Mauro Finiguerra
Mauro Finiguerra
19 Feb 2016
 
Le Rubriche di LLpT


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Difesa del contribuente ed contraddittorio: partita a scacchi infinita

Le recenti decisioni della Corte di Cassazione, in materia di contraddittorio obbligatorio, producono l’effetto di rendere più difficile l’esercizio del diritto alla difesa del contribuente, tuttavia le decisioni della giurisprudenza di merito stanno già evidenziando i limiti concreti conseguenti alle sentenze pronunciate.

 

Fabrizio non ama troppo il gioco degli scacchi, ma è titolare di una micro-impresa nel settore della moda e viene costretto dagli eventi ad imparare a giocare.

A novembre 2015 Fabrizio ha ricevuto la notifica, da parte dell’Agenzia delle Entrate, di un questionario con il quale venivano richieste le fatture ed i libri contabili del 2011, nell’ambito di una verifica cosiddettaa tavolino[1].

In pratica, il funzionario dell’Agenzia esamina i documenti in fase istruttoria e poi, nel giro di 30 giorni, senza più nulla chiedere a Fabrizio, né ulteriori documenti, né ulteriore esposizione di fatti, provvede a notificare all’imprenditore un avviso di accertamento in rettifica del reddito dichiarato, ai fini delle imposte sui redditi e dell’IVA, per il periodo di imposta 2011, irrogando le sanzioni conseguenti.

 

Fabrizio non riesce a comprendere come l’Amministrazione Finanziaria possa effettuare un accertamento senza neppure coinvolgerlo ed in così breve periodo.

Si rivolge così al proprio professionista di fiducia, per vedere se l’Agenzia delle Entrate ha rispettato la legge nell’emettere quell’avviso di accertamento.

 

Il professionista purtroppo conferma a Fabrizio che l’Amministrazione Finanziaria, anche se l’argomento è stato oggetto di numerose pronunce, a volte fra di loro non coordinate, quando non addirittura contrastanti, in base all’ultima sentenza di Cassazione [2] depositata in materia, può emettere e notificare avvisi di accertamento senza rispettare il principio del contraddittorio, cioé senza preventivamente coinvolgere il contribuente nella fase istruttoria dell’atto.

 

Fabrizio ritiene che i principi costituzionali debbano consentire il diritto alla difesa del contribuente e che la decisione della Cassazione sia apparentemente inspiegabile.

 

Il professionista concorda con lui, anche perchè vi sono alcuni passaggi giuridici nella sentenza che lasciano spazio ad approfondimenti necessari sull’impostazione giurisprudenziale e dottrinale del contenuto della stessa, però ciò non muta l’ordine delle cose, la Cassazione ha stabilito che il principio del contraddittorio, lungi dall’essere un principio generale, non è applicabile nel caso specifico delle verifiche “a tavolino”.

 

Tuttavia il professionista rassicura Fabrizio: come spesso accade, quando le sentenze entrano troppo nello specifico ed effettuano molti, forse troppi distinguo, emerge sempre qualche aspetto problematico che può correre in aiuto del contribuente.

 

Infatti la Cassazione ha ritenuto che l’accertamento dei maggiori imponibili ai fini delle imposte sui redditi potesse essere emesso senza dover applicare il principio del contraddittorio, che doveva essere invece rispettato in caso di accertamento ai fini dei tributi comunitari (IVA).

 

Pertanto, considerato che l’avviso di accertamento contiene entrambi i profili, sicuramente, nella fase di adesione, si potrebbe sollecitare l’intervento da parte dell’Agenzia per rimuovere, con una autotutela parziale, la pretesa tributaria sull’IVA, invece in fase di impugnazione del ricorso, si potrebbe richiedere l’annullamento dell’atto emesso per illegittimità, visto che l’avviso di accertamento è atto unitario per periodo di imposta, emesso senza rispettare il contraddittorio previsto dalla normativa europea [3] e dalle decisioni in materia assunte dalla Corte di Giustizia dell’UE [4].

 

In tal senso è intervenuta recentemente una sentenza di Commissione Tributaria Regionale [5] che ha annullato l’avviso di accertamento emesso sulla base di una verifica a tavolino senza rispetto del principio del contraddittorio proprio perchè la supposta violazione della normativa IVA vale anche per gli altri tributi per la unicità dei fatti accertati.

 

Adesso Fabrizio ha una nuova mossa da utilizzare per dare scacco matto all’Ufficio in caso di mancato rispetto del diritto al contraddittorio.


[1] Art. 32 DPR 600/73

[2] Corte di Cassazione – Sentenza a SS.UU. n. 24823 del 9.12.2015

[3] CEDU (Carta Europea dei Diritti Fondamentali) art. 6

[4] CGUE (Corte Giustizia Unione Europea) – Sentenza del 18.12.2008 n. C-349/07 “Sopropé”

[5] Commissione Tributaria Regionale del Piemonte – Sentenza n. 126/1/2016

 


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