Iscrizione a scuola: il contributo è volontario, non una tassa o una retta
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21 Feb 2016
 
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Iscrizione a scuola: il contributo è volontario, non una tassa o una retta

La scuola non può subordinare l’iscrizione al pagamento dei contributi scolastici che sono facoltativi e non obbligatori come le tasse; l’abuso è un reato.

 

La scuola presso cui studia mio figlio mi chiede per l’iscrizione all’anno scolastico una quota di € 115,00 comprensivi di iscrizione, assicurazione, libretto personale e contributo volontario, del quale però non vuole precisare l’esatto ammontare, nonostante la mia richiesta di scomputarlo. La segreteria dell’istituto mi riferisce che, da quest’anno, il consiglio d’istituto ha preso la decisione di non consentire più la facoltà di non versare il contributo volontario, dovendo pagare l’intera somma. È legale questa procedura?

 

Il consiglio di istituto non può obbligare i genitori a pagare il contributo volontario che, appunto, rimane “volontario” e non può essere imposto contro la loro volontà dell’alunno o dei suoi genitori. Non si tratta, infatti, di una retta prevista per legge.

 

All’atto dell’iscrizione, infatti, bisogna tenere separate le tasse scolastiche, che sono dovute solo per le classi 4 e 5 superiore (salvo l’esonero per motivi di disagio economico o per meriti scolastici), e il contributo volontario alle scuole, che, invece, è facoltativo e dipende unicamente dalla volontà della famiglia dello studente (trattandosi di una liberalità).

 

Il genitore pertanto, all’atto dell’iscrizione, può – onde evitare la decadenza dall’iscrizione – effettuare l’intero pagamento chiedendo poi la restituzione con raccomandata a.r. indirizzata all’istituto e al Ministero dell’Istruzione, denunciando l’accaduto. In alternativa, qualora vi siano ancora i tempi per l’iscrizione, la richiesta di scomputo del contributo volontario può essere effettuata preventivamente, prima dell’iscrizione medesima, sempre utilizzando la raccomandata a.r. o la posta elettronica certificata.

 

Il Ministero dell’Istruzione, con una nota del 2013 – qui allegata – ha condannato la deprecabile pratica di numerosi istituti di pretendere il pagamento dei contributi scolastici. Il Miur ha ribadito la volontarietà dei suddetti contributi: simili comportamenti – sottolinea la nota – oltre a danneggiare l’immagine dell’intera amministrazione scolastica e minare il clima di fiducia e collaborazione che è doveroso instaurare con le famiglie, si configura come una vera e propria lesione del diritto allo studio garantito dalla nostra costituzione.

 

A tal proposito si ricorda il principio dell’obbligatorietà e gratuità dell’istruzione che, previsto dalla Costituzione, è stato esteso dall’attuale normativa fino a ricomprendere i primi tre anni dell’istruzione secondaria superiore. In tutte le istituzioni scolastiche statali, pertanto, la frequenza della scuola dell’obbligo non può che essere gratuita mentre, per le sole classi 4° e 5° della scuola secondaria di secondo grado, fatti salvi i casi di esonero, essa è subordinata esclusivamente al pagamento delle tasse scolastiche erariali.

 

Le scuole non hanno il potere di determinare imposte a carico degli studenti, essendo tale potere attribuito dalla Costituzione alla sola legge ordinaria. Tanto vale a maggior ragione per il Consiglio di Istituto, pur potendo deliberare la richiesta alle famiglie di contributi di natura volontaria. Qualunque somma, ulteriore alle tasse erariali e a quanto strettamente necessario per il rimborso di spese sostenute dalla scuola per conto delle famiglie può essere quindi richiesta solo come contribuzione volontaria, erogazione liberale con cui le famiglie, con spirito collaborativo e nella massima trasparenza, partecipano al miglioramento dell’offerta formativa e al suo ampliamento al di là dei livelli essenziali.

Tale impianto non può essere messo in discussione dall’autonomia scolastica.

 

Peraltro, lo spacciare come obbligatori i contributi scolastici volontari è, per i dirigenti dell’istituto scolastico, un abuso di potere e una violazione dei propri doveri d’ufficio che potrebbe costituire anche reato da denunciare presso le autorità competenti (stazione dei Carabinieri o procura della Repubblica). Come infatti chiarito dal Ministero dell’Istituzione, subordinare l’iscrizione degli alunni al preventivo versamento del contributo non solo è illegittimo, ma si configura, per i soggetti che sono responsabili della gestione, come una grave violazione dei propri doveri d’ufficio.

 

Infine, ricorda il Miur, che qualsiasi discriminazione ingiustificata a danno degli studenti che si sono rifiutati di versare il contributo volontario, sia in termini di valutazione che disciplinari, risulta illegittima e gravemente lesiva del diritto allo studio dei singoli.


 


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