Trasferimento di immobile tra coniugi senza tasse
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17 Feb 2016
 
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Trasferimento di immobile tra coniugi senza tasse

Agevolazione fiscale: in caso di separazione o divorzio, l’atto di cessione della proprietà sull’intero immobile o solo su una parte non è soggetto a imposta di registro e di bollo.

 

Se, all’atto di separazione o del divorzio, il marito vuol cedere alla moglie (o viceversa) la sua proprietà su un immobile, non dovrà più pagare l’imposta di registro e di bollo. È questo il frutto di un nuovo orientamento sposato dalla Cassazione già dieci giorni fa (leggi “Niente tasse per l’immobile trasferito con separazione o divorzio”) e ribadito nuovamente stamattina [1]. Il vantaggio è netto: in questo modo, nel caso di una coppia in regime di comunione dei beni, il coniuge potrà cedere all’altro il proprio 50% senza doversi svenare per via delle tasse. Tali trasferimento sono infatti tutti esenti.

Se, poi, ci si vuole separare o divorziare senza neanche passare dal tribunale, il tutto potrà essere effettuato presso lo studio dell’avvocato, con il procedimento di negoziazione assistita, con cui, da poco tempo, è possibile porre fine al matrimonio in via consensuale.

 

 

Niente imposta di registro e di bollo

Non scontano dunque l’imposta di registro e di bollo tutti gli atti posti in essere dai coniugi con gli accordi di separazione, anche con il trasferimento di beni immobili e mobili, destinati a sfociare di lì a poco nella fine del matrimonio voluta dalle parti. Il beneficio fiscale in commento, previsto dalla legge del 1987 [2], non spetta più solo per gli atti posti in essere in attuazione degli obblighi connessi all’affidamento dei figli, al loro mantenimento e a quello del coniuge oltre al godimento della casa familiare. E ciò perché nel frattempo è cambiato il contesto normativo: da una parte la negoziazione assistita dagli avvocati per separazione consensuale, divorzio e modifica delle condizioni, dall’altra la legge sul divorzio breve attribuiscono di fatto al consenso dei coniugi un valore ben più pregnante rispetto a quello che aveva in passato. I recenti interventi di “degiurisdizionalizzazione”, si legge in sentenza, hanno ridotto di molto l’intervento del giudice in materia di diritto di famiglia, in procedimenti segnati da una vasta area di diritti legati allo status di coniuge e alla tutela della prole. Pertanto deve riconoscersi il carattere di negoziazione globale a tutti gli accordi di separazione.

 

L’unico appiglio che ha il fisco per recuperare l’imposta è quello di dimostrare che la separazione o il divorzio non è effettivo, ma siglato solo per una finalità elusiva: una prova estremamente difficile che potrebbe essere fornita, per esempio, se i due coniugi continuano a risiedere nello stesso immobile e uno dei due continua a percepire gli assegni per il nucleo familiare.

 

 

Nulli gli avvisi di liquidazione dell’Agenzia delle Entrate

È quindi nullo l’avviso di liquidazione, notificato dall’Agenzia delle Entrate, relativo alla registrazione del trasferimento della proprietà sull’immobile avvenuto in attuazione degli accordi di separazione.

Quale che sia la forma che i negozi assumano, tutti gli atti frutto di accordi relativi al procedimento di separazione o divorzio possono allora godere dell’esenzione di imposta.


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. Tributaria Civile, sentenza 14 gennaio – 17 febbraio 2016, n. 3110
Presidente Chindemi – Relatore Napolitano

Svolgimento del processo

L’Agenzia delle Entrate – Ufficio di (…) – dopo aver riconosciuto in sede di registrazione dell’atto di trasferimento di quota d’immobile (terreno privo di fabbricati) effettuato in attuazione degli obblighi conseguenti agli accordi di separazione consensuale tra coniugi i benefici fiscali di cui all’art. 19 della L. n. 74/1987, notificò al sig. (…) avviso di liquidazione per il recupero dell’imposta di registro e delle ulteriori imposte ipotecaria e catastale ritenute dovute, non considerando applicabile nella fattispecie il trattamento agevolato, essendo quest’ultimo, usufruibile, secondo l’Ufficio, solo per gli atti posti in essere in attuazione degli obblighi connessi all’affidamento dei figli, al loro mantenimento ed a quello del coniuge, oltre al godimento della casa di famiglia.
Il contribuente impugnò l’avviso di liquidazione dinanzi alla CTP di Forlì, che accolse il ricorso.
Avverso la decisione di primo grado l’Ufficio propose appello dinanzi alla CTR dell’Emilia – Romagna, che con sentenza n. 88/01/09, depositata il 16 settembre 2009, rigettò il gravame.
Contro

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[1] Cass. sent. n. 3110/16 del 17.02.2016.

[2] Art. 19 della legge 74/1987 di cui alla normativa nel testo conseguente alla sentenza della C. Cost. n. 159/99.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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