Ricorso contro graduatorie concorso: quale giudice?
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21 Feb 2016
 
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Maria Monteleone
 


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Ricorso contro graduatorie concorso: quale giudice?

Il docente che vuole ricorrere contro il decreto MIUR per l’integrazione e l’aggiornamento delle graduatorie ad esaurimento deve rivolgersi al TAR e non al giudice del lavoro.

 

Una recente sentenza del Consiglio di Stato [1] ha chiarito come si ripartisce la giurisdizione tra giudice ordinario e giudice amministrativo in caso di controversie relative alla modalità di accesso alle graduatorie di un concorso pubblico.

 

La pronuncia in questione è stata emessa in occasione nel ricorso presentato da insegnanti precari in possesso del titolo di accesso alle graduatorie provinciali contro il decreto MIUR n. 235/2014.

 

L’impugnazione riguardava la parte in cui il decreto, nel disporre l’integrazione e l’aggiornamento delle graduatorie ad esaurimento del personale docente ed educativo per il triennio scolastico 2014/2015, 2015/2016 e 2016/2017, non ha previsto la facoltà di reinserimento nella rispettiva fascia e graduatoria di appartenenza anche di coloro che, in occasione di precedenti aggiornamenti, non avessero prodotto la domanda di permanenza e fossero stati cancellati dalla graduatoria.

 

In tale sede, i giudici chiariscono le regole sul riparto della giurisdizione tra giudice ordinario e amministrativo nelle controversie relative al pubblico impiego.

 

A seguito della privatizzazione del pubblico impiego, la legge [2] stabilisce che:

 

– sono devolute al giudice ordinario, in funzione di giudice del lavoro, tutte le controversie relative ai rapporti di lavoro alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni, “ancorché vengono in rilievo atti amministrativi presupposti;

 

– quando questi ultimi siano rilevanti ai fini della decisione, il giudice li disapplica, se illegittimi;

 

– rimangono attribuite alla giurisdizione del giudice amministrativo le controversie in materia di procedure concorsuali per l’assunzione dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni, nonché, in sede di giurisdizione esclusiva, quelle relative ai rapporti di lavoro del personale in regime di diritto pubblico.

 

Dunque la giurisdizione spetta, in via generale al giudice ordinario, e, in presenza di controversie afferenti a procedure concorsuali ovvero ad atti di macro-organizzazione, al giudice amministrativo.

 

 

Giudice competente per i riscorsi contro le graduatorie scuola

La giurisprudenza amministrativa e ordinaria ritengono che la fase relativa all’inserimento, formazione e aggiornamento delle graduatorie non integra una fase amministrativa assimilabile ad una procedura concorsuale, in quanto vengono in rilievo soggetti che “sono in possesso di determinati requisiti, anche sulla base della partecipazione a concorso” [3].

 

La giurisdizione, in relazione a tale tipologia di controversie, appartiene pertanto al giudice ordinario.

 

Il dubbio sulla giurisdizione sorge in merito non alla graduatoria in sé quanto agli atti regolamentari che definiscono le modalità generali di accesso alle graduatorie.

 

Un orientamento ritiene che, in relazione a tali atti, sussiste la giurisdizione del giudice ordinario, in quanto il docente vanta un diritto soggettivo ad essere inserito nelle graduatorie ad esaurimento.

 

Dato che gli atti che dettano le modalità generali di ingresso nelle graduatorie verrebbero in rilievo solo in via incidentale, potrebbero essere disapplicati dallo stesso giudice ordinario [4].

 

Il Consiglio di Stato predilige invece il secondo orientamento sulla giurisdizione del giudice amministrativo [5] in quanto gli atti che stabiliscono le modalità di accesso alle graduatorie sono atti di macro-organizzazione.

 

La pubblica amministrazione, infatti, con l’adozione dei provvedimenti in esame, a prescindere dalla loro natura di atti normativi o amministrativi generali, definisce le linee fondamentali di organizzazione degli uffici, determinando anche le dotazioni organiche complessive.

 

La giurisdizione compete, pertanto, al giudice amministrativo. Né, in senso contrario, potrebbe rilevare la questione relativa all’incidenza “diretta” o “indiretta” di tali provvedimenti sui singoli rapporti di lavoro, trattandosi di un profilo che non ne muta la intrinseca natura di atti di macro organizzazione.


[1] Cons. di Stato sent. n. 5710 del 17.12.15.

[2] Art. 63, comma 1, D. lgs. n. 165/2001.

[3] Cass. civ., sez. unite, sent. n. 3032/2011.

[4] Cons. di Stato, sez. VI, sent. n. 3413/2015.

[5] Cons. di Stato, sent. n. 1406/2012.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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