Sentenza penale di condanna: cartella di Equitalia senza avviso
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16 Feb 2016
 
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Sentenza penale di condanna: cartella di Equitalia senza avviso

La cartella di pagamento di Equitalia, con cui viene riscossa la multa all’esito della sentenza penale di condanna, può essere notificata senza preventivi avvisi.

 

È legittima, anche senza preventivo avviso, la cartella di pagamento spiccata da Equitalia per la multa stabilita dalla sentenza penale. Infatti, dopo modifiche del 2008 non è più necessaria la comunicazione preventiva al condannato. È quanto chiarito dal Tribunale di Roma con una recente sentenza [1]. Secondo il giudice capitolino, l’agente della riscossione può inviare immediatamente, a colui che abbia subìto una condanna penale al pagamento della multa, la richiesta di pagamento senza che la cartella debba essere anticipata da altri atti.

 

Inutile, quindi, presentare opposizione alla cartella di pagamento di Equitalia sostenendo di non aver mai ricevuto, prima della stessa, alcuna precedente richiesta da parte dello Stato (il cosiddetto “atto presupposto”). Sul punto il tribunale della Capitale ha spiegato che il codice di procedura penale [2] ha modificato la procedura di riscossione delle spese processuali e delle pene pecuniarie penali esigibili per il passaggio in giudicato o per la definitività del provvedimento di condanna costitutivo dell’obbligo. In particolare, è stato introdotta la previsione della contestuale comunicazione al destinatario obbligato condannato  spese e al pagamento delle pene pecuniarie, a cura di Equitalia, dell’importo dovuto così come liquidato dall’ufficio del Campione penale, dell’intimazione a provvedere al pagamento entro un mese, insieme con la cartella di pagamento formata e notificata. La cartella contiene poi l’intimazione ad adempiere al pagamento della somma richiesta per capitale, interessi e spese processuali entro il termine successivo di venti giorni decorrenti dalla scadenza del primo mese.

In altri termini, la nuova disciplina della riscossione rende irrilevante la contestazione riguardo alla mancata comunicazione al debitore dell’atto presupposto che, in realtà, è inglobato nella cartella di pagamento.


[1] Trib. Roma, sent. n. 17854 del 9.09.2015.

[2] Art. 227 ter cod. proc. pen.

 

 

 


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