Redditometro e accertamento sintetico per ogni contribuente
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14 Feb 2016
 
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Redditometro e accertamento sintetico per ogni contribuente

Accertamento fiscale sintetico non solo per lavoratori autonomi e imprenditori, ma anche per chi ha un reddito fisso: gli indicatori di spesa possono essere utilizzati per tutti i contribuenti.

 

L’Agenzia delle Entrate può applicare il redditometro a tutti i contribuente, non solo a quelli che presentano maggior rischio di evasione come autonomi e imprenditori: dunque, anche il lavoratore dipendente, titolare di un reddito fisso, è soggetto ai controlli fiscali sulle spese particolarmente rilevanti, né nei confronti di quest’ultimo è richiesta una prova più stringente. A dirlo è la Commissione Tributaria Regionale di Roma con una sentenza dello scorso dicembre [1].

 

 

Il redditometro: cos’è?

Tutte le volte in cui l’Agenzia delle Entrate deve accertare un reddito del contribuente superiore a quello dichiarato, ai fini dell’esatta quantificazione delle imposte sui redditi (quindi, per es. Irpef: sono esclusi IVA e IRAP), può procedere ad analizzare le spese da questi sostenute e l’utilizzo di particolari beni o servizi “di pregio” che lasciano presumere una maggiore capacità reddituale. Si parla, a riguardo, di accertamento sintetico.

 

In pratica, l’accertamento scatta tutte le volte in cui il contribuente risulta aver speso in misura maggiore a quanto dichiarato o aver acquistato beni il cui mantenimento richiede delle risorse economiche a cui questi non potrebbe far fronte (si pensi a un’auto che richiede, oltre alla benzina, anche il bollo e l’assicurazione; a una casa che impone le spese condominiali, le utenze, ecc.).

 

Si distingue in generale fra:

– accertamento sintetico “puro” (cosiddetto “spesometro“), che non dipende dall’individuazione di specifici parametri o coefficienti su cui basarsi, ma si fonda sull’effettivo sostenimento di determinate spese da parte del contribuente;

– accertamento su indici di capacità contributiva – ricchezza (cosiddetto “redditometro“), che si basa invece sull’utilizzo di specifici elementi, non solo effettivi, ma anche figurativi, ritenuti appunto indici di capacità contributiva, e che sono individuati con appositi decreti ministeriali.

 

In pratica, all’Agenzia delle Entrate basta dimostrare il semplice sostenimento delle spese sulla base delle quali procedere ad accertamento sintetico. Si avrebbe quindi una presunzione legale, a cui è consentito opporre la prova contraria, ma quest’ultima è a carico del contribuente.

 

Il reddito accertabile sinteticamente deve essere superiore, rispetto a quello dichiarato, di almeno 1/5 ossia del 20% (è la cosiddetta soglia di scostamento reddituale). La base di partenza su cui verificare lo scostamento è il reddito dichiarato.

 

Per esempio: Reddito dichiarato 80 euro; il contribuente è accertabile se il reddito determinabile sinteticamente è almeno pari a 96 (ossia 80 + (80 × 20%)).

 

In generale, il contribuente può sempre dimostrare, anche prima che gli venga notificato avviso di accertamento, che il maggior reddito determinato o determinabile sinteticamente è costituito, in tutto o in parte, da redditi diversi da quelli posseduti nel periodo d’imposta accertabile, o da redditi esenti o soggetti a ritenuta alla fonte a titolo d’imposta o, comunque, da redditi legalmente esclusi dalla formazione della base imponibile.

 

Convocazione del contribuente

L’Ufficio, dopo aver determinato, mediante accertamento sintetico, il reddito complessivo presunto ha l’obbligo di:

– invitare il contribuente a comparire (di persona o mediante un rappresentante) per fornire tutte le indicazioni utili all’accertamento medesimo;

– avviare l’accertamento con adesione.

 

 

Chi è soggetto al redditometro?

I soggetti accertabili con il redditometro sono tutte le persone fisiche residenti.

Il contribuente da controllare è, tra l’altro, selezionato in base al tenore di vita (cosiddetto “lifestage“) che manifesta il suo nucleo familiare di appartenenza. In pratica, poiché si presume che, all’interno del nucleo familiare si è soliti aiutarsi a vicenda (in ragione della solidarietà che lega i parenti più stretti), la giurisprudenza richiede che il redditometro tenga conto, ai fini del calcolo dello scostamento, non solo del reddito dichiarato dal contribuente, ma anche di quello dei suoi familiari.

 

La famiglia che rileva, a tale scopo, è la cosiddetta “famiglia fiscale” ossia quella presente in Anagrafe tributaria, determinata in base ai dati delle dichiarazioni presentate: il contribuente, il coniuge (anche se non fiscalmente a carico), i figli e, o, gli altri familiari a carico.

Tale concetto di famiglia, in alcuni casi, può non coincidere con quello, più ampio, di “famiglia anagrafica” che comprende anche i figli maggiorenni e/o gli altri familiari conviventi, nonché i conviventi di fatto, non fiscalmente a carico.

 

L’Ufficio, quindi, prima di inviare formale invito al contraddittorio, deve effettuare i necessari riscontri sulla reale situazione familiare del contribuente, eventualmente aggiornando la composizione del suo nucleo familiare effettivo (il contribuente, anche in questa sede, può comunque fornire all’Ufficio una diversa rappresentazione della propria situazione familiare). In tal modo si evita la selezione di soggetti che, apparentemente incongruenti con il reddito individuale dichiarato, risultano invece regolari sulla base del reddito complessivo dichiarato dall’intera famiglia.

 

Beni e servizi rilevanti

In assenza di prova contraria, i beni e i servizi rilevanti, indicativi di capacità contributiva, utilizzati dall’Agenzia delle Entrate per la ricostruzione sintetica del reddito, sono

 

Consumi

– di generi alimentari, bevande, abbigliamento e calzature;

– per l’abitazione (mutui, canoni di locazione, acqua e condominio, ecc.) e combustibili ed energia (elettricità, gas, riscaldamento, ecc.);

– mobili, elettrodomestici e servizi per la casa (elettrodomestici e arredi, biancheria, detersivi, pentole, lavanderia e riparazioni, collaboratori domestici, altro);

– sanità;

– trasporti (assicurazione RC, incendio e furto, bollo, pezzi di ricambio, olio e lubrificanti, carburanti, manutenzione e riparazione, taxi e altri trasporti, ecc.);

– comunicazioni (acquisto apparecchi per telefonia, spese telefono, altro);

– istruzione e tempo libero, cultura e giochi.

 

Investimenti

– immobili (fabbricati e terreni), manutenzione straordinaria delle unità abitative e beni mobili registrati (autoveicoli, caravan, motoveicoli, minicar, natanti e imbarcazioni, aeromobili);

– polizze assicurative (investimento, previdenza, vita) e contributi previdenziali volontari;

– azioni, obbligazioni, conferimenti, quote di partecipazione, fondi d’investimento, derivati, ecc. e oggetti d’arte o antiquariato;

– donazioni ed erogazioni liberali.

 

Beni diversi

Si aggiungono anche i beni e servizi diversi, ritenuti comunque rilevanti.

 

Per tutte le tipologie di beni e servizi rilevanti, rileva la spesa sostenuta per il loro acquisto e le spese sostenute per il connesso loro mantenimento.

 

Si considerano, inoltre, sostenute dal contribuente anche le spese per i beni e i servizi effettuate dal coniuge e dai familiari a carico.

 

 

Redditometro anche per i lavoratori dipendenti

Nella sentenza in commento i giudici tributari chiariscono che è assolutamente indifferente, ai fini dell’applicazione del redditometro, la natura del contribuente: tale strumento di accertamento fiscale, infatti, può essere utilizzato per la rettifica delle dichiarazioni dei redditi delle persone fisiche indipendentemente dalle tipologie di redditi dalle stesse percepiti. Dunque il fisco può procedere tanto per i lavoratori autonomi che per i lavoratori dipendenti, accertando le spese da questi sostenute e lasciando ad essi l’onere della prova contraria.

 

La condizione di lavoratore dipendente del soggetto accertato, non esclude la legittimità dell’accertamento sintetico quando il dato dei consumi e degli investimenti, ossia la capacità di spesa dello stesso, sia incongruente con quanto dallo stesso complessivamente dichiarato nell’anno di imposta.

 

Lo scopo di tale metodologia accertativa, si legge nella sentenza in commento, è infatti, proprio quello di individuare fonti di reddito non dichiarate, in base alle quali si manifesti una capacità di spesa ben superiore rispetto al reddito da lavoro dipendente dichiarato.


[1] CTR Roma sent. n. 7101/15 del 28.12.2015.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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