Bonus prima casa se l’altra è inidonea a viverci
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19 Feb 2016
 
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Bonus prima casa se l’altra è inidonea a viverci

È consentita l’agevolazione fiscale sull’Iva o sull’imposta di registro se il contribuente ha un’altra abitazione inidonea ai fini abitativi.

 

Può usufruire dell’agevolazione prima casa (Iva al 4% o imposta di registro al 2%) il contribuente che, all’atto dell’acquisto, disponga già di un immobile, se questo è completamente inidoneo ai fini abitativi. È quanto chiarito dalla Cassazione con una recente sentenza [1].

 

Come noto, si può beneficiare del cosiddetto bonus prima casa, purché l’immobile non sia di lusso, solo se il contribuente rispetti le seguenti condizioni:

 

– deve aver trasferito la propria residenza nel Comune ove si trova l’immobile o la trasferirà nei 18 mesi successivi all’acquisto;

 

– non deve essere proprietario di altro immobile nel territorio dello stesso Comune o, comunque, se lo è, purché lo venda entro 1 anno dal nuovo acquisto;

 

– non deve essere proprietario di altri immobili, all’interno del territorio italiano, acquistati con il bonus prima casa o, comunque, se lo è, purché lo venda entro 1 anno dal nuovo acquisto.

 

Per chi è già proprietario di un altro immobile, però, esiste un’ulteriore deroga: i benefici fiscali possono essere conservati soltanto nel caso in cui il contribuente riesca a dimostrare che il primo immobile, già acquistato, è assolutamente inidoneo ai fini abitativi. In pratica, non si deve poter vivere in esso.

Invece, la semplice scomodità dell’appartamento non è sufficiente (come nel caso dell’appartamento troppo piccolo per contenere tutti i membri della famiglia). Infatti, la scomodità non coincide con l’inidoneità dell’immobile a essere vissuto dalla famiglia.

 

Sulla base di questo principio, la Cassazione ha respinto il ricorso di un contribuente che aveva utilizzato, per la seconda volta, l’agevolazione prima casa solo perché nel primo immobile da questi già posseduto, vi era una sola stanza per i due figli maschio e femmina.

 

Sul punto la Suprema Corte ha ricordato che “ai fini della fruizione delle agevolazioni tributarie per l’acquisto della cosiddetta prima casa [2] il requisito della non possidenza di altro fabbricato idoneo ad abitazione [3] sussiste quando l’acquirente possieda un alloggio che non sia concretamente idoneo, per dimensioni e caratteristiche complessive, a sopperire ai bisogni abitativi suoi e della famiglia. Tuttavia nel caso sottoposto all’esame della Corte, non sussisteva alcuna prova in ordine alla pretesa inidoneità (del resto la “scomodità” per i due figli pur di sesso diverso, di dover dormire nella stessa camera non equivale a inidoneità abitativa).


[1] Cass. sent. n. 2278/2016 del 5.02.2016.

[2] Ai sensi dell’art. 1, comma 2, del dl 23 gennaio 1993, n. 16.

[3] Previsto con formulazione analoga a quella dell’art. 16 del dl 155/1993.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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