Il Governo può requisire le case per darle ai migranti?
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21 Feb 2016
 
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Noemi Secci
 


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Il Governo può requisire le case per darle ai migranti?

Requisizione delle case sfitte ai privati per l’emergenza migranti: si tratta di una bufala per incitare l’odio razziale o di un rischio reale?

 

L’emergenza migranti non accenna ad arrestarsi ed è sempre più difficile trovare una sistemazione per le migliaia di disperati che arrivano in Italia. La maggior parte dei Comuni è riuscita a reperire degli alloggi, ma, con la richiesta di ulteriori 50.000 posti da parte del Ministero dell’Interno, in alcune zone non si riesce a far fronte all’emergenza con le sole strutture pubbliche.

In altre zone, invece, sarebbero le amministrazioni comunali “dissidenti” a non voler mettere alcun alloggio a disposizione dei migranti: a questo proposito, il prefetto di Treviso, Laura Lega, ha minacciato di requisire le abitazioni sfitte appartenenti ai privati, nel caso in cui i Comuni non individuino sistemazioni idonee.

 

La minaccia, naturalmente, ha destato notevole sconcerto: il Prefetto ha successivamente precisato di non voler arrivare ad un simile provvedimento, ma ha chiarito che, se entro maggio non saranno indicate adeguate strutture per i migranti, sarà stilato un elenco delle case sfitte appartenenti ai privati da destinare all’accoglienza.

Ma è possibile, dal punto di vista legale, che il Prefetto requisisca le abitazioni per destinarle ai migranti?

 

 

La requisizione di immobili ad uso abitativo

Il Prefetto, secondo la legge italiana [1], può requisire gli immobili a uso abitativo appartenenti ai privati, se questi sono sfitti o abbandonati da alcuni anni.

Il motivo della requisizione deve consistere in gravi ed urgenti necessità: queste possono essere legate non solo a calamità naturali, come terremoti e alluvioni, ma anche all’emergenza abitativa.

 

La requisizione, a differenza dell’esproprio, non è definitiva, ma l’autorità pubblica si deve impegnare a restituire l’abitazione, nello stato iniziale, entro un determinato lasso di tempo: questo significa che deve essere per forza stabilito un termine finale e che la situazione non può protrarsi indefinitamente.

Inoltre, deve essere corrisposta un’indennità al proprietario per tutto il periodo della requisizione.

 

Ad ogni modo, non tutta la giurisprudenza è concorde nell’ammettere la requisizione per le situazioni di emergenza abitativa, perché non si tratterebbe di una situazione che presenta i caratteri di temporaneità ed eccezionalità previsti dalla normativa.

 

In base a quanto esposto, anche se esiste davvero il rischio che le case sfitte dei privati siano requisite, si tratterebbe comunque di una situazione temporanea, che darebbe luogo ad un indennizzo: inoltre, il provvedimento verrebbe adottato solo come “ultima spiaggia”, in assenza di diverse soluzioni da parte delle amministrazioni locali.


[1] Art. 7, All. E, L. n. 2248/1865.

 


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