Usucapione della pubblica amministrazione: possibile?
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17 Feb 2016
 
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Usucapione della pubblica amministrazione: possibile?

Un ente pubblico può usucapire un bene di un privato a condizione che, mediante gli organi del suo apparato amministrativo, eserciti continuativamente il possesso del bene per tutta la durata necessaria.

 

La pubblica amministrazione può acquistare, per usucapione, i beni dei cittadini. È quanto chiarito dal Tar Marche con una recente sentenza [1]. Sbaglia dunque chi crede che la P.A. sia un soggetto che eserciti solo gli interessi pubblici e non debba mai entrare in conflitto con le attribuzioni dei privati: e questa sentenza lo dimostra. Gli enti pubblici possono essere portatori di propri interessi economici; pertanto, qualora abbiano posseduto per oltre 20 anni, attraverso i propri organi, l’immobile di un cittadino possono vantarne anche l’usucapione con conseguente trasferimento della relativa proprietà.

 

 

Usucapione pubblica

Non può essere messo in dubbio – si legge nella sentenza in commento – che un ente pubblico possa dichiarare l’usucapione di un’area di sedime, relativa a una strada, appartenente a privati qualora si siano verificati i presupposti di legge. Il punto, però è tutt’altro che pacifico: esiste infatti un altro indirizzo giurisprudenziale di segno contrario e, peraltro, l’istituto della cosiddetta usucapione pubblica è ancora controverso.

 

Con il termine “usucapione pubblica”, non si fa riferimento a una forma di usucapione diversa da quella ordinaria (che, del resto, non esisterebbe), bensì alla tradizionale usucapione, come disciplinata dal codice civile, il cui beneficiario però è la Pubblica amministrazione. L’unica differenza, dunque, non è la disciplina, ma il soggetto che diventa nuovo proprietario dell’immobile.

 

Perché si possa avere usucapione pubblica – chiarisce il Tar – devono ricorrere i seguenti presupposti:

 

– l’usucapione può avvenire solo se il soggetto pubblico, mediante gli organi del suo apparato amministrativo, esercita continuativamente il possesso utile del bene per tutta la durata necessaria (20 anni). L’usucapione, in favore di un soggetto pubblico territoriale, quale il Comune, può configurarsi anche quando il possesso non sia esercitato direttamente dall’ente, ma da una indifferenziata comunità di persone, le quali si comportino proprio come se l’area fosse pubblica;

 

– l’usucapione deve essere funzionale al soddisfacimento di un pubblico interesse, cioè il bene deve essere idoneo a soddisfare siffatto interesse;

 

– attraverso tale possesso, posto in essere direttamente dall’ente pubblico o, indirettamente dalla collettività, di cui il medesimo è ente esponenziale (come nel caso di un Comune), deve manifestarsi il disconoscimento anche implicito di ogni contrario diritto del proprietario;

 

– il proprietario non deve manifestare un atteggiamento di semplice tolleranza;

 

– il possesso deve essere continuo e deve permanere per la durata prevista ai fini dell’usucapione (20 anni).

 

 

La tesi contrastante

A tale interpretazione si contrappone un orientamento contrario e negativo secondo cui l’usucapione pubblica non è configurabile in quanto sarebbe incompatibile rispetto con il Protocollo Addizionale della CEDU (Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo). Secondo, infatti, la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo è illegittima l’espropriazione indiretta, cioè l’acquisizione della proprietà del privato che avvenga con metodi diversi dal normale decreto di espropriazione oppure dalla cessione volontaria.


[1] Tar Marche sent. n. 52/16 dell’11.02.2016.

[2] Cons. St. sent. n. 3346/2014; Tar Umbria sent. n. 41/2014.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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