Equitalia: l’ipoteca sulla casa non si toglie per sei anni
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14 Feb 2016
 
L'autore
Angelo Greco
 


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Equitalia: l’ipoteca sulla casa non si toglie per sei anni

La disparità di trattamento tra due misure identiche: se per il fermo viene disposta la sospensione in caso di rateazione, per l’ipoteca no.

 

Chi subisce l’ipoteca sulla casa di Equitalia se la trascina dietro per almeno sei anni: è questo l’effetto della riforma fiscale entrata in vigore lo scorso ottobre e di cui i giornali poco hanno parlato.

 

La scorsa settimana, “La Legge per Tutti” aveva denunciato la scandalosa modifica della legge sul fermo auto in base alla quale, ad oggi, chi chiede la rateazione del debito allo sportello di Equitalia non ottiene più, come in passato, al pagamento della prima rata, la cancellazione del blocco sul mezzo (leggi: “Blocco auto: così Equitalia lascerà a piedi gli italiani”). Al contrario, la misura cautelare (ormai trasformata in “punitiva”), resta fino al versamento dell’ultima rata, lasciando a piedi il contribuente per almeno sei anni (in caso di dilazione a 72 rate, la più diffusa): un tempo pari alla completa svalutazione del mezzo.

 

Il nostro intervento è riuscito, la scorsa settimana, a sistemare parzialmente la stortura della legge: dopo lo scandalo, ribattuto dai principali quotidiani nazionali, Equitalia ha emesso una circolare in cui ha stabilito che, al pagamento della prima rata, lo sportello rilascerà al contribuente una attestazione che, portata all’ufficio del Pra, potrà garantire quantomeno la sospensione del fermo auto e la possibilità di tornare a circolare (leggi “Fermo amministrativo: l’istanza per sbloccare l’auto”). Non si tratta tuttavia di una modifica della legge e, pertanto, il cittadino non vanterà alcun diritto soggettivo alla “liberatoria”. Ma tant’è: meglio questo che niente.

 

Ora però lo stesso discorso – e forse a maggior ragione – si pone per l’ipoteca. Anch’essa, infatti, come il fermo è una misura cautelare che serve a garantire il buon esito dell’esecuzione forzata. E anch’essa, dunque, non viene sospesa, come il fermo, dalla richiesta di rateazione, ma sopravvive ad essa e rimane fino a pagamento dell’ultima rata. Facciamo un passo indietro.

 

 

L’ipoteca sulla casa e il pignoramento

Se ai fini del pignoramento dell’automobile, Equitalia non è obbligata a iscrivere prima il fermo, potendo direttamente agire con l’esecuzione forzata, per l’ipoteca avviene il contrario. Qualora l’Agente della riscossione intenda mettere all’asta l’immobile, deve rispettare tre paletti:

 

– inviare un preavviso di ipoteca (così ha stabilito proprio l’altro ieri la Cassazione [2], pur in assenza di specifiche norme);

 

– iscrivere prima l’ipoteca, ipoteca che può essere disposta solo per debiti pari o superiori a 20mila euro;

 

– rispettare il limite di 120mila euro: solo per debiti uguali o superiori a tale cifra, Equitalia può procedere al pignoramento immobiliare e alla successiva vendita all’asta.

 

Solo rispettando tali limiti, la casa può essere pignorata. Peraltro, se si tratta dell’unico immobile del contribuente, adibito a propria residenza anagrafica e non accatastato come “di lusso” (A1, A8 e A9), esso può essere solo oggetto di ipoteca (sempre per debiti da 20mila euro in su), ma non di pignoramento (a prescindere, quindi, dall’importo della cartella).

 

 

La rateazione non cancella l’ipoteca

Prima della riforma di ottobre [1], chi riceveva l’ipoteca sulla casa poteva farla cancellare chiedendo di pagare a rate, dimostrando di aver pagato la prima. All’esibizione del primo versamento, lo sportello di Equitalia provvedeva alla cancellazione dell’ipoteca.

 

La riforma, invece, dispone che l’autorizzazione al pagamento dilazionato impedisce l’iscrizione di fermi auto o ipoteche future (così come blocca ogni possibile pignoramento), ma non cancella quelli già iscritti in precedenza, che rimangono fino a estinzione completa del debito.

 

Tuttavia, per il fermo auto, come detto in precedenza, Equitalia è corsa ai ripari, garantendo la possibilità di una “liberatoria” al pagamento della prima rata: la liberatoria sospende il blocco del mezzo, mentre la cancellazione avverrà definitivamente a fine dilazione. Non così, invece, avviene per l’ipoteca, nonostante la sostanziale identità delle due misure. Chi patisce l’ipoteca, oltre ad essere discriminato rispetto al caso del fermo, deve portarsi dietro la gogna per tutto il piano di rateazione, ossia non meno di 6 anni (essendo le dilazioni a 72 rate quelle maggiormente richieste).

 

Evidenti le conseguenze: se anche l’immobile può essere utilizzato e finanche venduto con l’ipoteca, esso però subisce un drastico deprezzamento sul mercato e nessuno, a conti fatti, nessuno sarà mai disposto ad acquistare un bene sul quale pende l’ascia di Equitalia. In caso di mancato pagamento di solo 5 rate non consecutive, infatti, l’Agente della riscossione (sempre che non si tratti di prima casa) potrà metterlo in vendita, anche se ormai alienato a terzi. Dunque, un immobile ipotecato, nella pratica, non si vende. Soldi che, invece, al contribuente – proprio perché indebitato – potrebbero servire ancor di più in quel momento.

 

Sarà allora necessario – per evitare l’evidente discrasia di disciplina tra il fermo e l’ipoteca, pur assolvendo entrambe alla medesima finalità cautelare – che il legislatore ponga rimedio, modificando il decreto legislativo di ottobre scorso. Deve essere la legge stessa – e non certo una semplice circolare interna di Equitalia – a stabilire che il pagamento della prima rata sospende fermo e ipoteca.


[1] Dlgs n. 159/2015.

[2] Cass. ord. n. 2879/16 del 12.02.2016.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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