Maria Elena Casarano
Maria Elena Casarano
20 Feb 2016
 
Le Rubriche di LLpT


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Accordi sull’affido dei figli: collaborare conviene

L’affido condiviso è effettivo tanto più se prevede modalità sperimentate e volute da entrambi i genitori: si all’omologa dell’accordo che prevede la collocazione invariata del bambino mentre madre e padre si alternano in casa.

 

Gli accordi che i genitori possono concludere in sede di separazione non sono affatto tutti uguali. Ci sono accordi, per così dire “standard”, che non di rado si sottoscrivono col solo pensiero (e, diremmo, l’illusione) di chiudere nel modo più veloce possibile una storia, o spesso delegati al solo giudizio dei propri avvocati. Altre volte, invece, essi sono frutto del dialogo (a volte faticoso) tra le parti, pienamente consapevoli che se la loro storia sentimentale finisce, genitori invece si rimane per sempre.

Ed è di questo genere di accordo a cui oggi intendiamo riferirci, richiamandoci – com’è prassi del nostro portale – un caso concreto e piuttosto recente.

 

 

Un modello di collaborazione

Si tratta della vicenda di una coppia di coniugi che, pur avendo un bambino ancora in tenera età, ha deciso di chiedere al tribunale l’omologazione di un accordo di separazione a condizioni statisticamente inusuali, ma che, sicuramente, si conciliano pienamente con lo spirito dell’affido condiviso.

L’accordo in questione prevede la collocazione invariata del figlio nella casa coniugale, mentre sono i genitori a darsi il cambio: ciò col desiderio primario di assicurare al piccolo quel rapporto stabile e continuativo con la mamma e il papà (così come la legge vorrebbe [1]), garantendo, al contempo, al bambino la possibilità di continuare a crescere nell’habitat domestico familiare.

Si tratta di una forma di affidamento già approvata in diversi casi [2] e disposta, solitamente, solo in presenza di un accordo e di una adeguata sperimentazione da parte dei genitori.

 

 

La sperimentazione dell’accordo

Ed in effetti, si tratta questo di un accordo omologato dal Tribunale [3] non a seguito di una mera enunciazione di buona volontà delle parti, bensì della spontanea sperimentazione di un progetto condiviso, durata alcuni mesi e condotta con esito favorevole sino al giorno dell’udienza presidenziale.

Sperimentazione che non solo ha convinto il giudice (e come non avrebbe potuto!) a ritenere la scelta della coppia adeguata all’interesse del piccolo, ma che ha anche condotto gli stessi genitori (ed è ciò che più interessa in questa sede) a un “positivo equilibrio”, tale che (come evidenziato nel verbale d’udienza) la previsione di condizioni di separazione differenti da quelle stabilite (e che a breve illustreremo) avrebbero rappresentato per essifonte di tensioni e preludio di un conflitto che si è invece voluto scongiurare nel preminente interesse del figlio”.

 

 

Le condizioni dell’accordo

Veniamo, dunque, ad esaminare le specifiche condizioni di questo accordo, attraverso le quali i genitori in questione hanno inteso dare un contenuto pieno – e non di mera facciata – all’ affido condiviso del loro bambino. Condizioni che (a dispetto dei tanti pregiudizi a riguardo) pensiamo possono tornare ad utile riferimento per coloro i quali, trovandosi in condizioni analoghe, siano in cerca di un modello non solo riguardo alla modalità di affidamento dei figli, ma anche alla disciplina dei diversi rapporti (personali e patrimoniali) tra coniugi.

 

a) affidamento del minore

Nello specifico, quanto alle condizioni di affidamento e mantenimento del piccolo, l’impegno assunto dai due genitori è stato quello di:

– abitare col bambino nella casa familiare a settimane alterne (da un lunedì all’altro),

– ripartirsi in modo equo i periodi di vacanza da trascorrere col piccolo;

– impegnarsi all’aiuto reciproco al subentrare di qualsiasi necessità o emergenza durante il periodo di convivenza col bambino,

– provvedere ciascuno al mantenimento diretto del figlio, dividendo a metà le spese straordinarie.

 

b) rapporti tra i coniugi

Con riguardo, invece, alle ulteriori condizioni (personali e patrimoniali) inerenti i rapporti tra marito e moglie, l’accordo ha previsto:

– la assegnazione alla donna della casa coniugale (in comproprietà), con l’impegno di entrambe le parti a sostenerne tutte le spese, compreso il pagamento delle rate del mutuo;

– la reciproca rinuncia, stante l’attuale indipendenza economica, all’assegno di mantenimento, come pure a qualsivoglia diversa pretesa patrimoniale relativa alla precedente gestione economica della famiglia.

 

 

La disparità tra i redditi non esclude l’accordo sui figli

Un accordo sicuramente favorito per molti aspetti dall’autonomia economica delle parti, ma che non deve far ritenere solo per questo impraticabile, in situazioni di disparità economica dei genitori, la scelta dell’affido alternato.

I genitori, infatti – pur accordandosi affinché ciascuno di loro provveda al mantenimento diretto del figlio nel periodo di convivenza con lui – possono comunque prevedere che quello più benestante tra i due versi all’altro un assegno perequativo per il periodo in cui starà col figlio; ciò al fine di assicurare a quest’ultimo pari benessere e incoraggiarlo a voler stare sia con la madre che col padre (ne abbiamo parlato in questo articolo: “Mantenimento per i figli: a chi spetta versare l’assegno?”).

 

La separazione è tante volte una scelta inevitabile. Passata la rabbia, però, occorre sapersi fermare, perché gli accordi standard spesso hanno un effetto boomerang e sono spesso fonte di nuovi conflitti; quale vantaggio allora ad averli sottoscritti? Non esistono regole migliori di altre, ma qualunque soluzione, purché condivisa, può essere la più giusta per la propria famiglia.


[1] Art. 337 ter cod. civ.

[2] Cfr. Trib. Varese, decr. 158/13 e Trib. Milano dec. 16.08.13.

[3] Trib Genova, decr. n. 3523/15.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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