Irap professionista, pagamenti indebiti, rimborso e ricorso
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17 Feb 2016
 
L'autore
Noemi Secci
 


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Irap professionista, pagamenti indebiti, rimborso e ricorso

Irap non dovuta dal professionista: quando richiedere i pagamenti indebiti e ricorrere contro gli avvisi e le cartelle.

 

Sono un professionista, collaboro in uno studio; il mio commercialista mi ha fatto fare la dichiarazione Irap anche se non obbligato: come posso riavere i soldi indietro ed annullare le cartelle per gli importi non pagati?

 

Sul fatto che l’Irap non debba essere pagata dal professionista inserito in un’organizzazione di terzi, in quanto carente di autonoma organizzazione, non sussistono dubbi. In particolare, sui presupposti di applicabilità dell’Irap ai professionisti si è pronunciata più volte la Corte di Cassazione, anche di recente [1]; secondo la Suprema Corte, il professionista non è tenuto a pagare l’Irap se:

 

– produce un reddito riconducibile alle sole personali capacità professionali;

– manca una struttura organizzativa;

– non ha personale alle dipendenze.

 

 

Assenza di autonoma organizzazione

Per quanto concerne la struttura organizzativa, si intende esistente tale requisito anche laddove il professionista possieda e utilizzi particolari beni strumentali, di valore più elevato rispetto alla minima strumentazione necessaria per l’esercizio della propria attività professionale [2].

 

Invece, si esclude esplicitamente l’autonoma organizzazione quando:

 

– il professionista risulti inserito in un’altrui struttura (con responsabilità ed interessi riferibili a terzi);

– la produzione del reddito sia basata sulle sole capacità personali del lavoratore, e non esistano profitti riferibili a fattori ulteriori, suscettibili di creare un valore aggiunto rispetto alla semplice prestazione intellettuale.

 

Per quanto concerne il personale dipendente, la giurisprudenza prevede che sia soggetto all’Irap il professionista che si avvale in modo non occasionale del lavoro altrui.

In base a quanto esposto, è dunque pacifico che il professionista che collabora in uno studio esterno non rientri nella categoria di contribuenti assoggettabili all’Irap, poiché carente del requisito organizzativo.

 

Detto questo, posto che, in merito alle dichiarazioni future del lavoratore autonomo non soggetto ad Irap, la soluzione migliore consista nel non presentare alcuna dichiarazione e, ovviamente, non pagare l’imposta, che cosa fare per recuperare gli indebiti o per regolarizzare gli anni passati?

 

 

Rimborso Irap non dovuta

Innanzitutto è opportuno distinguere i redditi conseguiti dall’anno 2009 in poi (Irap 2010): difatti, proprio dalla presentazione della dichiarazione Irap 2010, redditi 2009, tale modello deve essere inoltrato in maniera autonoma (prima doveva obbligatoriamente essere presentato all’interno del modello Unico).

Questo comporta, secondo alcune interpretazioni (comunque minoritarie), che, dai redditi 2009 in poi, aver presentato la dichiarazione Irap equivalga ad “autodenunciarsi”, in quanto non sussiste più l’obbligo di presentare il modello in maniera unificata. Mentre in precedenza, difatti, la dichiarazione era obbligatoria, dunque l’unica soluzione consisteva nel pagare l’Irap dovuta e domandare il rimborso, dal 2009, essendo possibile non dichiarare e non pagare, l’istanza di rimborso potrebbe essere rigettata in base all’autodenuncia.

 

Ad ogni modo, a parere della scrivente è sempre possibile domandare il rimborso Irap, avanzando l’esistenza di un errore materiale, o comunque l’inesistenza del presupposto impositivo.

I termini per domandare il rimborso, in base alle disposizioni sulla riscossione delle imposte sui redditi [3], nonché in base alle precisazioni effettuate dalla Corte di Cassazione [4], sono:

 

48 mesi dalla data di versamento del saldo, se il diritto al rimborso deriva da un’eccedenza degli acconti, o da pagamenti provvisori;

48 mesi dalla data di versamento dell’acconto, in caso di pagamento indebito.

 

Nell’ipotesi in cui l’Agenzia delle Entrate neghi il rimborso, sarà allora possibile ricorrere in autotutela, o presso la Commissione Tributaria: peraltro, il ricorso, per controversie sotto i 20.000 euro, è obbligatoriamente preceduto da una fase di reclamo-mediazione (per approfondimenti sulla presentazione dell’istanza di reclamo-mediazione, vedasi: Come fare la nuova istanza di reclamo mediazione tributaria); è dunque probabile che l’Agenzia delle Entrate, valutando l’assenza di presupposti impositivi, decida di accogliere l’istanza del professionista e di non proseguire un contenzioso dall’esito, per l’Amministrazione, quasi certamente negativo.

 

 

Opposizione alla riscossione dell’Irap non dovuta

Nel caso, invece, in cui non siano stati effettuati pagamenti, il ricorso, nelle stesse modalità appena descritte, deve essere esperito contro gli avvisi di accertamento dell’Agenzia delle Entrate, o, in mancanza, contro le cartelle di Equitalia (può comunque essere presentata anche un’istanza in autotutela, che però non sospende i termini per il ricorso, o, per le sole cartelle, la richiesta di sgravio all’Agente della Riscossione, anche in modalità telematica): il termine per effettuare ricorso è di 60 giorni dalla data della notifica.

 

 

Negligenza del commercialista

Per quanto riguarda le annualità “perse”, cioè per le quali gli atti di riscossione siano già stati notificati, laddove siano passati più di 60 giorni dalla data della notifica, l’unica soluzione è rappresentata dalla possibilità di rivalersi sul professionista incaricato, ma solo qualora sia ravvisabile una mancanza di diligenza nell’esecuzione dell’attività. Difatti, in base al Codice Civile [5], ogni obbligazione deve essere adempiuta con diligenza: nell’adempimento delle obbligazioni inerenti all’esercizio di un’attività professionale, la diligenza deve valutarsi con riguardo alla natura dell’attività esercitata.

 

Nel caso dell’Irap, è discutibile l’assenza di diligenza professionale del commercialista che “obbliga” il cliente a presentare una denuncia indebita, se l’assoggettabilità all’imposta, nel caso concreto, appare dubbia: anzi, tale comportamento può denotare un atteggiamento prudente (eccettuate le ipotesi in cui la non assoggettabilità ad Irap sia effettivamente pacifica).

Si ravvisa invece negligenza, laddove, nonostante espressa richiesta del cliente, il commercialista ometta di domandare i rimborsi o di opporsi agli atti dell’Amministrazione Finanziaria nei termini, comportando un significativo danno, altrimenti evitabile.

Di conseguenza, come ultima spiaggia, per le annualità per le quali non è più possibile ricorrere o domandare il rimborso, resta la possibilità d’intraprendere un’azione legale contro il professionista incaricato, ma solo laddove si possa ravvisare negligenza nell’esecuzione dell’incarico affidatogli.


In pratica

Per quanto concerne l’Irap indebita, la cui dichiarazione sia stata presentata, sono esperibili i seguenti “rimedi”:

 

– per gli importi già pagati, è possibile chiedere direttamente il rimborso all’Agenzia delle Entrate, entro 48 mesi, come sopra esposto;

 

– per gli importi non pagati, è possibile opporsi agli avvisi di accertamento ed alle cartelle, entro 60 giorni dalla notifica degli stessi, mediante reclamo/mediazione-ricorso, o ricorso in autotutela, o richiedendo lo sgravio;

 

– per gli importi non più rimborsabili, o i cui atti di accertamento e riscossione non siano più opponibili, non resta che far causa al commercialista, ma solo in presenza di una condotta negligente.

[1] Cass. sent. n.13471/2015.

[2] Cass. sent. n.15010/2015.

[3] Art.38 DPR 602/1973.

[4] Cass sent. n. 23074/2008; Cass. sent. n.21528/2009.

[5] Art. 1176 Cod. Civ.

 


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