La liberalizzazione dei diritti d’autore: il bluff dell’Italia
Miscellanea
16 Feb 2016
 
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Noemi Secci
 


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La liberalizzazione dei diritti d’autore: il bluff dell’Italia

Siae alla resa dei conti: mentre la Comunità Europea mira per un regime più trasparente e concorrenziale, il Parlamento italiano temporeggia.

 

La tanto attesa liberalizzazione del mercato dei diritti d’Autore si farà davvero? La Siae perderà lo storico monopolio che la legge le conferisce nell’attività di riscossione dei diritti degli autori ed editori? La direttiva comunitaria dell’UE, approvata nel 2014 [1], sembra – almeno a prima lettura – auspicare questo. Ma non tutti sono d’accordo. Il Presidente della SIAE, primo tra tutti che, in audizione alla Commissione Cultura alla Camera, lo scorso 3 febbraio ha parlato di un mercato da “aggregare”, ma non da liberalizzare (leggi l’articolo di ieri “Siae: abolizione di un monopolio storico?”).

 

Ne abbiamo parlato con l’avvocato Guido Scorza, dello Studio “E-Lex Belisario Scorza Riccio & Partners”, giornalista e professore di diritto delle nuove tecnologie, membro dell’unità di missione per l’attuazione dell’agenda digitale italiana della Presidenza del Consiglio dei Ministri, Presidente dell’Istituto per le politiche dell’innovazione e Coordinatore di Open Media Coalition.

 

 

Ciao Guido, grazie per la tua disponibilità. Parliamo della liberalizzazione dei diritti d’autore e, soprattutto, delle società collettive come la SIAE per l’Italia. Cosa dice la direttiva 2014/26/UE?

 

La Direttiva ha due obiettivi principali: restituire centralità ed autonomia ai titolari dei diritti d’autore, garantendo loro assoluta libertà di scelta in relazione ai soggetti ai quali affidare la gestione dei propri diritti (anche in relazione alle diverse forme di utilizzazione delle proprie opere) e consentire agli utilizzatori onesti di acquistare in modo semplice, trasparente ed efficace diritti d’autore da sfruttare in tutta Europa senza dover passare per le forche caudine di un mercato frammentato quanto quello attuale.

Libertà ed autonomia negoziale per autori ed editori nei confronti delle collecting, libertà di stabilimento delle collecting in tutta Europa, rigore e trasparenza nella gestione di una società di gestione dei diritti e licenze pan-europee, specie per l’online sono gli strumenti qualificanti attraverso i quali il legislatore europeo punta a realizzare i propri ambiziosi obiettivi.

 

 

Guido scorza

2) A che punto è l’Italia con l’adeguamento alla direttiva? La legge di attuazione rispetterà il termine del 10 aprile prossimo?

 

Il nostro Paese è indietro in maniera imbarazzante.

Nonostante il termine di attuazione sia noto almeno da due anni, essendo la Direttiva data 26 febbraio 2014, il Parlamento non ha ancora neppure delegato il Governo a procedere con il recepimento e lascia di per sé perplessi l’idea che una riforma tanto importante sia finita in una legge-delega calderone come la famosa comunitaria.

Stiamo sprecando una grande occasione di fare per davvero gli interessi degli autori e degli editori.

C’è da chiedersi chi ha da guadagnare da questo ritardo e chi ha interesse a che un processo di recepimento al quale si sarebbe potuto lavorare negli ultimi due anni sia destinato ad essere, invece, aperto e chiuso in una manciata di mesi.

 

 

3) Il Presidente della SIAE, in audizione alla Commissione Cultura della Camera, ha detto che la gestione dei diritti d’Autore mediante un unico soggetto aiuta gli autori (perché garantisce, alle loro spalle, la presenza di soggetto unico e forte, capace di negoziare condizioni più economiche più vantaggiose) e semplifica la vita agli utilizzatori (che, altrimenti, dovrebbero avere rapporti con più soggetti quando l’opera è il frutto del lavoro di più autori). Sei d’accordo con questa visione? Quali potrebbero essere i vantaggi, dall’altro lato, di un mercato liberalizzato, con più soggetti a gestire i diritti d’autore?

 

Credo che nell’approcciare il tema del recepimento della Direttiva UE sia necessario sgombrare il campo da posizioni preconcette: quella ovvia nel “monopolista” che difende se stesso e quella di chi – a torto o a ragione – scalpita per entrare in un mercato sin qui pressoché bloccato dall’esclusiva legale più longeva del mondo.

Il punto non è o, almeno, non dovrebbe essere monopolio versus mercato libero.

I punti centrali del ragionamento dovrebbero essere due.

Il primo è che – giuste o sbagliate che siano le conclusioni cui è approdato il legislatore comunitario – le previsioni della Direttiva vanno recepite senza sconti, né interpretazioni di favore e l’attuale assetto del mercato dell’intermediazione dei diritti è, semplicemente, incompatibile con la libera circolazione transeuropea dei servizi di gestione collettiva voluta dalla direttiva.

Si può dunque discutere delle forme, dell’intensità e delle modalità attraverso le quali erodere, comprimere o eliminare l’esclusiva legale della SIAE ma non si può discutere della circostanza che ciò debba avvenire.

Altrimenti, semplicemente, violeremmo la direttiva.

La seconda – che se non facessi il giurista ma il politico sarebbe la prima – è che ciò che conta di più è l’interesse degli autori ed editori italiani ma di tutti e non solo dei più ricchi che oggi governano la SIAE.

E confesso che in questa prospettiva le parole del Presidente della SIAE, Filippo Sugar mi hanno fatto male, come cittadino prima che come addetto ai lavori.

È troppo facile sedersi in una Commissione Parlamentare e raccontare che la soluzione più efficiente sul versante della raccolta dei diritti è quella di avere una sola società di gestione dei diritti d’autori tacendo completamente ciò che accade sull’altro versante ovvero quello del riparto, dove regole dettate da chi governa la società – peraltro legittimamente in forza del voto per censo previsto nello Statuto – approva ogni anno criteri e meccanismi che continuano, da decenni, a favorire i più ricchi in danno dei più.

Io mi chiedo semplicemente se sia democratica – prima ancora che efficiente – una legge che obbliga un autore ad affidarsi ad una società di gestione dei diritti nella piena consapevolezza che non sarà mai in grado di determinarne in alcun modo l’agire.

Come ho detto, non credo esista un margine per recepire la direttiva senza alleggerire l’esclusiva legale della SIAE ma, se anche esistesse, il Governo dovrà decidere: o liberalizzare il mercato e lasciare che ogni società, nel rispetto dei principi della direttiva, si detti le proprie regole di governance o imporre alla SIAE di darsi una nuova governance democratica per davvero.

 

 

4) Le principali nazioni europee hanno un sistema di monopolio come quello italiano (Germania, Spagna) o di duopolio (Inghilterra, Francia). Anche negli USA le società collettive si stanno aggregando. Non sarà mica il mercato globalizzato a chiedere una semplificazione e a imporre regole di gestione più semplici dei diritti d’autore? Come si può pensare che il titolare di un bar, per la stessa serata, vada a pagare più società di gestione dei diritti? Non sarebbe una complicazione eccessiva?

 

Cominciamo con il dire che, in realtà, in Europa non esiste alcun “monopolio legale” come quello italiano, eccezion fatta per la Repubblica Ceca. Una circostanza che, credo, da sola, valga a suggerire qualche riflessione o approfondimento.

Detto questo, credo che la complessità nella gestione dei diritti sia un alibi dietro al quale si nasconde la monopolista nazionale.

Cambiare si può.

E direi che lo si può fare in tanti modi.

Tanto per cominciare il Pubblico potrebbe fare la sua parte e raccogliere in modo centralizzato, attraverso un’apposita agenzia, tutte le forme di indennizzi e compensi più o meno equi.

La stessa Agenzia o altro soggetto pubblico, in taluni casi, potrebbe anche promuovere tavoli per la negoziazione di compensi per utilizzazioni più complesse come, ad esempio, quelle dei broadcaster.

E poi non dimentichiamoci che oggi la tecnologia consente ciò che SIAE, sin qui, ha fatto apparire impossibile: un controllo puntuale ed analitico di ogni utilizzo con un riparto al centesimo di euro.

Nessun dubbio che liberalizzare un mercato dell’immateriale è difficile ma nel 2016, non raccontiamoci che sia impossibile.


[1] Direttiva n. 2014/26/UE

 

Autore immagine: 123rf com

 


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