Vincenzo Rizza
Vincenzo Rizza
19 Feb 2016
 
Le Rubriche di LLpT


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Unioni civili: prove (fallite) di dialogo

Riflessioni sulla questione delle unioni civili e sulla situazione di stallo del loro percorso parlamentare. Occorre riprendere il dialogo per definire la nuova struttura normativa.

 

Nel corso di questi mesi abbiamo più volte preso posizione sull’argomento delle unioni civili.

Abbiamo sostenuto, in alcuni articoli che possono essere rintracciati sulle pagine di questo portale, che il disegno di legge all’esame del Senato ci sembrava poco armonico e, comunque, che:

 

1) la famiglia ha un rilievo di carattere costituzionale che impedisce di parificare al matrimonio, cioè al legame tra un uomo ed una donna riconosciuto dallo Stato, altri tipi di legame affettivo, indipendentemente dalla sue caratteristiche sessuali.

 

2) sarebbe parso opportuno, dopo aver preso atto del rilievo della famiglia nella struttura costituzionale, individuare un altro istituto alternativo o parallelo alla stessa, che regolamentasse gli altri sodalizi affettivi, indipendentemente dal sesso dei protagonisti (unioni civili omo o eterosessuali).

 

3) La materia delle adozioni speciali e delle adozioni in genere richiede una revisione organica capace di porre rimedio a molte attuali incongruenze che rendono difficili le adozioni e gravose le procedure, lasciando molti bambini nelle strutture pubbliche e private ed altri, figli di uno dei componenti la coppia, in situazioni di incertezza giuridica . Che sarebbe stato pertanto opportuno affrontare il tema della stepchild adoption in questo più ampio contesto, stralciando dalla proposta di legge uno dei motivi più forti di contrasto nella discussione in corso in Senato.

 

Dire che, forse, avevamo visto giusto non ci riempie di soddisfazione.

Vogliamo evitare ogni riflessione di carattere politico che sarebbe certamente fuor di luogo; riteniamo tuttavia che il cammino di questa importante riforma sociale potrebbe riprendere dalla condivisione di questi principi.

 

Siamo convinti – senza, con queste riflessioni, vincolare la linea editoriale del portale ed esprimendo una posizione assolutamente personale – che con qualche aggiustamento di tipo formale in grado di salvaguardare il rilievo costituzionale della famiglia, e con lo stralcio della questione delle adozioni che rappresenta il vero punto di rottura tra le forze politiche, si può tentare di salvare il salvabile.

 

In caso contrario la nostra società avrà perso un’occasione di cambiamento e continuerà la funzione di supplenza della magistratura che consacra, di converso, una debolezza strutturale della politica genericamente considerata.

 

Saranno i Tribunali, di volta in volta, a dover disciplinare in modo disorganico nuovi istituti (contratti di convivenza, patti pre-matrimoniali, adozioni monogenitoriali). Il problema è che questi poteri delegati non garantiscono coerenza del sistema ed uniformità di trattamento con sentenze variabili di zona in zona e con un sistema giuridico incerto, disomogeneo, confusionario ed improvvisato.

Riteniamo tuttavia che i giochi non siano fatti e che vi è ancora lo spazio per riprendere in mano la questione delle unioni civili per la quale l’Unione Europea ci sollecita a predisporre le norme relative.

 

Più che le Direttive Europee, però, è la stessa società a chiedere che il mondo giuridico prenda atto delle nuove articolazioni dei rapporti interpersonali dando dignità riconosciuta a legami affettivi, a situazioni reali, che non possono essere lasciate nel limbo di una colpevole incertezza.

 

Non è, in definitiva, che l’Europa ce lo chieda, è che la società si è evoluta ed occorre prenderne atto.

In caso contrario avremo perso una delle battaglie più importanti di questa stagione politica: quella dei diritti civili.


 


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