Divorzio in Comune: presenza fisica superflua, si può delegare
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21 Feb 2016
 
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Redazione
 


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Divorzio in Comune: presenza fisica superflua, si può delegare

Separazione e divorzio davanti al Sindaco: possibile conferire procura speciale a un delegato che sostituisca il coniuge.

 

Mai separazione o divorzio è stato più facile: da oggi, non solo ci si può dire addio davanti al Comune senza bisogno di giudici e di avvocati, ma lo si può fare anche delegando qualcun altro al posto proprio che vada a firmare l’accordo. È quanto chiarito dal Tribunale di Milano con una recente e interessante sentenza [1].

 

Chi vuol rompere con il passato, dimenticando il matrimonio e non guardando più in faccia l’ex, può conferire procura speciale a un terzo (un avvocato, ma anche un parente o chiunque altro) che, in sua sostituzione, si rechi dal Sindaco a confermare l’accordo di separazione o divorzio. Ricordiamo infatti che questa speciale procedura è consentita solo quando le parti abbiano raggiunto un’intesa su tutti i punti del distacco, sia quelli patrimoniali (per esempio, il mantenimento) che personali. L’importante è non aver avuto figli e non disporre trasferimenti di immobili.

 

Secondo la sentenza in commento, dunque, è ammissibile la procura speciale per gli accordi di separazione o divorzio da concludere davanti al sindaco del Comune [2]. L’ufficiale di stato civile non può rifiutarsi di procedere perché alla lettura dell’atto consensuale manca uno dei due coniugi, sia questi il marito o la moglie. Se è vero che le parti possono munirsi di una procura speciale nel caso di separazione o divorzio davanti al giudice, ciò a maggior ragione è possibile anche nel procedimento che si svolge in Comune per la cessazione degli effetti civili del matrimonio. Del resto, chi ottiene la procura speciale può svolgere, in sostituzione del soggetto rappresentato, tutte le attività che quest’ultimo dovrebbe porre in essere davanti all’autorità amministrativa. Non vi sono, quindi, preclusioni neanche in ambito di diritto di famiglia.

 

Per spiegare le ragioni di questa apertura, il tribunale di Milano utilizza motivazioni convincenti: se è vero che la nuova procedura di separazione o divorzio davanti al Sindaco ha lo scopo di semplificare la vita ai cittadini, portando peraltro fuori dal Tribunale le controversie, specie quelle – come nel caso di specie – che hanno più l’aspetto di semplici pratiche amministrative, non si vede perché imporre la presenza fisica alle parti. Del resto se le procedure alternative al tribunale devono assicurare agli utenti del servizio le stesse possibilità di agire che sarebbero loro riconosciute davanti al giudice, non si vede perché escludere la possibilità di una procura speciale che, invece, in tribunale è consentita. Diversamente il risultato sarebbe invece quello di disincentivare il ricorso alle procedure semplificate piuttosto che favorirlo.

Insomma: le procedure di degiurisdizionalizzazione devono distinguersi per la “semplificazione” e, pertanto, devono consentire un maggiore ricorso agli strumenti alternativi piuttosto che irrigidirne l’accesso.

 

Chi, dunque, vorrà farsi sostituire da un altro soggetto nel seppellire la precedente vita matrimoniale dovrà dotarsi di una procura speciale che, verosimilmente, dovrà essere autenticata da un notaio. Così facendo, il delegato potrà sostituirsi all’ex coniuge per confermare, innanzi al Sindaco, la volontà di chiudere definitivamente il matrimonio.


[1] Trib. Milano, sent. del 19.01.2016.

[2] Introdotti dall’art.12 legge n. 132/14 in materia di degiurisdizionalizzazione.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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