Condanna per il condominio che non ripara l’impianto centralizzato
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19 Feb 2016
 
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Maria Monteleone
 


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Condanna per il condominio che non ripara l’impianto centralizzato

Sì al ricorso d’urgenza del singolo condòmino contro il condomìnio che non vuole riparare l’impianto di riscaldamento centralizzato.

 

Il singolo condòmino può agire in via d’urgenza contro il condominio se l’assemblea non delibera la riparazione dell’impianto di riscaldamento malfunzionante.

 

Capita spesso, in sede di assemblea condominiale, che le decisioni relative alla riparazione o manutenzione di parti comuni vengano rinviate in continuazione nonostante si tratti di interventi necessari (per esempio riparazione di impianti di riscaldamento, porte esterne dei garage, muri pericolosi, cisterne dell’acqua ecc.).

Il motivo è quasi sempre quello economico per cui il condominio non vuole impegnarsi in spese eccessive o comunque non riesce a trovare un accordo sui lavori, sulla ditta a cui affidarli ecc.

 

Tuttavia, le esigenze di carattere economico del condominio non possono prevalere sul diritto assoluto di ciascun condomino di vivere in un ambiente salubre [1].

Il condominio deve pertanto tutelare la salute dei singoli condomini e garantire che gli impianti di riscaldamento o idrici siano efficienti.

 

In caso di cattivo funzionamento, il condominio, in persona dell’amministratore, deve intervenire per le necessarie opere di manutenzione e riparazione.

Laddove ciò non avvenga ciascun condomino è legittimato ad agire in tribunale per accertare l’urgenza e necessità di un intervento tecnico e ottenere dal giudice l’ordine di riparazione.

 

In tal caso, lo strumento processuale più idoneo, qualora il problema sia impellente (come nell’ipotesi di cattivo funzionamento dell’impianto di riscaldamento centralizzato all’inizio della stagione invernale), è quello del ricorso in via d’urgenza di cui all’articolo 700 del codice di procedura civile.

 

Non esistono infatti altri strumenti cautelari ad hoc per la tutela del diritto alla salute. Nell’ambito di tale procedimento è possibile individuare, tramite un consulente tecnico, gli interventi necessari per risolvere l’anomalia e riavere un impianto efficiente.

 

La prova del pericolo che deriverebbe ai condomini qualora dovessero attendere un processo ordinario (lungo almeno due – tre anni) è piuttosto semplice. La tutela del diritto alla salute, infatti, è sempre imminente e pertanto deve essere scongiurata il prima possibile ogni minaccia di pregiudizio irreparabile.


[1] Trib. Torino, ord. dell’11.9.2014.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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