Discriminazioni sul lavoro, nuove sanzioni sino a 10.000 euro
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17 Feb 2016
 
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Noemi Secci
 


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Discriminazioni sul lavoro, nuove sanzioni sino a 10.000 euro

Discriminazione dei lavoratori legata al sesso, all’età, alla nazionalità e ad ulteriori condizioni: sanzioni da 5.000 a 10.000 euro.

 

Le discriminazioni sul lavoro sino a poco tempo fa costituivano un reato, mentre ora, dal 6 febbraio 2016, si tratta solo di un illecito amministrativo, secondo le previsioni del nuovo Decreto di depenalizzazione in materia di lavoro e legislazione sociale [1]. Tuttavia, se la riforma, da un lato, elimina diverse sanzioni penali sulla discriminazione del lavoratore, dall’altro rende le violazioni notevolmente più salate: difatti, a fronte delle vecchie ammende, che andavano da 250 a 1.500 euro, le nuove sanzioni vanno da 5.000 a 10.000 euro, e si applicano per qualsiasi tipologia di discriminazione, cioè in base al sesso, alla nazionalità, alla religione, alle opinioni e a qualunque ulteriore condizione. Vediamole nel dettaglio.

 

 

Discriminazione all’assunzione

Qualsiasi discriminazione all’accesso all’impiego, sia che si tratti di lavoro dipendente, che autonomo o parasubordinato, compresi i criteri di selezione e le condizioni di assunzione, costituisce ora un illecito amministrativo punibile con una sanzione che va da 5.000 a 10.000 euro; la stessa sanzione è applicata anche per le discriminazioni sulla promozione dei lavoratori, in qualsiasi ramo o settore di attività, a tutti i livelli della gerarchia professionale.

 

 

Discriminazione legata a maternità e matrimonio

La sanzione da 5.000 a 10.000 euro è anche applicata per violazioni relative alla discriminazione dei lavoratori secondo le seguenti condizioni:

 

– stato matrimoniale;

– stato di famiglia;

– stato di gravidanza;

– stato di maternità o di paternità, anche adottive.

 

Così, è punibile non solo il datore che licenzia ingiustamente la dipendente in maternità, ma anche quello che discrimina la lavoratrice madre o il lavoratore padre, ad esempio demansionandoli illegittimamente o isolandoli.

 

 

Discriminazione sessuale

È punito con una sanzione da 5.000 a 10.000 euro il datore di lavoro che indica come requisito professionale per l’assunzione l’appartenenza all’uno o all’altro sesso: la discriminazione può avvenire anche in modo indiretto, tramite preselezioni, a mezzo stampa, o attraverso qualsiasi altra forma pubblicitaria, come gli annunci di lavoro.

La stessa sanzione è applicata per la discriminazione tra uomini e donne per quanto concerne la qualifica, la mansione e la progressione alla carriera, e per l’adozione di un sistema di classificazione professionale differente per uomini e donne, che comporta discriminazioni nella retribuzione.

 

 

Discriminazione nell’accesso alla pensione

Le lavoratrici in possesso dei requisiti per la pensione di vecchiaia hanno diritto a proseguire il rapporto sino agli stessi limiti di età previsti per gli uomini da disposizioni di legge, regolamenti e contratti collettivi: qualsiasi discriminazione, come la cessazione “forzata” dal servizio applicata alle sole lavoratrici, è punita con la sanzione amministrativa da 5.000 a 10.000 euro.

 

 

Discriminazione nella corresponsione degli Anf

Gli assegni al nucleo familiare (Anf) devono essere corrisposti alla donna lavoratrice o pensionata negli stessi limiti previsti per il lavoratore o pensionato [2].

Se entrambi i genitori domandano gli Anf, le aggiunte di famiglia e le maggiorazioni delle pensioni per i familiari a carico devono essere corrisposte al dipendente genitore con cui il figlio, o i figli, convivono.

Il mancato rispetto di tali disposizioni, e la discriminazione nella corresponsione degli assegni, è punita con la sanzione amministrativa da 5.000 a 10.000 euro.

 

 

Discriminazione sulla retribuzione

È punita con una sanzione da un minimo di 5.000 a un massimo di 10.000 euro la discriminazione su qualunque aspetto inerente l’ammontare delle retribuzioni, per lo svolgimento dello stesso lavoro o di mansioni equivalenti: in pratica, se due dipendenti effettuano gli stessi compiti, ma uno di loro è pagato in misura minore, a causa della nazionalità, del sesso, della religione, delle opinioni, o di qualsiasi altra motivazione, il datore commette un illecito amministrativo, sanzionabile sino a 10.000 euro.

 

 

Discriminazione sulla formazione

In ultimo, è punita , sempre con la sanzione amministrativa da 5.000 a 10.000 euro, qualsiasi discriminazione in materia di:

 

formazione;

– orientamento;

– aggiornamento;

– perfezionamento;

– riqualificazione professionale;

– accesso ai tirocini formativi e di orientamento.


[1] D.lgs 8/2016.

[2] D.lgs 198/2006.

 


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