Che rischio se ho un falso distintivo della polizia?
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18 Feb 2016
 
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Che rischio se ho un falso distintivo della polizia?

Placche di metallo con il contrassegno delle forze dell’ordine per simulare la funzione: il distintivo deve essere idoneo a trarre in inganno la generalità dei cittadini.

 

Si può intimidire la gente con velate minacce di losche conoscenze, così come invece si può fingere di avere amici poliziotti. E c’è chi, addirittura, simula di essere egli stesso un agente delle forze dell’ordine. Per chi, però, si dota di falsi contrassegni, come tesserini o distintivi delle autorità, scatta il reato. Non è infatti lecito circolare con contrassegni o documenti di identificazione in uso ai Corpi di polizia, salvo che non siano chiare falsificazioni, praticamente dei giocattoli. È quanto chiarito dalla Cassazione con una sentenza pubblicata ieri [1].

 

Simulare di essere un poliziotto esibendo un tesserino falso, anche se per reprimere un altrui comportamento illecito, è un reato [2]. Perché però scatti il penale è necessario che l’oggetto sia idoneo a trarre in inganno la generalità dei cittadini. Se si tratta di un falso macroscopico, tale che una persona dotata della comune diligenza se ne possa accorgere, non vi è illecito.

 

Si legge nella sentenza in commento che la “simulazione di funzione”, prevista dal codice penale per l’integrazione del reato, presuppone che l’oggetto sia idoneo a trarre in inganno la generalità dei cittadini, in merito alle qualità personali di chi ne faccia uso e con riferimento al potere connesso all’utilizzo del segno medesimo.

 

Nel caso di specie, il Collegio ha evidenziato come il giudice di merito abbia escluso che la mera detenzione di un portatessere con la dicitura “Ministero della Difesa” possa integrare un illecito. E ciò vale anche se, insieme ad esso, l’imputato detenga una placca di metallo stante “l’evidente grossolanità della pretesa simulazione”.


[1] Cass. sent. n. 6461/16 del 17.02.2016.

[2] Art. 497 ter cod. pen.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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