Avviso di intimazione Equitalia: cos’è e come si impugna
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20 Feb 2016
 
L'autore
Maria Monteleone
 


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Avviso di intimazione Equitalia: cos’è e come si impugna

Ho ricevuto un avviso di intimazione da parte di Equitalia: di che si tratta? Cosa succede se non pago subito? Posso impugnare l’avviso di intimazione?

 

L’avviso di intimazione è l’atto notificato da Equitalia prima di intraprendere l’esecuzione forzata quando è decorso più di un anno dalla notifica della cartella esattoriale [1].

La notifica dell’avviso è obbligatoria dunque ogni qualvolta Equitalia intenda procedere esecutivamente contro il contribuente (per esempio con pignoramento o iscrizione ipotecaria), ma oltre l’anno dalla notifica della cartella.  Se l’esecuzione avviene entro l’anno, l’avviso di intimazione non è necessario.

 

L’elencazione di tali elementi necessari dimostra che anche l’avviso di intimazione, come la cartella esattoriale e in quanto atto amministrativo, deve essere adeguatamente motivato. Il contribuente deve essere messo in condizione di conoscere la fonte e il dettaglio degli importi addebitati in modo da poter contestare eventuali errori e illegittimità.

 

L’avviso contiene infatti l’avvertimento che, in caso di mancato pagamento entro cinque giorni, si procederà ad esecuzione forzata.

 

L’avviso di intimazione perde efficacia decorsi 180 giorni dalla data di notifica; ciò vuol dire che una volta notificato l’avviso, Equitalia ha 180 giorni di tempo per procedere esecutivamente. Decorso tale termine, l’eventuale esecuzione forzata presuppone la notifica di un nuovo avviso di intimazione.

 

 

Contenuto dell’avviso di intimazione

L’avviso di intimazione deve essere redatto secondo il modello approvato dal Ministero delle Finanze [2] e rivisitato di recente dall’Agenzia delle Entrate [3]. In particolare, esso deve contenere:

 

a) denominazione del concessionario con relativo indirizzo (per esempio Equitalia Centro, provincia di Roma via ……);

b) cognome, nome, indirizzo e codice fiscale del contribuente;

c) estremi della cartella/e oggetto dell’avviso: numero di riferimento, data di notifica e importo

d) avviso che, in caso di mancato pagamento entro 5 giorni, si procederà ad esecuzione forzata;

e) dettaglio degli importi addebitati (sorte capitale, sanzioni, spese e interessi)

f) indicazione della possibilità di impugnare l’avviso per vizi propri dinanzi alle medesime autorità giudiziarie (giudice di pace, commissione tributaria ecc.), nei medesimi termini e modalità del ricorso contro i vizi propri delle cartelle esattoriali.

g) indicazione e firma del responsabile del procedimento.

 

All’intimazione di pagamento deve necessariamente essere allegata la relata di notifica debitamente compilata in ogni sua parte (dati del destinatario, data di ricezione dell’atto, modalità della notifica ecc.).

 

 

Impugnazione dell’avviso di intimazione

L’avviso di intimazione può essere impugnato solo per vizi propri (per esempio mancata notifica della cartella esattoriale, erroneità degli importi, prescrizione dei crediti ecc.) e non per vizi delle cartelle esattoriali che dovevano essere impugnati entro sessanta giorni dalla notifica delle stesse.

 

Il termine per il ricorso contro l’avviso, così come l’autorità giudiziaria, dipendono dal tipo di cartelle oggetto dell’intimazione.

 

Per esempio in caso di cartelle per debiti tributari, il ricorso andrà presentato entro 60 giorni dinanzi alla Commissione tributaria competente.

 

Qualora l’intimazione abbia ad oggetto somme già pagate, visti i tempi brevi concessi prima dell’avvio dell’esecuzione forzata (5 giorni), è consigliabile presentare subito ad Equitalia la prova del pagamento.

 


[1] Art. 50 DPR. 602/1973.

[2] Ministero delle Finanze, decreto del 28.6.1999.

[3] Agenzia delle Entrate, provv. n. 22585/2015.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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