Il padre che non riconosce il figlio rischia condanna e risarcimento
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21 Feb 2016
 
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Redazione
 


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Il padre che non riconosce il figlio rischia condanna e risarcimento

Rimborsa al partner metà delle spese sostenute il genitore che riconosce il figlio dopo la nascita.

 

Non si può decidere, a proprio piacimento, se riconoscere o meno il proprio figlio nato fuori dal matrimonio: si tratta, infatti, di un obbligo non tanto nei confronti dell’ex partner, quanto soprattutto del bambino. Quest’ultimo ha diritto a crescere con entrambe le figure dei genitori (dal punto di vista affettivo), oltre che al relativo mantenimento. Ciò vale anche se la madre acconsente, in prima battuta, a che l’uomo sparisca e non faccia sapere più nulla di sé: in tal caso, infatti, potrebbe essere il giovane, ormai divenuto maturo e maggiorenne, a intentare una causa contro il padre irresponsabile.

 

Questi principi, ormai pacifici per la giurisprudenza, sono contenuti in una recente sentenza della Cassazione [1]. Secondo la Corte, il padre che riconosce il figlio solo molto tempo dopo la nascita è tenuto a rimborsare le spese che l’altro coniuge/partner ha affrontato, in tutti gli anni di vita precedenti all’accertamento giudiziale di paternità. Certo, è impossibile calcolare l’importo complessivo speso dalla madre per crescere e istruire il figlio, vissuto da sempre con lei; per cui il giudice può determinare tale ammontare “in via equitativa”, ossia sulla base di quanto gli appaia giusto in relazione al caso concreto, basandosi sugli esborsi verosimilmente sostenibili dalla donna in tale lasso di tempo.

 

 

La vicenda

Un uomo riconosceva come proprio il figlio avuto due anni prima con una donna. Quest’ultima, ricorrendo però al giudice, chiedeva che l’uomo fosse condannato a pagare un contributo per il futuro mantenimento del minore, oltre ad almeno la metà delle spese da lei affrontate fin dalla nascita del pargolo. Il giudice, perciò, stabiliva che l’uomo dovesse corrispondere 800 euro mensili per tale contributo e ben 10mila euro di arretrati per le spese che la madre aveva versato prima del riconoscimento del figlio da parte dell’uomo. Anche la Cassazione condivideva tale decisione.

 

 

Le spese sostenute per la crescita si possono presumere

Secondo la Corte è giusto quantificare, in via equitativa, le spese sostenute dalla madre sulla base di una valutazione probabilistica: insomma, non potendosi ricostruire, ex post, ogni singola uscita, è necessario fare un calcolo presunto degli esporsi necessari sulla base dell’età del minore e della condizione economico patrimoniale di provenienza.

La prima sezione civile spiega che l’obbligo di mantenere i minori sorge automaticamente, per via della legge, già con la nascita ed è a carico di entrambi i genitori in funzione delle rispettive capacità economiche, quando il figlio minore sia stato riconosciuto contestualmente da entrambi. Nell’ipotesi in cui il rapporto di filiazione venga accertato dal giudice solo in un secondo momento (con l’azione di accertamento della paternità), per la fase anteriore al riconoscimento, la misura del rimborso delle spese sostenute dal solo genitore che se ne è fatto carico si fonda sulla natura solidale dell’obbligo di entrambi i genitori [2] e sul corrispondente diritto di regresso per la corrispondente quota [3] nei rapporti fra condebitori solidali.

 

La determinazione può essere “equitativa” e si basa su quanto sborsato o “verosimilmente sugli esborsi sostenibili dall’unico genitore nel periodo considerato”.


[1] Cass. sent. n. 3332/16 del 19.02.2016.

[2] Ex artt. 148 e 261 cod. civ.

[3] Ex art. 1299 cod. civ.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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