Il testimone può riferire fatti saputi da terzi
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18 Feb 2016
 
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Il testimone può riferire fatti saputi da terzi

Testimonianza indiretta: la differenza tra testimonianza de relato e de relato actoris.

 

Il testimone, chiamato a deporre davanti al giudice, può dichiarare solo i fatti visti o appresi in prima persona, quelli cioè avvenuti alla sua presenza. Non è un caso, infatti, che si usi dire comunemente “testimone oculare”.

 

Eccezionalmente è possibile la cosiddetta testimonianza indiretta che si verifica quanto il testimone narra non ciò che ha visto personalmente, ma ciò che gli altri gli hanno narrato di aver visto o appreso. Tale forma di testimonianza (anche chiamata, per gli amanti del latino, “testimonianza de relato”, ossia “riportata” da altri) non ha il valore di prova, ma di semplice indizio.

 

Se, però, il testimone dichiara che il fatto non gli è stato riferito da un terzo qualsiasi, ma da una delle parti che stanno in causa, la testimonianza indiretta (che, in questo caso, viene chiama testimonianza de relato actoris, ossia “riportata dall’attore della causa“) non ha più alcun valore, neanche indiziario.

È quanto ricorda la Cassazione con una sentenza pubblicata ieri [1].

 

La Corte precisa che la testimonianza de relato può assumere rilievo se, insieme ad essa, concorrono altri elementi ad avvalorarla. Nessun valore invece per la testimonianza de relato actoris in cui chi depone è stato informato direttamente da chi ha proposto il giudizio.

 

In estrema sintesi, in tema di rilevanza probatoria delle deposizioni di persone che hanno una conoscenza indiretta di un fatto controverso (perché raccontatogli da terzi) si distingue tra:

 

testimoni de relato: essi depongono su circostanze che hanno appreso da soggetti estranei al giudizio e le loro dichiarazioni possono essere poste alla base del convincimento del giudice solo se quest’ultimo le ritiene attendibili e avvalorate da altri elementi;

 

– testimoni de relato actoris: essi depongono su fatti e circostanze di cui sono stati informati dal soggetto medesimo che ha proposto il giudizio e la loro deposizione non ha alcuna rilevanza. Le loro dichiarazioni non hanno alcun valore. Il giudice non deve tenere conto di ciò che viene riferito nel corso della testimonianza.


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 1, ordinanza 18 gennaio – 17 febbraio 2016, n. 3137
Presidente Dogliotti – Relatore Genovese

Fatto e diritto

Ritenuto che il consigliere designato ha depositato, in data 20 luglio 2015, la seguente proposta di definizione, ai sensi dell’art. 380 bis cod. proc. civ.:
“Con sentenza in data 21 gennaio 2014, la Corte d’Appello di Firenze ha rigettato l’impugnazione proposta dal sig. I.R. , contro la sentenza del Tribunale di Pistoia, che aveva respinto la domanda risarcitoria proposta contro Intesa San Paolo SpA per l’acquisto di obbligazioni Argentina 10% 22.2.2007. Secondo la Corte territoriale, per quello che ancora interessa in questa sede, la deposizione del teste M. (il quale aveva testimoniato della rappresentazione di rischiosità dell’investimento, per il rischio Paese, del consiglio dato di non acquistare quei prodotti, ecc.) e l’esame dell’ordine di acquisto (da cui era desumibile la doppia sottoscrizione dell’investitore (la seconda, posta sotto la dicitura di operazione non adeguata in relazione all’oggetto), avrebbero fatto escludere la rappresentata violazione di legge (art. 29 Reg. Consob).
Avverso la sentenza della Corte d’Appello ha proposto ricorso il soccombente I. , con atto

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[1] Cass. ord. n. 3137/2016 del 17.02.2016.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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