Depenalizzazione reati lavoro e previdenza: cosa cambia
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16 Feb 2016
 
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Maria Monteleone
 


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Depenalizzazione reati lavoro e previdenza: cosa cambia

Una circolare del Ministero del Lavoro chiarisce l’ambito e le modalità di applicazione delle sanzioni introdotte dal decreto legge sulle depenalizzazioni in materia di lavoro e legislazione sociale.

 

Il decreto legislativo sulla depenalizzazione entrato in vigore lo scorso 6 febbraio [1] ha apportato rilevanti modifiche anche con riguardo ad alcuni illeciti in materia di lavoro e legislazione sociale. Tali novità sono state approfondite da una recentissima circolare del Ministero del Lavoro [2], finalizzata a dettare chiarimenti e istruzioni operative al corpo ispettivo e in particolare alle direzioni interregionali e territoriali del lavoro.

 

Si precisa che la depenalizzazione è avvenuta solo per alcuni reati puniti con la pena pecuniaria (multa e ammenda).

Sono in ogni caso esclusi espressamente dal decreto legislativo i reati in materia di salute e sicurezza sul lavoro [3] i quali, anche quando puniti con la sola pena pecuniaria, conservano natura penale e restano soggetti alla disciplina già in vigore.

 

La circolare chiarisce che il decreto sulla depenalizzazione distingue due regimi sanzionatori in base al momento in cui viene commesso l’illecito (cosiddetto “tempus commissi delicti”):

 

regime intertemporale: applicabile agli illeciti iniziati e cessati prima del 6 febbraio 2016 (artt. 8 e 9 del decreto);

regime ordinario: applicabile agli illeciti commessi dopo il 6 febbraio 2016 (artt. 1 e 6 del decreto).

 

 

Regime intertemporale depenalizzazione

Il decreto stabilisce che le sanzioni amministrative pecuniarie sono applicate anche alle violazioni commesse prima dell’entrata in vigore (6 febbraio 2016) sempre che il procedimento penale non sia già stato definito con sentenza o decreto irrevocabili.

 

È dunque sancita la retroattività delle sanzioni amministrative che sostituiscono le originarie sanzioni penali.

 

Inoltre, in attuazione del principio penale del favor rei, è previsto che ai fatti commessi prima del 6 febbraio non può essere applicata una sanzione pecuniaria superiore al massimo della pena originariamente prevista.

 

Per le condotte illecite poste in essere prima del 6 febbraio 2016 con procedimento penale non definito, il giudice, entro il 6 maggio 2016, trasmette gli atti del procedimento alla DTL competente ad irrogare la sanzione, salvo il caso in cui, a quella data, il reato risulti già prescritto o estinto per altra causa. Più precisamente:

 

se l’azione penale non è stata ancora esercitata: alla trasmissione degli atti provvede il pubblico ministero sempre che il reato non risulti già estinto;

 

se l’azione penale è già stata esercitata: il giudice pronuncia sentenza inappellabile di assoluzione o di non luogo a procedere perché il fatto non è previsto dalla legge come reato, disponendo contestualmente la trasmissione degli atti alla DTL competente.

 

La DTL competente, una volta ricevuti gli atti tramessi dal giudice o dal PM, deve redigere e notificare al trasgressore e all’obbligato in solido, entro e non oltre 90 giorni, il verbale unico di contestazione e notificazione.

 

Con riferimento alla quantificazione delle sanzioni degli illeciti depenalizzati, la circolare invita le Direzioni Territoriali del Lavoro a procedere in questo modo: assumere come importo base la pena edittale stabilita in misura fissa per l’originario reato e su tale importo applicare la riduzione di cui all’art. 16 della legge n. 689/1981 (un terzo del massimo); nel caso in cui la pena edittale è determinata tra un limite minimo e massimo, la quantificazione della sanzione è effettuata applicando direttamente i criteri dell’art. 16 della legge n. 689/1981 (un terzo del massimo o il doppio del minimo se più favorevole).

 

Se il trasgressore o l’obbligato in solido pagano entro 60 giorni dalla notificazione la sanzione in misura ridotta, oltre alle spese del procedimento, l’illecito si estingue.

 

In caso di mancato pagamento entro tale termine, invece, la pratica viene presa in carico per l’istruttoria da parte dell’Area legale e contenzioso, con redazione e notificazione dell’ordinanza-ingiunzione. Quest’ultima, nella quantificazione della sanzione, dovrà comunque rispettare l’originario limite massimo della pena prevista per il reato depenalizzato.

 

Il regime intertemporale interessa anche i reati commessi prima del 6 febbraio 2016 per i quali è stato adottato e trasmesso alla Procura della Repubblica (art. 347 c.p.p.) il provvedimento di prescrizione obbligatoria, ma solo se non è stato ancora notificato il verbale di ottemperanza e di ammissione al pagamento in sede amministrativa, o quando, pur essendo notificato il verbale di ottemperanza, ad esso non è ancora seguito il pagamento nei termini di legge.

 

 

Regime ordinario depenalizzazione

Alle violazioni commesse dopo il 6 febbraio 2016, si applica il regime ordinario secondo le modalità procedurali stabilite dagli artt. 1 e 6 del d.lgs. n. 8/2016.

 

Le nuove sanzioni amministrative sono articolate su tre fasce, secondo le rispettive misure minime e massime:

 

a) da euro 5.000 a euro 10.000 per i reati puniti con la multa o l’ammenda non superiore nel massimo a euro 5.000;

b) da euro 5.000 a euro 30.000 per i reati puniti con la multa o l’ammenda non superiore nel massimo a euro 20.000;

c) da euro 10.000 a euro 50.000 per i reati puniti con la multa o l’ammenda superiore nel massimo a euro 20.000.

 

La circolare chiarisce che il legislatore si è posto il problema di regolare la commutazione delle pene pecuniarie penali articolate in termini proporzionali, anche senza la determinazione dei limiti edittali minimi e massimi. In questi casi, la somma dovuta è pari all’ammontare della multa o dell’ammenda ma non può, in ogni caso, essere inferiore a euro 5.000 né superiore a euro 50.000.

 

 

Omesso versamento delle ritenute previdenziali e assistenziali

La circolare esamina la riformulazione del reato di omesso versamenti all’INPS dei contributi previdenziali, chiarendo la nuova distinzione tra due fattispecie di illecito, una penale e una amministrativa, in base al valore dell’omissione:

 

reato e sanzione penale della reclusione fino a 3 anni e multa fino a euro 1.032: quando l’importo omesso è superiore a 10.000 euro annui;

illecito amministrativo e sanzione pecuniaria da 10.000 a 50.000 euro: quando l’omissione resta al di sotto della soglia di 10.000 euro annui.

 

Il datore di lavoro non è punibile con la sanzione penale e non è assoggettabile neppure alla nuova sanzione amministrativa se provvede al versamento delle ritenute entro 3 mesi dalla notifica del verbale unico di accertamento.

 

Per quanto attiene all’individuazione dell’autorità competente a irrogare la sanzione amministrativa per la violazione depenalizzata, la circolare chiarisce che, ferma restando la competenza del personale ispettivo del Ministero del lavoro, dell’INPS e dell’INAIL, l’ordinanza ingiunzione è emessa dalla sede INPS titolare del rapporto.

 


[1] D.lgs. n.8/2016 inerente: “Disposizioni in materia di depenalizzazione, a norma dell’art.2, comma2 Legge n.67 del 28 aprile 2014”.

[2] Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, circolare n.6/2016.

[3] D.lgs n.81/2008.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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