Strade: il danneggiato non deve provare l’insidia o il trabocchetto
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14 Feb 2016
 
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Strade: il danneggiato non deve provare l’insidia o il trabocchetto

Risarcimento del danno da parte della pubblica amministrazione per omessa o insufficiente manutenzione della strada: l’onere della prova.

 

Quando si verte in materia di responsabilità oggettiva della pubblica amministrazione per danni a cose o persone derivanti dai beni posti sotto la sua custodia – nella specie una strada interessata da un allagamento – il cittadino danneggiato deve limitarsi a dimostrare solo il danno subìto e che lo stesso sia derivato dal predetto bene della P.A.; viceversa non deve anche dare prova che il pericolo stradale non era facilmente visibile ed evitabile (ciò che la giurisprudenza definisce “insidia o trabocchetto”). È quanto chiarito dal Giudice di Pace di Taranto in una recente sentenza [1].

 

La vicenda

Un’automobilista, nell’imboccare una curva a gomito, veniva travolta da un pantano d’acqua presente sulla strada, ma non segnalato. L’automobile della signora rimaneva in panne, riportando ingenti danni.

 

 

La motivazione della sentenza

Il giudice si richiama a un precedente della Cassazione [2] che chiarisce come vada ripartito l’onere della prova, tra danneggiato ed ente custode del suolo, in caso di infortuni derivanti da ostacoli posti sulla strada pubblica. Per i danni subiti da omessa o insufficiente manutenzione delle strade si applica la norma del codice civile [3] che stabilisce una responsabilità oggettiva in capo all’ente pubblico. Ciò implica che il danneggiato deve limitarsi a dimostrare al giudice di:

 

– aver subito un danno;

– l’entità del danno;

– che il danno sia dipeso unicamente dalla strada (il che è facilmente dimostrabile attraverso prove fotografiche, testimoni, eventuali verbali della polizia o dei vigili accorsi nell’immediatezza).

 

Non deve, il danneggiato, dimostrare altresì che l’ostacolo non era segnalato o, comunque, non era facilmente visibile anche usando l’ordinaria diligenza. Questa è piuttosto la prova che compete alla controparte – la pubblica amministrazione appunto – qualora voglia scrollarsi di dosso ogni responsabilità.

 

Come noto, infatti, la responsabilità oggettiva per cose in custodia prevede un obbligo di risarcimento automatico in capo al titolare o al custode del bene, salvo che questi dimostri che l’evento si è verificato per caso fortuito, ossia per un fatto imprevedibile e inevitabile. Dunque la prova del “caso fortuito” spetta sempre alla parte che si voglia liberare dalla responsabilità (proprio per questo si chiama anche “prova liberatoria”).

Ebbene, nel caso di sinistri stradali derivanti da omessa manutenzione, la Cassazione ha detto che, posto comunque un generale dovere di prudenza che grava su chiunque guidi su una strada pubblica o semplicemente vi cammini (come nel caso del pedone), solo i pericoli non facilmente avvistabili possono dar luogo a risarcimento: si tratta di quegli ostacoli, cioè, che la giurisprudenza chiama insidie o trabocchetti. Si pensi alla fossa nascosta, non segnalata, in una strada che, di notte, non è ben illuminata. Si pensi alla mattonella staccata dal suolo ma che, apparentemente, sembra essere regolare. Si pensi al gradino della scala spezzato, ma non ben segnalato. Dall’altro lato non darebbero diritto a risarcimento la caduta su una strada completamente dissestata, dove lo stato di degrado e pericolosità è intuibile ad occhio nudo, la buca sulla strada, in pieno giorno, e di dimensioni tali che difficilmente non potrebbe essere vista, ecc.

 

Per concludere, la prova del caso fortuito – e, quindi, del fatto che l’ostacolo non possa qualificarsi come insidia o trabocchetto – spetta alla pubblica amministrazione.


La sentenza

REPUBBLICA ITALIANA

UFFICIO DEL GIUDICE DI PACE DI TARANTO-SEZ. 1^

     IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

         Il Giudice di Pace di Taranto, Dr. Martino Giacovelli, ha pronunciato la seguente

     SENTENZA

Nella causa civile iscritta al n. 2895/2014 del R.G. in materia di risarcimento di danno materiale per la somma di euro 3.612,50, riservata per la decisione all’udienza del 24.09.2015, promossa da:

LUCIA , elettivamente domiciliata in Grottaglie, presso lo studio dell’Avv. N. Erroi                                                                                                                   parte attrice

contro

   PROVINCIA di T., in persona del legale rapp.te p.t, con l’avv. M. T. Convenuta

Conclusioni per la parte attrice:

“… condannare la convenuta al risarcimento dei danni materiali subiti dall’attrice in ragione di complessivi €.3.612,50 oltre rivalutazione monetaria ed

Mostra tutto

[1] G.d.P. Taranto, dott. Martino Giacovelli, sent. n. 3059/2015 del 28.09.2015.

[2] Cass. sent. n. 24881/2008.

[3] Art. 2051 cod. civ.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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