Estinzione delle persone giuridiche
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20 Feb 2016
 
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Estinzione delle persone giuridiche

Quando vengono veno le società e le associazioni, la cancellazione dal registro delle imprese, la devoluzione dei beni della persona giuridica.

 

Le cause di estinzione si distinguono:

 

1- cause comuni ad ogni persona giuridica, che sono:

 

—      le cause previste dalla volontà degli associati o del fondatore: es. scadenza del termine di durata;

—      il venir meno dello scopo, per il raggiungimento o per la sopravvenuta impossibilità di esso.

 

Per quanto riguarda la fondazione, è da notare che quando lo scopo è esaurito, divenuto impossibile o di scarsa utilità, o il patrimonio è divenuto insufficiente, l’autorità competente (Prefettura – ufficio territoriale del Governo), anziché dichiarare estinta la fondazione, può provvedere alla sua trasformazione, allontanandosi il meno possibile dalla volontà del fondatore (art. 28), ciò al fine di evitare l’estinzione (la fine) dell’ente e, quindi, la dispersione del suo patrimonio;

 

2- cause di estinzione proprie delle sole associazioni, che sono:

 

      il venir meno degli associati;

—      la deliberazione assembleare di scioglimento.

 

A seguito dell’entrata in vigore del d.P.R. 10 febbraio 2000, n. 361, l’estinzione non deve più essere dichiarata dall’autorità governativa, come stabiliva l’abrogato 3° comma dell’art. 27; attualmente, la prefettura, la Regione o la Provincia autonoma competente accerta, su istanza di qualsiasi interessato o anche d’ufficio, l’esistenza di una delle cause di estinzione della persona giuridica e dà comunicazione della dichiarazione di estinzione agli amministratori e al presidente del Tribunale competente. Si determina, così, il passaggio alla fase di liquidazione, cioè alla fase in cui si definiscono i rapporti giuridici pendenti e si provvede alla sorte dei beni. La liquidazione è affidata ad un organo apposito, i liquidatori, di nomina giudiziaria. Ad essi è affidato il compito di provvedere ad estinguere le passività dell’ente.

Chiusa la fase di liquidazione, il presidente del Tribunale provvede che ne sia data comunicazione agli uffici competenti per la cancellazione dell’ente dal registro delle persone giuridiche (art. 6).

 

 

La devoluzione dei beni della persona giuridica

È il trasferimento ad un nuovo soggetto dell’eventuale residuo netto del patrimonio, dopo la liquidazione della persona giuridica. I beni residuali sono devoluti:

 

—      secondo le disposizioni dell’atto costitutivo o dello statuto;

—      in mancanza di tali disposizioni (o di deliberazione assembleare, per le associazioni), provvede l’autorità competente che, mediante atto di attribuzione, assegna i beni ad un altro ente che abbia fine analogo a quello dell’ente estinto.

 

È, per lo più, esclusa una ripartizione del residuo attivo tra i soci, perché si ritiene che essa sia incompatibile con la natura ideale e non economica dell’associazione (GALGANO).

 

Si discute in dottrina se il fenomeno della «devoluzione» costituisca o meno una vera e propria successione. Secondo MESSINEO, la devoluzione dei beni delle persone giuridiche rappresenta un tipo di successione per atto tra vivi a titolo particolare, in quanto ha luogo nel patrimonio netto, non comprendendo i debiti della persona giuridica.

Secondo GAZZONI, si tratterebbe di una successione mortis causa a titolo particolare, argomentando ex art. 31, co. 3° che prevede una responsabilità intra vires, nei limiti del ricevuto, in capo a coloro ai quali i beni sono stati devoluti.

 

 

La cancellazione dal registro delle imprese

Conclusa la fase di liquidazione, la società può chiedere la sua cancellazione dal registro delle imprese.

Occorre chiedersi se tale cancellazione determini automaticamente l’estinzione della società, o se la società debba, al contrario, ritenersi ancora esistente fino alla compiuta definizione di tutti i rapporti giuridici pendenti e conservi, in relazione ad essi, la piena capacità processuale.

Nella vigenza dell’art. 2456 c.c. nel testo anteriore alla sua modifica (avvenuta con il D.Lgs. 6/2003, in vigore dal 1° gennaio 2004), la giurisprudenza riteneva che «la cancellazione di una società di capitali dal registro delle imprese non ne determina ipso facto l’estinzione, tale effetto verificandosi solo in conseguenza della definizione di tutti i rapporti ancora pendenti. La società conserva, pertanto, in pendenza di una siffatta situazione, la sua piena capacità processuale, tanto attiva quanto passiva» (Cass. n. 2869/1998, n. 10314/2004).

 

Tale orientamento era nato per tutelare i creditori sociali insoddisfatti, che potevano essere pregiudicati dalla fraudolenta liquidazione della società debitrice. In seguito l’orientamento è stato esteso anche alle società che vantavano crediti nei confronti di terzi (Cass. n. 10555/2001, 7972/2000), le quali pertanto potevano far valere i loro diritti anche dopo la cancellazione.

 

Con la riforma introdotta dall’art. 3 del D.Lgs. n. 6/2003, il legislatore ha sostituito la norma in commento introducendo un nuovo art. 2495 c.c., che, nel reiterare il testo del vecchio art. 2456, ha premesso, al comma 2, l’inciso «ferma restando l’estinzione della società», che ha chiarito definitivamente come l’estinzione sia ipso facto conseguente alla cancellazione. Questa conclusione è stata ribadita dalla Cassazione a Sezioni Unite con la sentenza n. 4062/2010, che ha affermato i seguenti principi:

 

—      l’iscrizione della cancellazione della società di capitali nel registro delle imprese determina, dal 1° gennaio 2004 (data di entrata in vigore della modifica normativa apportata all’art. 2495 c.c.), l’estinzione della società;

—      a garanzia della parità di trattamento dei terzi creditori di entrambi i tipi di società, di capitali e di persone, anche le società di persone si estinguono definitivamente con la cancellazione dal registro delle imprese.

 

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Autore immagine: 123rf com

 


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