Come dimostrare che una fattura è stata pagata
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21 Feb 2016
 
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Come dimostrare che una fattura è stata pagata

La prova con la quietanza, l’annotazione sulla fattura stessa o, in mancanza, con testimoni: limiti e possibilità per il debitore.

 

La fattura è un documento che normalmente il creditore invia al proprio debitore e da cui risultano gli elementi relativi all’esecuzione di un contratto già concluso. Se, tuttavia, da un lato, la fattura dimostra l’esistenza di un rapporto tra le parti (si presume, infatti, che nessuno emetta un documento fiscale, dovendo anticipare le relative tasse, se non ha la sicurezza del pagamento), dall’altro è sempre contestabile dal debitore. Quest’ultimo, infatti, può dichiarare che il rapporto non è mai esistito o che l’importo non è quello convenuto.

 

Sul piano processuale, questo si traduce nel seguente schema:

 

– in prima battuta, il creditore può, depositando la sola fattura, ottenere subito dal giudice, e senza convocazione del debitore, un decreto ingiuntivo con cui quest’ultimo viene condannato a pagare l’importo indicato nella fattura medesima;

 

– il debitore, però, ha 40 giorni di tempo per presentare opposizione al decreto ingiuntivo. In tal caso, l’onere di dimostrare che la fattura è fondata su un contratto (scritto o orale) intercorso tra le parti spetta al creditore, nonostante il giudizio sia stato avviato dal debitore. Quest’ultimo, in buona sostanza, può limitarsi a contestare la legittimità della fattura per onerare il creditore di dimostrarne il fondamento.

 

 

Come dimostrare che la fattura è già stata pagata?

Spesso possono verificarsi casi in cui la fattura, pur legittimamente emessa, risulti in verità già pagata. Come fa il debitore a dimostrare tale circostanza?

 

Il problema non si pone se il debitore, all’atto del pagamento, si è fatto rilasciare una quietanza liberatoria. Con essa, il creditore dichiara per iscritto di aver ricevuto il pagamento e di non aver altro a che pretendere.

 

Il problema, però, sorge quando tutto avviene oralmente o, peggio, se lo scambio di denaro avviene per contanti o nell’ambito di una serie di rapporti di dare-avere tra le parti, per cui non è possibile ricondurre la consegna di una determinata somma a uno specifico debito. Come si risolve in questo caso il problema?

 

Quando il debitore paga una fattura, ha diritto di ottenere l’annotazione dell’avvenuto pagamento sulla fattura stessa o su un altro documento scritto.

Essa ha comunque portata liberatoria nei confronti del compratore-debitore del prezzo.

All’annotazione (o alla dichiarazione) provvede il creditore o un suo incaricato, rappresentante o mandatario.
È indifferente il punto preciso ove viene annotata la liberatoria: può farsi in calce, a margine o sul retro della fattura, del contratto o di una copia dell’assegno.

 

La restituzione del titolo o, se essa non sia possibile, le annotazioni sullo stesso tutelano il debitore da eventuali richieste di pagamento per somme già corrisposte.

 

 

Si può provare il pagamento con testimoni?

Che succede se il debitore asserisce che il pagamento è già avvenuto, ma di ciò non ha alcun documento che lo dimostra per aver, per esempio, pagato in contanti?

Si potrebbe ricorrere a un testimone oculare. Tuttavia il codice civile vieta la prova per testimoni di un pagamento. La legge testualmente non ammette la prova testimoniale quando il valore dell’oggetto eccede i 2,58 euro. Si tratta però un divieto molto labile perché – stabilisce sempre lo stesso codice – il giudice può ugualmente consentire la testimonianza, tenuto conto della qualità delle parti, della natura del pagamento e di ogni altra circostanza.

Il magistrato, comunque, deve motivare adeguatamente la propria decisione di ammissione, valutando l’importanza economica del contratto, la ragione per cui la parte non si è procurata la prova scritta nonostante l’esigenza di prudenza e di cautela che normalmente richiede un impegno relativo a notevole esborso di denaro.

 

Si esclude, in linea di massima, la prova testimoniale delle obbligazioni di notevole valore economico in quanto la genuinità dei testi potrebbe essere compromessa dall’entità degli interessi in discussione.

 

Diverso è se il contratto è un atto pubblico (per esempio l’atto redatto dal notaio o in presenza di altro pubblico ufficiale). Nell’ipotesi di atto scritto di compravendita in cui si affermi che il prezzo è stato pagato proprio davanti al pubblico ufficiale, il venditore non può provare il contrario per testimoni.

 

 

Che succede se esistono più rapporti di credito-debito?

Il problema potrebbe complicarsi quando, tra le parti, siano in corso più rapporti di credito-debito. Si pensi al caso in cui un fornitore sia solito approvvigionare periodicamente il cliente di diverse partite di merce (per esempio, provviste di cibo) e questi paghi con qualche giorno di ritardo. Accavallandosi le consegne coi pagamenti, potrebbe risultare difficile stabilire a quale debito o fattura si riferisce il singolo versamento, se le parti non lo specificano per iscritto. A questi dubbi sopperisce il codice civile con una serie di criteri (ne abbiamo parlato in “Quale debito si considera estinto con il pagamento?”):

 

– innanzitutto, al momento del pagamento, è il debitore a decidere a quale debito si riferisce la consegna del denaro; il creditore non può opporsi a tale scelta;

 

– se manca l’indicazione del debitore, lo può fare il creditore indicandolo nella quietanza;

 

– se nessuna delle due parti ha chiarito quale debito si debba considerare estinto, il pagamento si considera riferito:

1) al debito scaduto,

2) se vi sono più debiti scaduti, a quello meno garantito;

3) se i debiti sono tutti ugualmente garantiti, a quello più oneroso per il debitore;   4) se sono tutti ugualmente onerosi, a quello scaduto da più tempo;

5) se nessuno dei suddetti criteri è applicabile, l’imputazione va fatta in proporzione a tutti i debiti, realizzandosi così di fatto un pagamento parziale di ognuno di essi.


Autore immagine: 123rf com

 


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