Assegno di invalidità: requisiti e importi
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15 Feb 2016
 
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Assegno di invalidità: requisiti e importi

L’assegno di invalidità spetta ai lavoratori dipendenti e autonomi che abbiano una capacità di lavoro ridotta di oltre un terzo e presentino 5 anni di contributi.

 

 

Chi ha diritto all’assegno di invalidità?

Ha diritto all’assegno ordinario di invalidità il lavoratore dipendente, autonomo, iscritto ad alcuni fondi pensione sostitutivi e integrativi dell’assicurazione generale obbligatoria.

 

L’assegno di invalidità non è reversibile ai superstiti.

La pensione di reversibilità spetta qualora il decesso del titolare avvenga dopo la trasformazione dell’assegno in pensione di vecchiaia: in questo caso il riferimento della pensione ai superstiti non è l’assegno di invalidità ma la pensione di vecchiaia.

 

 

Quali sono i requisiti per l’assegno di invalidità

Il lavoratore deve essere in possesso contemporaneamente dei seguenti requisiti:

 

1- requisito sanitario: la capacità di lavoro in occupazioni confacenti alle proprie attitudini deve essere ridotta – in modo permanente – a meno di un terzo a causa di infermità o difetto fisico o mentale. Il diritto all’assegno non è precluso dal fatto che la riduzione della capacità lavorativa fosse preesistente all’inizio dell’attività, purché lo stato di invalidità si sia aggravato o siano sopraggiunte nuove infermità. Qualora l’aggravamento o le nuove infermità si siano verificati dopo la presentazione della domanda di assegno, la prestazione decorre dal primo giorno del mese successivo a quello di sopravvenienza dell’evento peggiorativo.

L’assegno può essere riconosciuto anche se la domanda è stata presentata dopo il compimento dell’età pensionabile.

 

2- requisito contributivo: almeno 260 contributi settimanali (cinque anni di contribuzione e assicurazione) di cui 156 (tre anni di contribuzione e assicurazione) nel quinquennio precedente la data di presentazione della domanda. Dal computo del quinquennio sono esclusi i periodi:

– di malattia certificati da un ente mutualistico o ospedaliero;

– di iscrizione a forme di previdenza sostitutive, esonerative o esclusive dell’AGO nel caso in cui non diano luogo a pensione o a trasferimento della contribuzione;

– occorsi per il recupero della contribuzione obbligatoria omessa;

– di lavoro svolto in Paesi esteri non legati all’Italia da convenzioni in materia di sicurezza sociale.

La neutralizzazione di tali periodi comporta la retrodatazione del quinquennio per un periodo equivalente e una possibilità maggiore di utilizzare altri contributi validi per formare le 156 settimane.

 

Non è richiesta la cessazione dell’attività lavorativa.

 

Ai lavoratori non vedenti sono riconosciuti, a richiesta, quattro mesi di contribuzione figurativa per ogni anno di servizio (che si riducono proporzionalmente per i periodi inferiori all’anno), utili per determinare sia i cinque anni di anzianità assicurativa e contributiva sia il triennio di contributi nel quinquennio precedente la domanda di assegno.

 

 

Quanto tempo dura l’assegno di invalidità?

L’assegno è riconosciuto per un periodo di tre anni, confermabile per altri tre su domanda dell’interessato, purché la capacità di lavoro continui a rimanere al di sotto di un terzo.

La permanenza dello stato di invalidità viene accertata tenendo conto anche dell’eventuale attività lavorativa svolta dall’assicurato durante il periodo di percezione dell’assegno di invalidità.

 

La domanda di conferma va presentata entro i 6 mesi dalla data di scadenza del triennio e sino al 120° giorno successivo alla scadenza medesima. Dopo tre riconoscimenti consecutivi l’assegno di invalidità è confermato automaticamente, ferma restando la facoltà di revisione. Da ciò consegue che dopo il terzo riconoscimento continuo non è piu’ necessario presentare all’Inps la domanda di conferma dell’assegno.

 

Quanto spetta?

L’importo viene determinato con il sistema di calcolo:

misto (una quota calcolata con il sistema retributivo e una quota con il sistema; contributivo);

contributivo, se il lavoratore ha iniziato l’attività lavorativa dopo il 31.12.1995.

 

L’assegno ordinario di invalidità è pienamente cumulabile con l’indennità per congedo straordinario percepita dai lavoratori familiari di persona gravemente disabile, dal momento che tale indennità ha natura assistenziale e non è configurabile come reddito da lavoro.

 

 

La prima data utile per la liquidazione

La prestazione avrà, in caso di sussistenza sia del requisito contributivo che di quello medico-legale, decorrenza dal primo giorno successivo alla data di presentazione della domanda amministrativa.

 

 

La revisione, la revoca e l’aggravamento dell’invalidità 

Il titolare dell’assegno può essere sottoposto in qualsiasi momento ad accertamenti sanitari per la revisione dello stato di invalidità, su iniziativa dell’Istituto previdenziale o su richiesta del titolare medesimo.

La revisione d’ufficio, che può avvenire anche dopo il compimento dell’età pensionabile del soggetto, è obbligatoria se nell’anno solare precedente il titolare dell’assegno ha percepito redditi da lavoro dipendente (con esclusione dei trattamenti di fine rapporto), autonomo, professionale o di impresa per un importo lordo annuo – al netto dei soli contributi previdenziali – superiore a tre volte l’ammontare del trattamento minimo (per tredici mensilità) in vigore al 1° gennaio.

 

Qualora dall’accertamento sanitario risulti venuto meno lo stato di invalidità, l’assegno viene revocato dal mese successivo a quello in cui è stato effettuato l’accertamento medesimo (la revoca dell’assegno di invalidità dovuta al recupero della capacità di lavoro non si applica ai soggetti non vedenti che esercitano un’attività lavorativa).

 

Nel caso in cui dalla visita di revisione emerga un aggravamento tale da fare riconoscere il diritto alla pensione ordinaria di inabilità, l’assegno di invalidità viene revocato e in suo luogo è corrisposta la pensione di inabilità.

 

Il pagamento della prestazione viene sospeso se il titolare dell’assegno rifiuta senza giustificato motivo di sottoporsi agli accertamenti sanitari.

 

La revisione può essere invece richiesta dal titolare dell’assegno qualora ritenga che siano mutate le condizioni che hanno dato luogo al riconoscimento dell’invalidità. Anche in questo caso, se l’accertamento evidenzia un miglioramento delle condizioni sanitarie tale da far venire meno lo stato invalidante, l’assegno è revocato. La revoca ha effetto dal primo giorno del mese successivo alla data di presentazione della richiesta di revisione o a quella in cui si è accertato il mutamento, se questo si è verificato dopo.

 

 

Trasformazione in pensione di vecchiaia

Al compimento dell’età pensionabile l’assegno di invalidità viene trasformato d’ufficio in pensione di vecchiaia, purché sussistano i requisiti di assicurazione e di contribuzione previsti per tale prestazione e a condizione che gli interessati abbiano cessato il rapporto di lavoro dipendente.

L’importo della pensione di vecchiaia non può comunque essere inferiore a quello dell’assegno di invalidità goduto al compimento dell’età pensionabile.

 

 

Si può lavorare e percepire l’assegno di invalidità?

L’assegno di invalidità (e la pensione di invalidità liquidata in base alla normativa preesistente) è compatibile con lo svolgimento di un’attività lavorativa, dipendente o autonoma, con le limitazioni previste per il cumulo.

L’assegno di invalidità inoltre è soggetto ad una riduzione dell’importo in presenza di redditi da lavoro (dipendente, autonomo o di impresa) del titolare superiori a certi livelli.


Autore immagine: 123rf com

 


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