senza preavviso

Equitalia deve inviare la raccomandata a.r. con il preavviso di ipoteca in modo da dare al contribuente la possibilità di difendersi o pagare prima di subire l’ipoteca sull’immobile.

 

L’ipoteca iscritta da Equitalia sulla casa del contribuente è nulla se quest’ultimo non riceve, prima, un avvertimento – il cosiddetto preavviso di ipoteca – in modo da potersi difendere o, eventualmente, pagare prima di subire il pregiudizio.

 

Nuovo cambio di interpretazione della Cassazione; dopo la sentenza delle Sezioni Unite di qualche mese fa secondo cui il contraddittorio preventivo non è sempre obbligatorio, la Corte muta di nuovo parere e, con una ordinanza pubblicata l’altro ieri [2], avverte: se prima di iscrivere l’ipoteca Equitalia non invia all’interessato un avviso, l’ipoteca non è valida e deve essere annullata dal giudice.

 

È vero, ammette la Cassazione: l’iscrizione di ipoteca non è un atto dell’esecuzione forzata e, quindi, a differenza di quest’ultima, non esistono norme scritte che obblighino ad anticipare al contribuente la successiva mossa di Equitalia, come avviene, per esempio, nel caso di pignoramento del conto (in cui l’atto stesso del pignoramento offre al debitore 60 giorni di tempo per pagare). Tanto è vero che, per il fermo auto, è stata prevista un’apposita norma che impone l’invio di un preavviso almeno 30 giorni prima che scatti il blocco del mezzo. Tutto ciò, invece, in materia di ipoteca non esiste.

 

Ma non è questo il punto, sottolinea la Corte: è nei principi generali dell’ordinamento che si rinviene il diritto del contribuente a partecipare al procedimento amministrativo, specie quando quest’ultimo possa incidere su diritti tanto essenziali come la casa. Questo concetto era già stato messo in luce nel 2014 dalle Sezioni Unite [3], che peraltro avevano argomentato l’esistenza del principio dalla Carte dei diritti fondamentali dell’Unione Europea [4].

 

Occorre dunque che Equitalia informi il contribuente per tempo dell’intenzione di iscrivere ipoteca, concedendo un termine, che potrebbe essere di 30 giorni, per presentare osservazioni scritte o effettuare il pagamento o, piuttosto, chiedere la rateazione. L’omessa attivazione del contraddittorio endoprocedimentale comporta così la nullità dell’iscrizione ipotecaria.

 

Proprio con riguardo alla richiesta di rateazione, peraltro, la questione è ancora più delicata: si ricorda, infatti, che con un recente decreto legislativo [5] si è disposto che l’autorizzazione al pagamento dilazionato non cancella più l’ipoteca (come invece prima avveniva al pagamento della prima rata). Dunque il contribuente sarà costretto a trascinarsi l’ipoteca fino al pagamento dell’ultima rata, data alla quale Equitalia dovrà cancellare la misura cautelare.

Il cambio di rotta della Cassazione sul diritto al contraddittorio preventivo va certo nell’ottica del contribuente. Ma bisogna anche ammettere che diversi giudici di merito, nonostante l’ultimo e più sfavorevole orientamento delle Sezioni Unite, avevano continuato a sposare la tesi più garantista, stabilendo l’obbligo, prima dell’iscrizione di ipoteca, dell’invio dell’avvertimento scritto. Tra questi si segnala, da ultimo, la sentenza della Commissione Tributaria Provinciale di Lecce [6], anch’essa depositata in pari data alla pronuncia della Suprema Corte qui in commento.

 

La CTP pugliese, in particolare, afferma che Equitalia, durante lo svolgimento del proprio ruolo pubblico, deve rispettare il principio di collaborazione con il contribuente e il principio di buona fede. Ciò non avviene quando non viene attivato il preventivo contraddittorio tra contribuente e la società di riscossione.

 

Peraltro la preventiva attivazione del contraddittorio potrebbe anche evitare eventuali sproporzioni tra l’entità del debito e il valore dell’immobile ipotecato.


[1] Cass. S.U. sent. n. 24823 del 9.12.2015.

[2] Cass. ord. n. 2879/16 del 12.02.2016.

[3] Cass. S.U. sent. n. 19667/2014.

[4] Artt. 41, 47 e 28 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea.

[5] Dlgs n. 159/2015.

[6] CTP Lecce n. 478/2/16 del 12.02.2016.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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