Le fondazioni: i vari tipi
Professionisti
20 Feb 2016
 
L'autore
Edizioni Simone
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore
 

Le fondazioni: i vari tipi

Classificazione delle fondazioni: le fondazioni testamentarie, di famiglia, di impresa, di fatto.

 

 

Le fondazioni testamentarie

Sono quelle istituite per testamento (art. 14, co. 2°).

Si è discusso se l’atto di dotazione contenuto in un testamento configuri una vera e propria istituzione di erede o di legato (NICCOLÒ, CICU, GANGI) ovvero si tratti di un tertium genus di disposizione testamentaria (FERRARA, GALGANO) in considerazione del fatto che la fondazione non potrebbe mai rinunciare alla dotazione patrimoniale né tanto meno essere chiamata a rispondere dei debiti ereditari (anche se solo intra vires).

 

 

Le fondazioni di famiglia

Sono così chiamate le fondazioni destinate ad operare a vantaggio dei membri di una o più famiglie determinate (art. 28, co. 3°). Per il combinato disposto degli artt. 692 e 699, la dottrina ritiene che siano ammissibili solo in quanto perseguano, anche se indirettamente, scopi di pubblica utilità.

Si pensi ad esempio alla fondazione destinata a mantenere agli studi universitari tutti i discendenti di una famiglia.

 

 

La fondazione di impresa

La fondazione può esercitare, per il raggiungimento del proprio fine, qualsiasi attività anche di carattere economico o addirittura lucrativo. Si pensi alla impresa editoriale gestita da una fondazione culturale.

Per alcuni autori, nel caso in cui l’esercizio dell’impresa costituisca l’oggetto principale dell’ente, questo assumerà la connotazione di imprenditore commerciale, assoggettato alla relativa disciplina (art. 2188 ss.). Altra parte della dottrina, invece, pur ritenendo ammissibile nel nostro ordinamento tale tipo di fondazione, esclude che l’impresa gestita possa avere carattere commerciale.

 

 

Fondazione di fatto

Secondo la tesi prevalente, mentre l’associazione può essere soggetto di diritto anche senza avere la personalità giuridica, per la fondazione l’acquisto della personalità giuridica, attraverso il riconoscimento, coincide con lo stesso essere soggetto di diritto, dal momento che non sono ammissibili fondazioni non riconosciute quali autonomi centri di imputazione e di situazioni giuridiche soggettive (BIANCA, MESSINEO).

 

La scelta del legislatore di non disciplinare la fondazione non riconosciuta deriverebbe dal ripudio per i vincoli unilaterali sui beni, istituiti con carattere di perpetuità e al di fuori di ogni forma di controllo (RASCIO).

Inoltre, si afferma, poiché la fondazione è caratterizzata da un complesso di beni destinati ad uno scopo e, perciò, provvisti di autonomia patrimoniale, ossia distaccati dal patrimonio di provenienza (il patrimonio del fondatore), la destinazione allo scopo, l’autonomia e il distacco non operano senza il riconoscimento, che rende i beni usciti dal patrimonio intangibili nei confronti degli eventuali obblighi patrimoniali incombenti sul patrimonio di provenienza (MESSINEO).

 

Parte della dottrina (GALGANO), invece, ammette la figura della fondazione di fatto (o «non riconosciuta») affermando che questa troverebbe riscontro nella fondazione fiduciaria (che si ha quando il testatore impone di destinare taluni beni ad una finalità ideale durevole) e, soprattutto, negli artt. 39-42 c.c. relativi ai comitati. In questi ultimi, infatti, si ravvisa la disciplina della fondazione non riconosciuta (che sarebbe quindi un comitato), con la particolarità che mentre la fondazione si costituisce con un atto unilaterale del fondatore, il comitato si costituisce per pubblica sottoscrizione. Ne deriva che, ottenuto il riconoscimento, la fondazione, la cui costituzione è preceduta dall’attività del comitato, potrà mantenere i diritti acquistati e le obbligazioni assunte prima di tale momento, con ciò dovendosi necessariamente negare valore costitutivo al riconoscimento.

 

Manuale-di-Istituzioni-di-Diritto-Privato


 


richiedi consulenza ai nostri professionisti

 
 
Commenti