Fattura Regime Forfettario e addebito dei contributi
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18 Feb 2016
 
L'autore
Noemi Secci
 


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Fattura Regime Forfettario e addebito dei contributi

Fatturazione Regime Forfettario e addebito dei contributi: quali voci e diciture inserire in fattura, come si calcola la contribuzione.

 

Sono un professionista aderente al Regime Forfettario: come valorizzo la rivalsa dei contributi Inps Gestione Separata nelle fatture?

 

Per quanto riguarda il professionista aderente al Regime Forfettario, la rivalsa da indicare nella fattura, cioè l’addebito dei contributi al cliente, segue una modalità di calcolo diversa, rispetto ai contributi a carico del lavoratore. È differente, difatti, l’imponibile al quale l’aliquota contributiva deve essere applicata.

Ma andiamo per ordine, e vediamo, in primo luogo, come deve essere strutturata la fattura del professionista aderente al Regime Forfettario.

 

 

Fattura del professionista nel Regime Forfettario

La fattura del lavoratore autonomo aderente al Regime Forfettario deve contenere i seguenti elementi, oltre ai dati propri e del cliente (codice fiscale e partita Iva di entrambi compresi):

 

– il numero progressivo della fattura;

– la data;

– l’imponibile;

– la quota dei contributi eventualmente addebitata al cliente a titolo di rivalsa.

 

Non deve essere applicata l’Iva, né la ritenuta d’acconto, ma al loro posto deve essere inserita la seguente dicitura: “Operazione in franchigia da Iva, art. 1, cc. 54-89, L. 190/2014. Non soggetta a ritenuta d’acconto ai sensi del c. 67, L. 190/2014”.

La dicitura è valida anche se il Forfettario è stato modificato dalla Legge di Stabilità 2016 [1] in quanto la Legge istitutiva del Regime [2] non è stata abrogata, ma solo integrata.

 

 

Addebito dei contributi in fattura

Veniamo ora all’addebito dei contributi in fattura: la rivalsa, per la generalità delle gestioni, compresa la Gestione Separata, consiste nella trattenuta al cliente o al committente di una determinata percentuale, finalizzata al pagamento della contribuzione.

La percentuale a titolo di rivalsa, però, non è applicata sull’imponibile effettivo (salvo alcune eccezioni, a seconda della cassa a cui il professionista è iscritto), ma sui compensi.

L’addebito al cliente della contribuzione in fattura, dunque, andrà calcolato sui compensi indicati, e non sull’imponibile fiscale valido per il Regime Forfettario (per approfondimenti, vedi: Regime Forfetario, tutte le faq).

 

Ad esempio, se Tizio emette una parcella da 100 euro, devono essere addebitati al cliente 4 euro a titolo di rivalsa contributiva, pari al 4% dei compensi; non sarebbe corretto, invece, applicare il 4% sui compensi decurtati dal coefficiente di redditività.

 

È comunque opportuno ricordare che la rivalsa contributiva, per gli iscritti alla Gestione Separata, è solo una facoltà, e non un obbligo.

 

Calcolo dei contributi

È effettuato in maniera diversa, invece, il calcolo dei contributi dovuti dal professionista: l’aliquota contributiva è difatti applicata, per gli iscritti alla Gestione Separata, sul reddito imponibile, pari ai ricavi decurtati dal coefficiente di redditività.

Essendo il coefficiente di redditività pari al 78%, se un professionista guadagna 100 euro, l’imponibile è pari a 78 euro: su questa cifra deve essere applicata l’aliquota contributiva della Gestione Separata (il 27,72% per gli iscritti in via esclusiva, ed il 24% per i pensionati e gli iscritti anche ad altre gestioni), per ottenere la contribuzione dovuta.


[1] Legge 208/2015.

[2] L.190/2014.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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