Se mi pignorano la casa pago le spese condominiali?
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21 Feb 2016
 
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Se mi pignorano la casa pago le spese condominiali?

Il condòmino è tenuto a pagare gli oneri condominiali all’amministratore anche se non può utilizzare l’appartamento o le parti comuni dell’edificio.

 

Non rileva il fatto che il condòmino non possa accedere al proprio appartamento perché è in corso un sequestro o un pignoramento: egli è ugualmente tenuto a pagare le spese di condominio per come deliberate dall’assemblea. È quanto chiarito dalla Cassazione con una recente sentenza [1].

 

Ricorda giustamente la Suprema Corte che il pagamento degli oneri condominiali non è strettamente legato al godimento di uno o più beni o servizi specifici (per cui venendo meno gli uni, verrebbe meno anche l’altro), ma è connesso al fatto stesso di essere proprietari dell’appartamento. In buona sostanza, si deve pagare l’amministratore per il solo fatto di essere intestatari dell’immobile, a prescindere dall’uso che si fa delle cose comuni. Se così non fosse, chi non abita la casa estiva durante l’inverno non sarebbe tenuto a pagare le spese condominiali. Ma, evidentemente, non è così. Pertanto, anche in caso di mancato utilizzo della casa, perché il tribunale ha ordinato al debitore lo sgombero dell’immobile, quest’ultimo è ugualmente obbligato a versare le spese secondo i propri millesimi.

 

Risultato: non è il creditore, né il custode giudiziario tenuto a pagare le spese ordinarie di condominio o quelle di manutenzione straordinaria dell’immobile oggetto di esecuzione forzata e pignoramento, anche se è già intervenuto l’ordine del magistrato di lasciare l’abitazione. Solo dal momento in cui, una volta avvenuta l’asta e aggiudicato l’immobile al miglior offerente, interviene il decreto del giudice di trasferimento della proprietà il debitore non deve più versare gli oneri condominiali.

 

In ogni caso – ricorda ancora la sentenza – qualora il condomìnio abbia ottenuto un decreto ingiuntivo dal tribunale nei confronti del condòmino moroso, quest’ultimo non può contestare eventuali vizi della delibera assembleare, poiché, per tali questioni, egli impugnare prima la delibera del condominio, entro i 60 giorni previsti dal codice. Una volta notificato il decreto ingiuntivo, detto termine è scaduto ed è ormai troppo tardi per sollevare critiche contro la decisione degli altri condomini. L’unica cosa che può contestare il debitore è la validità del decreto ingiuntivo stesso, per vizi suoi propri.


[1] Cass. sent. n. 3354/16 del 19.02.2016.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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