Mediazione: vietato abbandonare al primo incontro
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18 Feb 2016
 
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Mediazione: vietato abbandonare al primo incontro

La banca perde il decreto ingiuntivo se già al primo incontro dichiara di non aderire alla mediazione.

 

Farà discutere la sentenza del Tribunale di Busto Arsizio [1] secondo cui la mediazione, per essere effettiva, impone alle parti di assumere un comportamento collaborativo sin dal primo incontro; pertanto chi si dimostra chiuso e contrario alla trattativa non rispetta lo spirito della mediazione ed è, quindi, come se non vi avesse mai partecipato.

 

 

La vicenda

Applicando alla lettera tale principio, il giudice ha annullato il decreto ingiuntivo emesso in favore di una banca al quale si era opposto il debitore. Alla prima udienza, il giudice aveva rinviato le parti innanzi all’organismo di mediazione, onerando il debitore di avviare il relativo procedimento (in conformità con quanto deciso dalla Cassazione).

La parte aveva avviato la procedura di mediazione cui aveva partecipato la banca, ma quest’ultima, al primo incontro, verificato che non sussistevano le condizioni per raggiungere un’intesa soddisfacente, dichiarava di non aderire alla mediazione. Ciò soprattutto perché, in precedenza, pendendo trattative stragiudiziali, il debitore aveva rifiutato la disponibilità dell’istituto a stralciare ben il 50% del proprio credito.

 

In conseguenza di ciò, il magistrato, pronunciandosi sull’opposizione, ha dichiarato l’improcedibilità, dichiarando improcedibile l’opposizione per causa del comportamento della banca, ha revocato il decreto ingiuntivo, proprio a causa proprio del comportamento della creditrice.

 

 

La mediazione deve essere concreta

Il Tribunale di Busto Arsizio ha però ritenuto che, così facendo, la banca si sia comportata illegittimamente, cercando di eludere l’applicazione effettiva della normativa in questione. Nella sentenza si legge, infatti che: “la mediazione disposta dal Giudice (…) non deve essere vissuta dalle parti come la mera rimozione di una causa di improcedibilità, ossia come un formale adempimento burocratico svuotato di ogni contenuto funzionale e sostanziale, ma come un’occasione per cercare una soluzione extragiudiziale della loro vertenza in termini più rapidi ed in termini più soddisfacenti rispetto alla risposta che può fornire il Giudice con la sentenza”.

 

Insomma, secondo il giudice, sbaglia il creditore che dichiari di non voler proseguire nella ricerca di un accordo già dopo il primo incontro di mediazione. Un tale comportamento sarebbe equiparabile a quello di chi non si presenti proprio all’incontro, sicché la mediazione dovrebbe ritenersi non svolta e la condizione di procedibilità non soddisfatta.

 

Così interpretata, però, la mediazione rischia di diventare una estrema forzatura, un obbligo cioè a cercare necessariamente un accordo che, invece, le parti sono libere di perseguire o meno. Scopo della mediazione è l’incontro fuori dal tribunale – un incontro effettivo e non formale, questo è vero – all’esito del quale, però, esse devono poter scegliere se proseguire nel tentativo di conciliazione o meno.

 

Del resto, leggendo direttamente la legge che regola la mediazione, essa dispone la facoltà per le parti di esprimersi liberamente sulla possibilità o meno di iniziare la mediazione; ad esse, quindi, non si può imporre sempre che la conciliazione prosegua, anche laddove le posizioni delle parti siano assolutamente distanti. La composizione bonaria delle liti deve essere infatti perseguita ove possibile, ma non ad ogni costo ed evitando che essa rechi alle parti un ingiusto pregiudizio.


La sentenza

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[1] Trib. Busto Arsizio sent. n. 199/2016 del 2.02.2016.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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Commenti
19 Feb 2016 Avv. Angelo Napolitano

Prima o poi qualcuno dovrà pur prendere atto che l’istituto della Mediazione, di fatto, ha costituito solo una alternativa (pietosa) alla ulteriore presa d’atto dell’inadeguatezza del “sistema giustizia”. Da sempre le transazioni, ove possibili, sono state favorite e praticate nei nostri studi, senza paletti procedurali, senza orpelli e senza ulteriori spese a carico delle parti. Il Tribunale di Busto Arsizio, addirittura, con una interpretazione palesemente “contra legem” tende ad imporre la transazione e sanziona la banca. Non amo difendere gli istituti di credito, ma stavolta non c’è alternativa.

 
20 Feb 2016 salvatore zambrino

Sicuro che fate le transazioni?