Pensione di reversibilità: il Governo fa marcia indietro
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16 Feb 2016
 
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Pensione di reversibilità: il Governo fa marcia indietro

Ddl Povertà: le pensioni di reversibilità non saranno toccate, le rassicurazioni del Ministro Poletti.

 

Il governo fa marcia indietro sulle pensioni di reversibilità ed esclude ogni intervento volto a limitare l’assegno ai superstiti dei lavoratori. Dopo le polemiche sollevate dai sindacati dei pensionati sul disegno di legge delega sul contrasto alla povertà che prevede la razionalizzazione delle prestazioni di natura assistenziale e previdenziale, ieri è intervenuto il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti: “È una polemica infondata, la proposta lascia intatti tutti i trattamenti in essere. Per il futuro non è allo studio nessun intervento sulle pensioni di reversibilità, la delega si propone il superamento di sovrapposizioni e situazioni anomale. Il governo vuole dare e non togliere”.

Rilancia Tommaso Nannicini, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio: “Non c’è nessuna volontà politica di intervenire sulle pensioni. Sul piano tecnico, essendo la delega generale, ammette anche questa possibilità di razionalizzazione che si riferisce alle prestazioni future. È in corso un processo alle intenzioni promosso da chi finge di voler risolvere i problemi”.

 

In verità, però, il testo di legge prevede – eccome! – la modifica delle pensioni di reversibilità ancorandone i presupposti all’Isee. Tant’è che il presidente della XI Commissione, Cesare Damiano (Pd), propone una modifica: “Prendo atto di quanto dichiara il ministro Poletti, ma stando ai testi è necessario cancellare il riferimento all’intervento sulle prestazioni previdenziali per sgombrare ogni dubbio”. Così anche il presidente della commissione Lavoro del Senato, Maurizio Sacconi (Ap) ritiene legittime le preoccupazioni indotte dalle economie che il governo vorrebbe realizzare“.

 

L’opposizione e i sindacati, dal canto loro, sono più intransigenti: “Il governo tira il sasso e poi nasconde la mano” e denuncia il danneggerebbero soprattutto le donne che nella pensione di reversibilità vedono il loro unico riconoscimento dopo essersi per anni occupate della famiglia.

 

Il Ddl delega sulla povertà introduce una misura nazionale di contrasto alla povertà, sostenuta da un fondo finanziato dalla legge di stabilità con 600 milioni (2016) e 1 miliardo (in modo strutturale dal 2017). Nello stesso tempo la riforma prevede la razionalizzazione delle prestazioni di natura assistenziale e previdenziale introducendo un principio d’accesso selettivo, regolato dalla condizione economica, misurata dall’indicatore Isee.

 

La riforma non è retroattiva

Una cosa è certa: le nuove norme non si applicano a chi già possiede la pensione di reversibilità. Nel testo definitivo uscito da Palazzo Chigi è stata infatti aggiunta una precisazione: l’applicazione dei nuovi requisiti si applicherà a quanti richiedono la prestazione dopo la data di entrata in vigore dei Dlgs.

 

Le prestazioni per cui potrebbero profilarsi in futuro nuovi criteri d’accesso, oltre alle pensioni di reversibilità, saranno anche:

 

– le integrazioni al minimo

– gli assegni sociali

– la maggiorazione sociale del minimo

– gli assegni per il nucleo familiare con tre o più figli minori.


Autore immagine: 123rf com

 


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