Separazione: tradimento perdonato, addebito negato
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16 Feb 2016
 
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Redazione
 


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Separazione: tradimento perdonato, addebito negato

Se il coniuge accetta di continuare a vivere con l’altro che ha confessato il proprio tradimento non può, in un momento successivo, chiedere la separazione con addebito.

 

In caso di separazione dei coniugi, il tradimento è causa di addebito solo se è stato l’effettiva causa della crisi coniugale: pertanto, se uno dei due confessa all’altro il proprio tradimento e questo, nonostante ciò, continua a mostrare di voler vivere insieme all’altro, non può in un secondo momento usare questa carta come scusa per chiedere l’addebito nel giudizio di separazione. È quanto chiarito dal Tribunale di Roma con una recente sentenza [1].

 

È necessario un chiarimento per non cadere in equivoco. Se l’infedeltà viene in un primo momento tollerata, ma, col tempo, il coniuge tradito si rende conto di non poter vivere con l’ombra dell’altrui colpa e, nonostante un primo tentativo, si accorge di non riuscire a mandare giù il boccone amaro, può sempre chiedere la separazione con addebito all’altro, anche se sono passati diversi mesi o, persino, anni. Diverso, invece, è il discorso quando a chiedere la separazione è l’altro coniuge, ossia il traditore. A questo punto, quello dei due rimasto fedele non può, strumentalmente, rivangare il passato che, con il proprio comportamento tacito, ha dimostrato di aver seppellito.

 

Dunque, non si può addebitare la separazione al coniuge fedifrago se l’altro, pur consapevole, continua la convivenza per diversi anni e la continuerebbe se l’intervento del giudice, per chiudere il matrimonio, non fosse avanzato dall’altra parte.

 

 

La vicenda

Una donna, dopo diversi anni di matrimonio, confessa al marito il proprio tradimento. Quest’ultimo, però, decide di rimanere nella casa coniugale. Una convivenza andata avanti per tre anni, con numerosi dissidi e incomprensioni. Finché la donna decide di chiedere la separazione perché non più innamorata. L’uomo allora ribatte, difendendosi in giudizio e chiedendo l’addebito alla moglie. Il giudice rigetta la richiesta del marito.

 

Nonostante l’ammissione del tradimento da parte della moglie, il marito non ha fatto il primo passo in riferimento alla separazione e quindi la fine del matrimonio non può essere ad ella attribuita.

 

 

La motivazione

Il tradimento non è in sé sufficiente alla imputazione dell’addebito in capo al coniuge resosene responsabile: al contrario è necessario che l’infedeltà sia l’unica ed esclusiva causa della rottura del matrimonio. Pertanto, se nonostante l’infedeltà la convivenza continua e la richiesta di separazione avviene successivamente, per altre ragioni, la carta del tradimento non può più essere buttata sul tavolo da gioco.


[1] Cass. sent. n. 18488/15 del 18.09.16.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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