Mediazione: il verbale deve indicare le ragioni del rifiuto della parte
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15 Feb 2016
 
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Mediazione: il verbale deve indicare le ragioni del rifiuto della parte

Se la parte lo chiede, il mediatore ha l’obbligo di verbalizzare la motivazione del rifiuto alla prosecuzione del tentativo di conciliazione.

 

Se la mediazione non riesce, il mediatore è tenuto a indicare nel verbale le ragioni del rifiuto a proseguire nella mediazione vera e propria, ma ciò solo a condizione che la parte dichiarante la esponga e lo chieda espressamente. È quanto chiarito dal Tribunale di Roma con una recente ordinanza [1].

 

È vero, il rifiuto immotivato a proseguire la mediazione, opposto dalla parte al mediatore già al primo incontro, è ormai ritenuto, dalla giurisprudenza, un comportamento non tollerabile ed equiparabile alla stessa mancata partecipazione alla mediazione. L’incontro, infatti, deve essere effettivo non solo nel senso che è richiesta la presenza personale dei soggetti in lite (non potendo questi limitarsi a delegare il proprio avvocato), ma le parti non possono partire già prevenute, escludendo la possibilità anche di un minimo tentativo di conciliazione e opponendo un rifiuto incondizionato prima ancora di sedersi al tavolo delle trattative.

 

In ogni caso, qualora la strada dell’accordo non voglia proprio essere intrapresa già dal primo incontro, il mediatore non è tenuto a richiedere alle parti la ragione di ciò. Dall’altro lato, però, qualora la parte fornisca dette motivazioni e chieda espressamente che esse vengano verbalizzate, il mediatore non può esimersi dal riportarle nel verbale. Ciascuna parte, infatti, può esonerare il mediatore dall’obbligo di riservatezza in relazione alle proprie dichiarazioni.

 

I limiti posti dalla legge a tutela della riservatezza delle parti non operano se queste stesse esonerano il mediatore dal rispetto della loro privacy. Inoltre, la garanzia della riservatezza attiene “al solo contenuto sostanziale dell’incontro di mediazione, vale a dire al merito della lite”. Per cui tutte le volte in cui le dichiarazioni delle parti attengono a circostanze relative “alle modalità di partecipazione delle parti alla mediazione e allo svolgimento (in senso procedimentale) della stessa, va predicata la assoluta liceità della verbalizzazione e dell’utilizzo da parte di chicchessia”.

Tale verbalizzazione appare necessaria per consentire al giudice di conoscere il contenuto della condotta delle parti sia per la declaratoria di improcedibilità sia per le sanzioni e per l’eventuale condanna risarcitoria per responsabilità processuale aggravata.


La sentenza

TRIBUNALE di ROMA Sez. XIII ORDINANZA

Il Giudice,

dott. Massimo Moriconi,

letti gli atti, osserva:

-1-

Nella causa epigrafata, avente ad oggetto la richiesta di risarcimento relativa ad un danno subito dall’attrice L.Z. a seguito di un trattamento estetico per la ricostruzione delle unghie, il giudice, dopo una breve istruttoria, disponeva la mediazione demandata con ordinanza dell’11.5.2015.

Con tale ordinanza il giudice, oltre ad indicare, secondo un modello procedimentale già positivamente sperimentato in altre cause, i punti sui quali le parti in mediazione avrebbero potuto utilmente dirigere ed approfondire la discussione con l’ausilio e la fattiva presenza di un mediatore dell’organismo prescelto, evidenziava (icasticamente, visto che il testo veniva redatto in neretto sottolineato), con significativo avvertimento, la necessità della effettiva partecipazione delle parti al procedimento di mediazione demandata 1, invitando altresì il mediatore a verbalizzare le dichiarazioni delle parti all’esito dell’introduzione del procedimento da parte dello stesso mediatore, per le valutazioni di competenza da parte del giudice nel caso la causa fosse proseguita 2

Sempre nella medesima ordinanza, il

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[1] Trib. Roma, ord. del 25.01.2016.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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