Persone giuridiche: ammissione, recesso ed esclusione degli associati
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20 Feb 2016
 
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Edizioni Simone
 


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Persone giuridiche: ammissione, recesso ed esclusione degli associati

La qualità di associato, l’acquisto e la perdita, lo scioglimento del rapporto associativo.

 

 

L’ammissione

La qualità di associato può essere acquistata simultaneamente alla costituzione dell’associazione o successivamente ad essa. Si è già detto infatti che l’associazione è per sua natura aperta all’adesione dei terzi. L’adesione ha la stessa natura giuridica della partecipazione originaria: l’aderente, al pari delle parti originarie, assume la posizione di contraente del contratto d’associazione (GALGANO).

 

L’art. 16 stabilisce che l’atto costitutivo o lo statuto devono contenere l’indicazione delle condizioni per l’ammissione degli associati; peraltro, pur sussistendo tali condizioni, il terzo non può, per ciò solo, pretendere di entrare a far parte dell’associazione, né il rifiuto oppostogli potrebbe essere impugnato in via giudiziaria. Manca, cioè, nei terzi che pure abbiano i requisiti previsti dallo statuto, un diritto all’ammissione.

 

La qualità di associato è strettamente personale per cui non è trasmissibile (in vita o, dopo la morte degli associati, agli eredi) (art. 24, co. 1°). La norma mira a garantire l’interesse dei soci a non consentire l’ingresso di nuovi associati indipendentemente dalla loro volontà.

 

 

Il recesso

L’associato può sempre recedere dall’associazione, cioè sciogliersi unilateralmente dal rapporto associativo, se non ha assunto l’obbligo di farne parte per un tempo determinato (art. 24 co. 2°).

 

La facoltà di recesso è espressione del principio di libertà di associazione, sancito dall’art. 18 Cost.; sarebbe perciò nulla una clausola statutaria che escluda il diritto di recesso dell’associato.

 

Ciò nondimeno, la rinunzia alla facoltà di recesso è valida se fatta a tempo determinato, ma, anche in questo caso, deve ritenersi sempre ammesso il recesso anticipato allorché sussista una giusta causa (AURICCHIO, GALGANO). Deve inoltre ritenersi nullo l’obbligo a permanere nell’associazione (TRIMARCHI, GALGANO):

 

—      quando esso sia assunto per un periodo di tempo manifestamente eccessivo, tale da farlo ritenere elusivo del divieto di rinunzia al recesso a tempo indeterminato;

—      quando si tratti di associazione politica o religiosa, perché tale impegno sarebbe in contrasto coi principi costituzionali della libertà di pensiero e di associazione.

 

 

L’esclusione

L’esclusione dell’associato è subordinata a due condizioni: la ricorrenza di gravi motivi e un’apposita deliberazione motivata dell’assemblea previa contestazione degli addebiti (art. 24, co. 3°). Questa norma, limitando il potere di esclusione da parte del gruppo, riconosce implicitamente il diritto di ciascun associato alla permanenza nell’associazione (GALGANO).

 

La deliberazione di esclusione acquista efficacia dal momento in cui è notificata all’interessato (o da questi comunque conosciuta); la notifica, peraltro, è necessaria anche in caso di esclusione di diritto.

La deliberazione di esclusione dev’essere motivata; contro di essa l’interessato può ricorrere all’autorità giudiziaria, nel termine di sei mesi dalla sua notificazione, adducendo la violazione di regole legali o statutarie sul procedimento, l’insussistenza dei fatti addotti come causa di esclusione o, allorché la deliberazione abbia carattere discriminatorio o manifestamente iniquo, l’abuso di potere (TRIMARCHI).

Il giudice opera un controllo sulla legittimità dell’esclusione; al contrario, non può valutare l’opportunità e la convenienza della deliberazione, eccetto per quanto riguarda la sussistenza di gravi motivi, sotto il profilo di un eccesso di potere (BIGLIAZZI-GERI ed altri), o di palesi fini discriminatori (GAZZONI).

La possibilità di adire l’autorità giudiziaria non può essere vietata dall’atto costitutivo, mentre è consentito l’inserimento della clausola compromissoria (ex art. 806 ss. c.p.c.).

 

L’associato receduto, escluso o che comunque abbia cessato di appartenere all’associazione, non ha alcun diritto di liquidazione della quota versata (art. 24 co. 4°). Ciò dimostra il carattere non patrimoniale degli scopi delle associazioni, che si distinguono perciò nettamente dalle società.

 

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