Il contenuto  e i caratteri del diritto di proprietà
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19 Feb 2016
 
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Il contenuto e i caratteri del diritto di proprietà

Diritto di godimento, potere di disporre della cosa, pienezza, elasticità, autonomia e indipendenza, esclusività, perpetuità e imprescrittibilità del diritto di proprietà.

 

L’art. 832 c.c. afferma che il proprietario ha diritto di godere e disporre delle cose in modo pieno ed esclusivo. Da tale definizione si evince che al proprietario vanno riconosciuti:

 

– il diritto di godere, ossia di decidere se, come e quando utilizzare la cosa nell’ambito della destinazione assegnata dal legislatore e a seconda dello «statuto» assegnato al bene (si pensi, ad esempio, al diverso regime che caratterizza un’area edificabile o un fondo agricolo): cd. «utilità diretta». Si ritiene comunemente però che anche il non uso può essere considerato un legittimo modo di godimento del proprietario. In senso dinamico, il diritto di godere può intendersi come il diritto sui frutti del bene, che già nascono nella sfera del proprietario (TRABUCCHI).

È proprio per questo che oggi non può più parlarsi della proprietà, come di una figura generale con caratteri costanti, bensì delle proprietà a seconda del contenuto particolare che il diritto del proprietario viene ad assumere per ciascuna categoria di beni (GAZZONI);

 

– il potere di disporre della cosa, che si concretizza nel potere del proprietario di compiere atti giuridici di disposizione sulla cosa, ad. es. alienarla o costituire sulla stessa diritti reali limitati a favore di altri (cd. «utilità di scambio»).

Va, tuttavia, avvertito che il diritto di proprietà non è costituito da una somma di diritti, distinti tra di loro e isolatamente considerati; grazie al suo carattere di pienezza (di cui infra), il diritto di proprietà è sintesi di facoltà, che vengono in rilievo quando sono oggetto di contestazione, trovando comunque il loro fondamento nel diritto di proprietà (TRABUCCHI).

 

 

Caratteri del diritto di proprietà

Sono i seguenti:

 

pienezza: la proprietà, in base all’art. 832, costituisce un diritto che consente al proprietario ogni lecita utilizzazione del bene. Tuttavia non si tratta di un diritto assoluto poiché vi sono dei limiti che comprimono la libertà del proprietario i quali possono derivare: da un atto di disposizione del privato (che, ad es., può costituire un diritto reale di godimento); da disposizioni di legge, dirette a tutelare finalità di ordine pubblico o a rea-lizzare un contemperamento di interessi, in attuazione dell’art. 42 Cost. che assegna alla proprietà una funzione sociale;

 

elasticità: anche quando i poteri del proprietario sono limitati, il diritto di proprietà rimane potenzialmente integro. Infatti, non appena viene meno il vincolo che la comprime, la proprietà riprende automaticamente la sua ampiezza originaria (consolidazione).

Ad es., la costituzione di un diritto di usufrutto sul bene determina una forte limitazione del diritto di proprietà (che si definisce nuda proprietà); ma quando si estingue, il diritto di proprietà riacquista la sua pienezza. In questi casi, non si vengono a staccare una o più facoltà dal diritto di proprietà: il contratto relativo ha natura non traslativa, ma derivativo-costitutiva, in quanto nasce un diritto autonomo, che trae la sua legittimità dal diritto di proprietà (GAZZONI).

Ma la proprietà non è frazionabile e l’elasticità è un carattere tipico dei diritti che hanno un numero indeterminato di facoltà (TRABUCCHI);

 

autonomia ed indipendenza: il diritto di proprietà (a differenza dei diritti reali limitati) non presuppone l’esistenza di un parallelo diritto altrui di portata maggiore;

 

esclusività: assume il duplice significato di potere di escludere chiunque dal godimento del bene e di impossibilità di coesistenza sulla stessa cosa di più diritti di proprietà (vi può essere una comproprietà per quota, ma il diritto di proprietà resta unico);

 

perpetuità: non esistono limiti temporali al diritto di proprietà. Si discute se sia ammissibile una proprietà temporanea, quando l’alienazione del diritto sia sottoposta a termine iniziale o finale. Parte della dottrina (DE MARTINO) nega la sua esistenza. Altri autori (GAZZONI, TRABUCCHI, BARBERO), invece, ritengono esistenti nel nostro ordinamento casi di proprietà temporanea fissati dalla legge, come: la sostituzione fidecommissaria (art. 692); il legato a termine finale (art. 637); la proprietà superficiaria a tempo determinato (art. 953).

Discussa è anche l’ammissibilità, sul piano convenzionale, di una proprietà risolubile (sottoposta a condizione risolutiva), laddove si ritiene (GAZZONI) che alcuni casi siano già previsti nel codice civile (artt. 791, 792 e 1500 ss.). Essa si distinguerebbe dalla proprietà temporanea in quanto, in via generale, gli effetti dell’avveramento della condizione risolutiva retroagiscono ex tunc;

 

imprescrittibilità: la proprietà non si può perdere per «non uso», bensì soltanto per usucapione.

 

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