Le persone giuridiche
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20 Feb 2016
 
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Le persone giuridiche

Tipi di persone giuridiche, elementi costitutivi, il riconoscimento, la s.r.l. semplificata, gli enti ecclesiastici, l’autonomia patrimoniale perfetta.


 

La Costituzione prevede tra i diritti dei cittadini quello di associarsi liberamente per fini che non sono vietati ai singoli dalla legge penale (art. 18), e di professare liberamente la propria religione, in qualsiasi forma, anche associata (art. 19). Sono proibite le associazioni segrete e quelle che perseguono, anche indirettamente, scopi politici mediante organizzazioni di carattere militare (art. 18, co. 2°). Altro divieto è dato dalla XII Disp. Trans. della Costituzione che vieta la ricostituzione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista.

La libertà di associazione, dunque, postula la creazione di formazioni sociali che coinvolgono una pluralità di cittadini, la creazione, cioè, di enti soggetti ad una disciplina particolare a seconda della struttura o dello scopo che sono stati loro imposti.

 

Così, se l’ente è diretto al perseguimento di uno scopo di lucro dovrà rivestire la forma di una società; se, invece, il suo scopo non ha carattere economico potrà rivestire la forma dell’associazione, della fondazione o del comitato.

Al riguardo è però da sottolineare che i privati non possono creare schemi organizzativi di enti, diversi da quelli già precostituiti dalla legge (tipicità degli enti).

Tutti gli enti, per il fatto di concretizzarsi in una organizzazione distaccata dai membri che la compongono o che l’hanno composta, godono di una soggettività giuridica.

Nel nostro ordinamento, infatti, l’attributo di persona è riconosciuto non soltanto all’uomo, ma anche alle organizzazioni collettive (es.: gli enti pubblici, le associazioni, le fondazioni, le società e i consorzi), le quali si pongono come autonomi centri di imputazione di situazioni giuridiche soggettive, che conseguono, da un lato, all’attribuzione di diritti e di doveri da parte dell’ordinamento giuridico, e, dall’altro, all’esercizio di tali diritti in vista della realizzazione di uno scopo.

 

L’elemento di differenziazione tra gli enti è dato dall’autonomia patrimoniale di cui questi godono.

In particolare, godono di autonomia patrimoniale perfetta (il patrimonio dell’ente, cioè, rimane nettamente distinto dal patrimonio dei suoi componenti) gli enti riconosciuti, ossia le cd. persone giuridiche.

Le persone giuridiche possono, pertanto, definirsi come «complessi organizzati di uomini e beni rivolti ad uno scopo, legalmente non vietato, i quali assurgono ad unità ad opera dell’ordinamento giuridico, che li qualifica come soggetti di diritto», come enti, cioè, dotati di capacità giuridica propria e distinti dalle persone fisiche che concorrono a formarli.

 

Tali organizzazioni collettive presuppongono una compresenza di elementi di ordine personale e materiale riuniti per realizzare scopi collettivi.

Esse sono dotate di capacità giuridica generale: ciò significa che le persone giuridiche partecipano in proprio alla vita di relazione e sono legittimate ad assumere tutti i diritti e gli obblighi che conseguono alla loro attività. Così, se una persona giuridica (ad es. una società) assume un debito, di questo ne risponde essa stessa con il suo patrimonio, e non pure le persone fisiche che la compongono.

È ovvio, peraltro, che alle persone giuridiche sono preclusi tutti quei rapporti che presuppongono la condizione di persona fisica: ad esempio, i rapporti di famiglia non possono che instaurarsi tra persone fisiche.

 

 

Natura giuridica

Il fatto che enti diversi dalle persone fisiche godano di capacità giuridica e siano considerati essi stessi «persone» è recepito in tutti gli ordinamenti giuridici moderni, compresi quelli socialisti, ma è accettato con una certa difficoltà dal pensiero giuridico. Da ciò dipendono le discussioni, ancora attuali, sulla natura della persona giuridica.

 

Le principali teorie formulate al riguardo sono le seguenti:

 

—      Teoria della finzione (SAVIGNY, WINDSHEID)

I sostenitori della teoria della finzione, partendo dalla considerazione che solo la persona fisica può essere soggetto di diritto, considerano la persona giuridica una entità astratta, creata dalla mente del legislatore al solo fine di dare una tutela giuridica a determinati scopi.

 

—      Teoria della realtà organica (GIERKE)

I sostenitori di questa teoria, in contrapposizione ai primi, affermano che la persona giuridica è un fenomeno reale, perché è sulla base di una esigenza reale che gli uomini si riuniscono in organismi pluripersonali per conseguire determinati scopi.

Le persone giuridiche, secondo questa teoria, attraverso i loro organi vogliono e agiscono come le persone fisiche e, al pari di queste, nascono, vivono e si estinguono. Pertanto, le persone giuridiche non sarebbero create ma soltanto riconosciute dall’ordinamento per quello che esse sono nella realtà, cioè organismi indipendenti aventi esistenza e volontà autonoma da quella delle persone fisiche che le costituiscono.

 

—      Teoria della realtà giuridica (FERRARA)

Tale teoria, di stretta ispirazione positivistica, fa rilevare che la realtà della persona giuridica deve essere affermata secondo quanto stabilito dalla legge poiché è la legge a decidere chi siano i suoi destinatari e, in generale, quali presupposti della realtà naturale abbiano rilevanza giuridica.

Premesso che la realtà materiale per il diritto «non vale di per sé ma solo in quanto sia oggetto di previsione di una norma di legge e nei limiti di tale previsione», si afferma che le persone giuridiche sono tali in quanto la norma giuridica conferisce al substrato materiale di uomini e mezzi una propria forma, efficace solo nell’ambito strettamente giuridico, ma in tale ambito, reale, vale a dire, partecipe della stessa realtà degli altri soggetti giuridici, cioè le persone fisiche.

 

—      Teoria analitica o normativa (ASCARELLI, GALGANO, D’ALESSANDRO)

Un recente orientamento dottrinario ha sottoposto a serrata critica l’assimilazione — propria delle teorie tradizionali — delle persone giuridiche alle persone fisiche, sia sul piano della realtà fenomenica sia su quello della realtà giuridica.

L’analisi del problema in esame deve partire dalla necessaria premessa che soltanto le persone fisiche sono i destinatari definitivi e sostanziali delle proposizioni normative riferite alle persone giuridiche, in quanto il diritto è regola di rapporti umani e non considera se non gli interessi degli uomini che agiscono individualmente o in formazioni sociali.

Pertanto, utilizzando il metodo di analisi del linguaggio, si afferma che il termine persona giuridica non è espressione di un dato reale dell’esperienza, ma soltanto una sintesi verbale per indicare una sfera di rapporti giuridici delle persone fisiche disciplinata da una normativa speciale.

 

Così, quando si afferma che un bene appartiene ad una persona giuridica, o che questa è titolare di un credito o di un debito verso un altro soggetto, non si fa che esprimere sinteticamente il fatto che la proprietà, il credito, come ogni altra posizione giuridica attribuita alla persona giuridica, appartengono in realtà alle persone fisiche che costituiscono l’ente, benché una normativa speciale preveda un regime giuridico particolare per tali rapporti.

 

Alcuni autori (BIANCA), contestano alla teoria esaminata il fatto di disconoscere le persone giuridiche come organizzazioni dotate di propria capacità giuridica, come centri operativi e destinatari di posizioni giuridiche non riferibili sic et simpliciter a singole persone fisiche: dire che non esiste un diritto di proprietà della società sui suoi beni ma una somma di diritti dei soci, significa disconoscere il dato reale della effettiva disciplina del patrimonio sociale quale proprietà dell’ente (è l’ente che lo può alienare, è l’ente che lo può gravare di ipoteca, è l’ente che risponde dei danni ai terzi etc.).

 

Per queste ragioni, BIANCA afferma che l’attribuzione alle persone giuridiche della capacità di agire «non è un mero enunciato valevole solo nel mondo del diritto, ma è piuttosto il mezzo attraverso il quale organizzazioni economico-sociali diventano esse stesse partecipi della vita di relazione».

 

 

Tipi di persone giuridiche

Le persone giuridiche si distinguono tradizionalmente in:

 

– Corporazioni e istituzioni

 

Corporazione è il complesso organizzato di persone fisiche, riunite per il conseguimento di uno scopo, nel quale predomina l’elemento personale (detto pure universitas personarum).

 

Le corporazioni, in particolare, si distinguono in:

 

      associazioni (in senso stretto): se il loro scopo principale non è di natura prettamente economica (es.: culturale, sportivo, politico);

      società: se perseguono uno scopo lucrativo (società di capitali) o mutualistico (società mutualistiche).

 

Le società commerciali (art. 2247) rappresentano delle corporazioni (in quanto vi predomina l’elemento personale) di tipo particolare poiché perseguono un fine specifico, il lucro o il reciproco aiuto.

 

Istituzione è, invece, il complesso organizzato di beni destinati ad una determinata opera dalla volontà di uno o più fondatori; nell’istituzione pertanto, predomina l’elemento patrimoniale (detto pure universitas bonorum).

 

Le istituzioni si distinguono in:

 

      fondazioni, caratterizzate dalla destinazione di un patrimonio privato ad un determinato scopo di pubblica utilità (assistenziale, culturale, scientifico);

      comitati, generalmente costituiti per la raccolta di fondi vincolati ad una finalità determinata.

 

Questa distinzione, creata dalla legge stessa, importa notevolissime conseguenze, le quali, esaminate con particolare riferimento alle associazioni e alle fondazioni, riguardano:

 

—      il patrimonio, che per le fondazioni è elemento costitutivo, mentre per le associazioni costituisce solo un mezzo (strumento) per il raggiungimento dello scopo;

—      lo scopo, che nelle fondazioni è esterno, in quanto consiste nella realizzazione di un vantaggio per altri, mentre nelle associazioni è interno, in quanto consiste nell’arrecare un dato vantaggio agli associati; per le associazioni è sufficiente sia lecito, non in contrasto con norme imperative, mentre per le fondazioni deve essere di pubblica utilità;

      la volontà, che nelle fondazioni è esterna, in quanto proviene dal fondatore, mentre nelle associazioni è interna, in quanto è manifestata dagli stessi associati attraverso gli organi competenti;

—      gli organi direttivi, i quali nelle fondazioni sono sottoposti alla volontà del fondatore, mentre nelle associazioni sono dominanti.

 

– Pubbliche e private: il problema delle privatizzazioni

Una seconda non meno importante distinzione è tra:

 

—      persone giuridiche pubbliche, che perseguono interessi generali, propri dello Stato, e spesso godono di una posizione di supremazia nei confronti degli altri soggetti con cui vengono in rapporto (i cd. enti pubblici). Esse costituiscono oggetto di studio del diritto amministrativo;

      persone giuridiche private: che perseguono, invece, fini che, pur se comuni a molti soggetti, non sono propri dello Stato. Esse, quindi, sono, dal punto di vista giuridico, parificate ai soggetti privati, con i quali entrano in rapporto in condizione di parità.

 

– Civili e ecclesiastiche

Questa distinzione, in particolare, opera all’interno delle persone giuridiche private:

 

      ecclesiastiche sono le persone giuridiche che perseguono fini di culto o fini connessi con il culto e sono, come tali, disciplinate, oltre che dal diritto civile, anche dal diritto canonico;

      civili sono tutte le altre persone giuridiche private.

 

– Nazionali e straniere

Tale distinzione si basa sul riconoscimento statale della persona giuridica, così:

 

      nazionali sono le persone giuridiche riconosciute dallo Stato italiano;

      straniere sono le persone giuridiche non riconosciute dallo Stato italiano.

 

In particolare le persone giuridiche straniere godono della capacità giuridica e di agire secondo il criterio della reciprocità, come le persone fisiche secondo quanto dispone l’art. 16 delle preleggi al c.c.

A questo principio fanno eccezione le società commerciali per le quali vige una forma particolare di riconoscimento (cd. generico) basato sulla sola registrazione. Per esse, pertanto, trova applicazione, ai fini della nazionalità, l’art. 25, L. 31-5-1995, n. 218 (Diritto internazionale privato) che va coordinato con l’art. 48 del Trattato Istitutivo della Comunità europea (come modificato dal Trattato di Amsterdam), secondo cui le società costituite conformemente alla legislazione di uno Stato membro e aventi sede o attività nell’ambito della Comunità, sono equiparate alle persone fisiche aventi la cittadinanza degli Stati membri.

 

 

Elementi costitutivi della persona giuridica

Sono elementi costitutivi della persona giuridica:

 

– Una pluralità di persone (elemento personale)

Una pluralità di persone è essenziale per la vita dell’ente, o come soggetti che ne formano la volontà o come destinatari della sua attività. Ed infatti, il venir meno di tutti gli associati è causa di estinzione delle persone giuridiche (art. 27, co. 2°).

 

Peraltro, già la L. 3-3-1993, n. 88 aveva riconosciuto la possibilità per le società a responsabilità limitata di essere costituite da un unico socio cui era riconosciuto il beneficio di godere della responsabilità limitata. Attualmente, in seguito alla riforma del diritto societario, tutte le società di capitali (ad esclusione delle società in accomandita per azioni e delle cooperative) possono essere costituite da un solo socio che però beneficia della responsabilità limitata solo se i conferimenti sono stati interamente versati a norma dell’art. 2464 o se sia stata effettuata e depositata per l’iscrizione nel registro delle imprese la dichiarazione di cui all’art. 2470 (artt. 2325, 2462).

 

In particolare, la pluralità di persone è un requisito indispensabile per le associazioni, le quali devono essere composte da almeno due persone. Tale elemento si atteggia diversamente invece nelle fondazioni, dove prevale l’elemento patrimoniale.

 

Invero, si afferma tradizionalmente che nelle fondazioni, in quanto caratterizzate dalla destinazione di un patrimonio autonomo ad uno scopo, non è elemento essenziale la pluralità di persone fisiche. A ben vedere, anche nelle fondazioni è possibile individuare un elemento personale: esso va identificato non nei destinatari dell’attività della fondazione (i quali sono esterni rispetto alla struttura dell’ente), ma nella pluralità di persone fisiche chiamate a gestire il patrimonio per il conseguimento dello scopo (cioè, gli amministratori) (BIGLIAZZI-GERI).

 

– Il patrimonio (elemento reale)

L’esistenza di un patrimonio sufficiente per il raggiungimento dello scopo è essenziale per tutte le persone giuridiche; infatti:

 

      l’insufficienza del patrimonio è prevista come causa di estinzione delle fondazioni, o, eventualmente, di trasformazione (art. 28);

      la riduzione del capitale sotto il minimo legale è causa di scioglimento delle società di capitali (art. 2484 n. 4);

—      nelle associazioni, l’insufficienza del patrimonio è causa di estinzione dell’ente in quanto determina l’impossibilità di conseguire lo scopo (art. 27).

 

Anche nelle associazioni il patrimonio è considerato elemento essenziale non solo per il conseguimento dello scopo dell’ente, ma soprattutto per garantire il soddisfacimento delle ragioni dei creditori.

Non è, invece, necessario nelle associazioni non riconosciute dal momento che i creditori di questa sono comunque tutelati dalla previsione della responsabilità illimitata, imposta agli amministratori dall’art. 38.

 

– Lo scopo (elemento teleologico)

Lo scopo dev’essere determinabile e lecito. L’esistenza e il permanere dello scopo, avente i requisiti indicati, giustificano la costituzione e la conservazione di una persona giuridica. Infatti:

 

—      esso dev’essere espressamente indicato nell’atto costitutivo e nello statuto (art. 16);

      l’estinzione, il raggiungimento o la impossibilità sopravvenuta dello scopo sono causa di estinzione della persona giuridica (art. 27); in particolare la fondazione può estinguersi anche perché lo scopo è divenuto di scarsa utilità (art. 28).

 

Secondo il criterio distintivo tradizionale, l’associazione si distinguerebbe dalla società per il diverso scopo cui è destinata la loro attività: essenzialmente non lucrativo (culturale, altruistico, ideale) per la prima, lucrativo per la seconda. La dottrina più recente (DI SABATO, FERRI, CAMPOBASSO, GALGANO, SPADA) ha però sottolineato come uno scopo altruistico ben potrebbe essere conseguito anche mediante un’attività economica lucrativa (ad es. un’associazione che gestisce un’impresa a scopo di lucro per destinare gli utili in beneficenza).

In realtà, quindi, quello che caratterizza la società rispetto all’associazione è la previsione, per le società, dello svolgimento di un’attività economica a scopo egoistico (lucrativo o mutualistico) il che non è nelle associazioni. In altre parole, mentre nelle associazioni i guadagni dell’attività economica eventualmente esercitata (lucro oggettivo) devono essere attribuiti ai terzi, in conformità dello scopo ideale ed altruistico, nelle società il risultato dell’attività economica viene attribuito ai soci (lucro soggettivo).

 

– Il riconoscimento (elemento formale)

I primi tre elementi esaminati (il cd. substrato materiale) anche se necessari all’esistenza della «persona», non sono però, da soli, sufficienti all’acquisto, da parte di essa, della personalità giuridica: a tale fine occorre un ulteriore elemento formale, il riconoscimento.

 

Il procedimento per l’acquisto della personalità giuridica è regolato dall’art. 1 D.P.R. 361/2000:

 

—      le associazioni, le fondazioni e le altre istituzioni di carattere privato acquistano la personalità giuridica mediante il riconoscimento determinato dall’iscrizione nel registro delle persone giuridiche, istituito presso le prefetture;

—      la domanda per il riconoscimento di una persona giuridica, sottoscritta dal fondatore o da coloro ai quali è conferita la rappresentanza dell’ente, è presentata alla prefettura nella cui provincia è stabilita la sede dell’ente. Alla domanda i richiedenti devono allegare copia autentica dell’atto costitutivo e dello statuto. La prefettura rilascia una ricevuta che attesta la data di presentazione della domanda;

—      ai fini del riconoscimento è necessario che lo scopo sia possibile e lecito e che il patrimonio risulti adeguato alla realizzazione dello scopo. La consistenza del patrimonio deve essere dimostrata da un’idonea documentazione allegata alla domanda;

—      entro 120 giorni dalla presentazione della domanda il prefetto provvede all’iscrizione;

—      qualora la prefettura ravvisi ragioni ostative all’iscrizione o la necessità di integrare la documentazione presentata, ne dà comunicazione ai richiedenti, i quali, nei successivi trenta giorni, possono presentare memorie e documenti. Se, nell’ulteriore termine di trenta giorni, il prefetto non comunica ai richiedenti il motivato diniego ovvero non provvede all’iscrizione, questa si intende negata.

 

Il riconoscimento delle fondazioni istituite per testamento può essere concesso dal prefetto, d’ufficio, in caso di ingiustificata inerzia del soggetto abilitato alla presentazione della domanda.

Le società commerciali, invece, acquistano la personalità giuridica con l’iscrizione nel registro delle imprese (istituito solo con l’art. 8 L. 29 dicembre 1993, n. 580 al quale ha dato attuazione un successivo regolamento recepito nel d.P.R. 7 dicembre 1995, n. 581), da cui scaturisce, appunto, ope legis, la personalità, senza necessità di ulteriori controlli.

 

L’unica forma di controllo, peraltro di mera legittimità, era quella esercitata dal Tribunale in sede di omologazione. Anche le norme che prevedevano l’omologazione sono state, però, abrogate, essendosi ritenuta sufficiente a garantire la regolarità formale della società l’attività di controllo svolta dal notaio in sede di stipula dell’atto costitutivo. È, così, evidente un atteggiamento di favor legislativo confermato da una sostanziale assenza di controlli statali sulle vicende della società, a differenza che per le associazioni (BIGLIAZZI-GERI).

 

Una forma particolare di riconoscimento (per registrazione) è prevista dall’art. 39 della Costituzione (al quale non è stata data ancora attuazione) per i sindacati, alla sola condizione che i loro statuti garantiscano un ordinamento interno a base democratica. Attualmente i sindacati sono associazioni di fatto.

 

 

La s.r.l. semplificata

L’art. 2463bis c.c., inserito dal D.L. 1/2012, convertito in L. 27/2012, prevede che la società a responsabilità limitata semplificata può essere costituita con contratto o atto unilaterale da persone fisiche.

 

L’atto costitutivo deve essere redatto per atto pubblico in conformità al modello standard tipizzato con decreto del Ministro della giustizia (v. il D.M. 23-6-2012) e deve indicare:

 

1)      il cognome, il nome, la data, il luogo di nascita, il domicilio, la cittadinanza di ciascun socio;

2)      la denominazione sociale contenente l’indicazione di società a responsabilità limitata semplificata e il comune ove sono poste la sede della società e le eventuali sedi secondarie;

3)      l’ammontare del capitale sociale, pari almeno ad 1 euro e inferiore all’importo di 10.000 euro previsto all’art. 2463, co. 2, n. 4), sottoscritto e interamente versato alla data della costituzione. Il conferimento deve farsi in denaro ed essere versato all’organo amministrativo;

4)      i requisiti previsti dai n. 3), 6), 7) e 8) del comma 2 dell’art. 2463 c.c.;

5)      luogo e data di sottoscrizione;

6)      gli amministratori.

 

La denominazione di società a responsabilità limitata semplificata, l’ammontare del capitale sottoscritto e versato, la sede della società e l’ufficio del registro delle imprese presso cui questa è iscritta devono essere indicati negli atti, nella corrispondenza della società e nello spazio elettronico destinato alla comunicazione collegato con la rete telematica ad accesso pubblico. Alla s.r.l. semplificata, se compatibili, si applicano le norme previste per le società a responsabilità limitata.

 

 

Gli enti ecclesiastici

La personalità giuridica degli enti ecclesiastici (organismi aventi finalità di culto sorti nell’ambito della struttura della Chiesa cattolica e delle confessioni diverse dalla cattolica) non è soggetta alle regole di cui agli artt. 1 e 16 c.c., né dell’art. 16 delle preleggi, trovando per essi applicazione la disciplina eccezionale e derogatoria di quella generale di cui all’art. 29, comma 2, lett. a) del Concordato tra la Santa Sede e l’Italia dell’11-2-1929, ratificato dall’Italia con legge 27-5-1929, n. 810 (secondo cui, ferma restando la personalità giuridica degli enti ecclesiastici finora riconosciuti dalle leggi italianeSanta Sede, diocesi, capitoli, seminari, parrocchie etc. tale personalità sarà riconosciuta anche alle chiese»); né è onere dell’ente ecclesiastico che sia stato convenuto in giudizio davanti al giudice italiano dare prova del proprio status di persona giuridica secondo la legge italiana mediante l’esibizione dell’atto di fondazione o di costituzione, essendo allo scopo sufficiente che da tutti i documenti prodotti in giudizio tale status risulti incontestato e incontestabile (Cass. 2-4-2002, n. 4627).

 

 

L’autonomia patrimoniale perfetta

Il valore pratico della personalità giuridica, attribuita ad entità diverse dagli uomini, viene di solito indicato nell’autonomia patrimoniale riconosciuta all’ente e nella limitazione di responsabilità assicurata ai singoli.

 

È possibile graduare il distacco tra ente e individui che ne fanno parte (GAZZONI, BIGLIAZZI-GERI ed altri):

 

—      nel nostro ordinamento esistono, innanzitutto, gli istituti della comunione e del condominio che sono privi di autonomia e non si distinguono, dal punto di vista patrimoniale, dai loro partecipanti;

—      il livello intermedio si ha in quelle forme associative nelle quali si manifesta una certa separazione fra le persone ed il patrimonio (esistenza di un fondo comune aggredibile dai creditori e del quale i singoli non possono chiedere la divisione, artt. 37 e 38); lo stesso vale per le società di persone (artt. 2267, 2291, 2615);

—      al livello più alto vi sono le persone giuridiche.

 

Anche le associazioni non riconosciute godono di una certa autonomia, qualificata autonomia patrimoniale imperfetta, per indicare «la responsabilità dei partecipanti o di alcuni di essi per i debiti dell’organizzazione; esistenza di uno schermo giuridico che difenda, in maggiore o minore misura, il patrimonio dell’organizzazione dai debiti dei singoli partecipanti, assicurando la destinazione preferenziale dell’attivo dell’ente alla soddisfazione dei creditori dell’ente stesso» (TRIMARCHI).

 

Le persone giuridiche godono di autonomia patrimoniale perfetta per il fatto che il patrimonio della persona giuridica rimane nettamente distinto dal patrimonio dei suoi componenti. Conseguentemente:

 

—      i beni della persona giuridica appartengono ad essa e non ai singoli componenti;

—      tra la persona giuridica ed i suoi componenti possono costituirsi rapporti giuridici patrimoniali;

—      il creditore di una persona giuridica non può vantare, di regola, le sue ragioni di credito nei confronti dei singoli soci, i quali rispondono solo nei limiti della quota conferita;

—      viceversa, il creditore del singolo socio non è anche creditore verso la persona giuridica e, in caso di inadempienza, può rivalersi soltanto attaccando il patrimonio del suo debitore e non anche quello sociale.

 

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