Prodotti difettosi: risarcimento più difficile
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21 Feb 2016
 
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Prodotti difettosi: risarcimento più difficile

Sì alla prova per presunzioni semplici da parte del danneggiato ma l’indennizzo scatta solo se si dimostra che il danno è dipeso dal difetto e non solo dal prodotto.

 

Sarà più difficile, se non impossibile, ottenere il risarcimento in caso di prodotti difettosi: con una recente sentenza [1], la Cassazione ha infatti inasprito l’onere della prova a carico dei consumatori. Chi, in particolare, vorrà ottenere il risarcimento non dovrà limitarsi a dimostrare di aver subìto un danno da un prodotto acquistato, ma anche che tale danno sia derivato da un difetto di produzione e non semplicemente dal prodotto.

 

 

La vicenda

Il racconto della vicenda servirà a comprendere meglio la portata di tale principio. Una donna, nell’aprire un flacone di candeggina, rimaneva lesa al volto per via dell’esplosione del contenitore. Secondo i giudici non vi erano dubbi sulla verità dell’evento e che il danno fosse riconducibile proprio all’esplosione del flacone, ma era anche fondamentale dimostrare che detta esplosione fosse derivata da un difetto del prodotto e non, invece, da altre circostanze addebitabili alla donna come, per esempio, un cattivo uso del prodotto, la conservazione in un luogo non adatto o, ancora, la presenza di materiale esplosivo.

 

Secondo i giudici non bastava dimostrare che il contenitore fosse rotto durante l’utilizzo fatto dalla casalinga e che a seguito di detta rottura, per la fuoriuscita del liquido la donna fosse stata colpita al volto, ma bisognava anche dare prova che quello specifico prodotto si fosse rotto per un difetto di produzione. L’incidente, infatti, poteva essere stato determinato da un semplice fatto accidentale ascrivibile alla donna, come, ad esempio, un uso anomalo del contenitore oppure una caduta sul flacone ancora pieno e con il tappo avvitato.

 

 

La prova del difetto

Secondo la Cassazione, la responsabilità da prodotto difettoso si può basare su indizi (cosiddette presunzioni semplici), ma non è né automatica né oggettiva”: questo significa che chi ha fabbricato il bene non risponde sempre per qualsiasi tipo di danno, ma solo per quelli che siano diretta conseguenza della produzione del bene medesimo. Insomma, nell’accordare il risarcimento, non si può prescindere dalla dimostrazione dell’esistenza di un difetto del prodotto.

 

È lo stesso “Codice del consumo” che lo dice nello stabilire che tocca al soggetto danneggiato la “prova specifica del collegamento causale non tra prodotto e danno, bensì tra difetto e danno”.

 

In sintesi, il danneggiato ha l’onere di dimostrare:

 

– il danno

– il difetto del prodotto

– che il danno è derivato dal difetto del prodotto (e non semplicemente dal prodotto).


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. III Civile, sentenza 19 novembre 2015 – 19 febbraio 2016, n. 3258
Presidente Spirito – Relatore Vincenti

Ritenuto in fatto

l. — M.C. proponeva impugnazione avverso la sentenza del Tribunale di Roma, del 26 febbraio 2008, con la quale era stata rigettata la sua domanda di condanna della Procter & Gamble s.r.l. al risarcimento dei danni patiti a seguito dell’esplosione di un fustino di candeggine (marca “ACE”), prodotto dalla medesima società convenuta, avvenuta durante il suo normale utilizzo ad opera dell’attrice in data 18 luglio 2003, presso la sua abitazione in Nettuno.
A tal riguardo, il giudice di primo grado aveva ritenuto “insussistente la prova della riconducibilità del fatto ad un difetto del prodotto (anche in esito all’impossibilità per il nominato c.t.u. di procedere all’esame del fustino di candeggina per l’avvenuta sottrazione dello medesimo subito prima dell’inizio delle operazioni del consulente tecnico)”.
2. – L’adita Corte di appello di Roma, con sentenza resa pubblica il 18 ottobre 2011, rigettava il gravame, con condanna dell’appellante al pagamento delle spese di lite.
2.1. – La Corte territoriale – premesso che in base al d.P.R. n. 224 del

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[1] Cass. sent. n. 3258/16 del 19.02.2016.

 


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