Chi impugna la multa non deve comunicare i dati del conducente
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19 Feb 2016
 
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Chi impugna la multa non deve comunicare i dati del conducente

 

Illegittima la decurtazione dei punti dalla patente se il conducente ha presentato opposizione al Giudice di Pace avverso la contravvenzione.

 

Nuovo orientamento: secondo il Tribunale di Roma [1] chi, nei trenta giorni dalla notifica della contravvenzione, decide di proporre ricorso al Giudice di Pace o chi, nei sessanta giorni, invia il ricorso al Prefetto, non deve comunicare alle autorità i dati del conducente, ossia chi era alla guida dell’autovettura nel momento in cui questa è stata multata. La sentenza si pone in netto contrasto con quello che è l’orientamento maggioritario della attuale giurisprudenza.

 

Come noto, tutte le volte in cui la multa non può essere contestata immediatamente (si pensi alle strade dove l’arresto dell’auto può comportare pericolo per la circolazione), le autorità spediscono il verbale a casa del proprietario del mezzo. Questi, però, è obbligato, entro i 60 giorni successivi, a comunicare chi era effettivamente alla guida affinché, solo a quest’ultimo, vengano decurtati i punti dalla patente. La mancata ottemperanza a tale invito comporta una seconda contravvenzione.

 

Secondo la giurisprudenza sino ad oggi espressasi sul punto, la presentazione del ricorso al Giudice di Pace o al Prefetto contro la multa non cancella l’obbligo di inviare la comunicazione dei dati dell’effettivo conducente, e questo perché tale dovere sarebbe in sé autonomo rispetto a quello contenuto nel verbale (il pagamento della contravvenzione); per cui la contestazione di quest’ultimo con il ricorso non sospende il primo.

Di parere contrario è il tribunale di Roma. Secondo i giudici della capitale, viola il diritto di difesa l’obbligo di rendere noti i dati del conducente (obbligo che va normalmente adempiuto entro 60 giorni dalla notifica della multa) se pende il procedimento di ricorso. Dunque, l’impugnazione della multa sospende l’obbligo del proprietario dell’auto di comunicare, entro sessanta giorni, chi era alla guida per non perdere i punti della patente.

Ne consegue che è illegittima l’eventuale decurtazione dei punti effettuata dall’autorità in pendenza del ricorso.
 

La vicenda

Un uomo aveva ricevuto una multa per un’infrazione commessa senza essere stato fermato dagli agenti e aveva presentato opposizione. Nel termine di sessanta giorni, però, non aveva comunicato chi fosse alla guida e gli era stata comunicata la decurtazione dei punti dalla patente. Per questo motivo si è rivolto al giudice di pace che ha respinto la domanda sulla scorta del principio affermato dalla Cassazione [2] in base al quale il termine entro cui il proprietario del veicolo è tenuto a comunicare all’organo di polizia che procede i dati relativi al conducente, non decorre dalla definizione del procedimento di opposizione, ma dalla richiesta rivolta dagli organi di polizia, senza possibilità di soprassedere.
Il tribunale, invocato dal ricorrente, in consapevole contrasto con la Suprema corte, ha ribaltato il verdetto affermando che la tesi disattesa appare in contrasto “con la logica giuridica ed i diritti di difesa che devono essere garantiti a chiunque”.

 

 

Violato il diritto di difesa

Secondo la sentenza in commento, il proprietario dell’auto non può essere tenuto a rivelare i dati personali del conducente prima della definizione del giudizio. In caso contrario, comunicando cioè i dati entro sessanta giorni, “dovrebbe fare i conti con l’esito del ricorso, limitare e comprimere il suo diritto di difesa proprio perché non potrebbe certo dire una cosa nel ricorso ed un’altra diversa nella comunicazione”.
Ne consegue, ha concluso il giudice annullando il verbale, che solo dalla definizione del ricorso deriva per il proprietario l’obbligo di comunicare il nome del conducente se diverso dal proprietario.


[1] Trib. Roma sent. n. 8354/2016.

[2] Cass. sent. n. 22881/2010.

 


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