SIAE: abolizione di un monopolio storico?
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15 Feb 2016
 
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Redazione
 


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SIAE: abolizione di un monopolio storico?

Diritti d’autore e liberalizzazione: in arrivo la legge di recepimento della direttiva europea sul mercato digitale.

 

Ormai ci siamo: entro il 10 aprile 2016 il nostro Parlamento dovrà attuare la direttiva comunitaria [1] che impone la riforma del mercato del diritto d’Autore. Qualcuno parla della caduta del monopolio della Siae in Italia, qualcun altro parla solo di una gestione più aggregata e trasparente delle società europee di raccolta dei diritti.

Sul punto è intervenuto, lo scorso 3 febbraio, il Presidente della SIAE, Filippo Sugar, in audizione presso la Commissione Cultura della Camera dei Deputati. Il rappresentante della Società Italiana Autori ed Editori ha fatto il punto della situazione internazionale, particolarmente riferita alla Comunità Europea, in merito alla direttiva UE [1]. Ma procediamo con ordine.

 

Lo scorso 26 febbraio 2014 la Comunità Europea ha emesso una nuova Direttiva sulla gestione collettiva dei diritti d’autore e dei diritti connessi, nonché sulla concessione di licenze multi-territoriali per i diritti su opere musicali per l’uso online nel mercato interno. La direttiva, in buona sostanza, impone agli Stati Membri di ammodernare il funzionamento delle società collettive (le cosiddette società di collecting) che gestiscono i diritti d’autore e i diritti connessi degli associati. La Direttiva dovrà essere recepita dagli stati europei entro il 10 aprile 2016.

 

Tuttavia, contrariamente a quanto si crede e si vocifera da più parti, l’obiettivo della normativa europea di fresca approvazione non è quello di liberalizzare il mercato, imponendo l’abbattimento del monopolio delle società collettive europee: monopolio presente non solo in Italia (con la SIAE), ma anche in Spagna e Germania. Piuttosto la direttiva mira a creare un mercato unico digitale del diritto d’autore e dei diritti connessi sulle opere fruibili online e disciplinare le piattaforme che offrono un servizio di musica sul web.

Ecco perché l’imminente approvazione della normativa nazionale lascia ancora col fiato sospeso autori, editori ed utilizzatori. Insomma, la fine del monopolio SIAE è tutt’altro che scontata. Lo scenario internazionale in cui si sta muovendo il diritto d’Autore e, quindi, le società di riscossione dei relativi diritti, è particolarmente delicato, questo è certo. Ciò soprattutto per via dell’avvento del mercato digitale globale che impone, quantomeno, una strategia collettiva non solo nel contrasto alla pirateria, ma soprattutto nella gestione delle licenze. Proprio su questo tema è intervenuto il presidente della SIAE, Filippo Sugar, il quale ha fatto il punto della situazione spiegando cos’è la SIAE e i vantaggi di avere un unico soggetto di raccolta dei diritti d’autore.

 

Attualmente le società collettive tendono, in tutti i Paesi, ad avere un alto grado di concentrazione. In Francia, Germania, Spagna c’è una sola società con riferimento soprattutto alla musica, che è la principale fonte di incasso della società degli autori. Del resto è certo interesse sia degli autori – specie quando sono più soggetti che hanno la titolarità di un’opera – sia di tutti coloro che intendono utilizzare l’opera, avere come referente un solo soggetto anziché diversi. Si pensi al caso di un’opera che presenta più autori: un locale o una rete televisiva che voglia mandare in onda un brano musicale dovrebbe avere una pluralità di contratti diversi, uno per ogni titolare dei diritti. Il che implicherebbe un aumento della “burocratizzazione” e un rallentamento, oltre che un disincentivo a utilizzare la musica d’autore protetta. Ne nascerebbe un tale guazzabuglio da incentivare anche le stesse forme di evasione. Insomma, liberalizzazione non vuol dire necessariamente risparmio per gli utilizzatori, né facilità di accesso alla musica. Potrebbe addirittura avvenire l’inverso: una situazione controproducente sia per chi vuole riprodurre la musica, sia per gli autori che non potrebbero gestire in modo forte i propri diritti.

 

Ecco perché si tende a concentrare tali società in un unico soggetto. In Italia abbiamo un’unica società che è la SIAE. In Francia ci sono due società diverse, ma fanno capo allo stesso gruppo. Così anche in Inghilterra dove esistono due società riconducibili alla stessa “madre”. In Germania e Spagna la situazione è quasi identica all’Italia. Unica eccezione è negli Usa dove sono presenti più società, ma – novità degli ultimi tempi, con l’arrivo del mercato digitale – c’è una raccomandazione molto forte del Copyright Office americano che dice “Dovete aggregarvi!”: la situazione di avere società separate nel mondo digitale globale – sottolinea il Presidente della SIAE – sta creando una serie di danni al mondo degli autori. Quindi anche gli USA stanno andando verso una situazione di aggregazione di un unico soggetto.

 

Peraltro le società europee si stanno aggregando per gestire accordi come per esempio quello con Youtube (tramite il progetto “Armonia”), accordi che sono passati dall’Antitrust il quale ha dato il semaforo verde.

 

La direttiva UE che i parlamenti nazionali dovranno approvare nell’ambito di quest’anno è rivolta proprio in questa direzione: da un lato prende atto che ci sono strutture molto concentrate, e consiglia la massima trasparenza per garantire nei diversi territori un trattamento equo ai vari autori; ma dall’altro lato, specificatamente, raccomanda, per lo sviluppo del mercato digitale, la promozione di licenze multiterritoriali e quindi una forte aggregazione.

Insomma, la parola d’ordine, che più ricorre nella direttiva, non è liberalizzazione, ma aggregazione.


[1] Direttiva 2014/26 UE.

 

Autore immagine: 123rf com

 

 


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