Parcella avvocato: le prestazioni si presumono vere fino a prova contraria
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18 Feb 2016
 
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Redazione
 


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Parcella avvocato: le prestazioni si presumono vere fino a prova contraria

Inversione dell’onere della prova: la semplice contestazione sull’effettiva esecuzione delle voci in fattura non è sufficiente; per l’avvocato garantisce l’albo.

 

Si presume che un avvocato dica sempre la verità, …almeno quando compila la propria parcella. A fare involontaria ironia sulla professione legale è una sentenza della Cassazione di poche ore fa [1]: tutte le volte in cui il cliente contesta una delle voci contenute nella fattura, asserendo che la relativa attività non è stata espletata o che la relativa spesa non è stata eseguita, deve darne prova. Non spetta, quindi, all’avvocato dimostrare lo svolgimento delle singole mansioni. E questo perché per il professionista garantisce già l’iscrizione all’albo che è sinonimo di probità e integrità morale. Insomma, la parcella è assistita da una presunzione di veridicità che opera fino a prova contraria.

 

Come più volte ricordato dalla Cassazione, anche a sezioni unite [2], in relazione ai compensi e alle voci di spesa indicate in parcella, la legge attribuisce valore di prova alla parcella stessa, anche se redatta unilateralmente dall’avvocato, in assenza di specifiche contestazioni del cliente; la stessa “deve infatti ritenersi assistita da una presunzione di veridicità, poiché l’iscrizione all’albo del professionista è una garanzia della sua personalità”. Dunque, si presume che la parcella emessa dall’avvocato riporti voci per prestazioni effettivamente eseguite fino a prova contraria del cliente.

Si tratta, sicuramente, di una regola particolarmente rigida, che rende difficile la contestazione al cliente.


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. II Civile, sentenza 20 gennaio – 18 febbraio 2016, n. 3194
Presidente Matera – Relatore Oricchio

Considerato in fatto

Su conforme ricorso dell’avv. C.M. , il Tribunale di Bolzano ingiungeva a S.R. il pagamento dell’importo di Euro 3.935,36 oltre accessori quale corrispettivo per l’attività di patrocinio legale in favore dell’intimato nella controversia che questi aveva avviato nel giugno 2005 nei confronti del Comune di Bolzano e dell’impresa Pana Costruzioni.
Lo S. si opponeva deducendo di aver già corrisposto al C. , in tre soluzioni e mediante assegni, l’importo di Euro 3.550,00, a tacitazione dell’intera pretesa creditoria.
Il C. si costituiva assumendo che i pagamenti in questione afferivano ad altre prestazioni che egli aveva antecedentemente reso in favore dello S. .
Il Tribunale di Bolzano accoglieva l’opposizione, ritenendo che – detratti i pagamenti anteriormente effettuati – il debito dello S. ammontasse a soli Euro 385,36.
La sentenza veniva impugnata dal C. e dallo S. con appello incidentale.
Il primo ribadiva che i pagamenti effettuati si riferivano ad una pregressa vertenza, come confermato dal fatto che erano stati annotati in calce alla fattura ad essa relativa.

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[1] Cass. sent. n. 3194/2016 del 18.02.2016.

[2] Cass. S.U. sent. n. 14699/2010.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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Commenti
19 Feb 2016 giovanni

all’interno del problema che è formale c’è la garanzia altrettanto formale dell’albo.
all’inerno c’è la coscienza garantita dall’albo.
questo è per l’avvocato che conosce la legge e poi le regole garatite dall’albo,che è certificazione.
di questo bisoga accontentaresi conoscendo le regole.
buon lavoro.