In commissione tributaria non sono ammessi testimoni
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22 Feb 2016
 
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In commissione tributaria non sono ammessi testimoni

Processo tributario: le dichiarazioni rese da terzi fuori dal processo valgono come presunzioni semplici e non come testimonianze.

 

Impossibile la prova testimoniale all’interno del processo davanti alla Commissione Tributaria: chi si trova in causa contro il fiso non può dimostrare il proprio diritto attraverso le dichiarazioni rese da terzi testimoni, ma potrà farlo solo con prove documentali. Il divieto proviene dalla legge del 1992 [1] che neanche le ultime riforme hanno toccato [2].

 

La ragione di questo limite è innanzitutto di natura strutturale: difficile coordinare la presenza di testimoni all’interno di un processo a natura documentale che si esaurisce, di norma, in un’unica udienza di trattazione. In secondo luogo, il legislatore ha sempre guardato con una certa diffidenza la prova testimoniale, in particolar modo quando sono in ballo interessi di natura economica come quelli contro l’erario. Non si dimentichi infatti che anche il codice civile stabilisce un generico divieto ai testimoni per i contratti di valore superiore a 2,58 euro [3] (salvo che il giudice la ritenga possibile sulla base del caso concreto). Del resto, la prova orale, rilasciata mediante le dichiarazioni di un terzo sui fatti di causa, è per sua natura esposta alle imprecisioni della percezione soggettiva del singolo, per non parlare del rischio di deposizioni di comodo.

 

La giurisprudenza sta mostrando, tuttavia, una maggiore flessibilità, consentendo al contribuente di depositare, a proprio vantaggio, le dichiarazioni rese da terzi al di fuori del processo tributario: in tal caso, esse accederanno al processo sotto forma di dichiarazioni scritte e firmate, con allegato il documento di identità. Non ci sarà, quindi, la classica deposizione orale del testimone come invece è presente nel processo civile e penale. Un esempio sono le dichiarazioni assunte dagli agenti accertatori nel corso della verifica fiscale e dei controlli incrociati, che poi vengono trasfuse nei processi verbali di constatazione. Anche il contribuente, da parte sua, per il principio del giusto processo e delle parità delle armi processuali, può avvalersi di «analoghi mezzi conoscitivi [4] o anche della stessa testimonianza [5] laddove provi la perdita incolpevole» del documento [6].

 

In ogni caso, alle dichiarazioni rese da terzi al di fuori del processo tributario non si dà valore di prova, ma solo di indizi, ossia di presunzioni semplici che, pertanto, hanno valore solo se “gravi, precise e concordanti tra loro”. Non si tratta, quindi, di una vera e propria testimonianza scritta, ma di qualcosa che assume un valore probatorio inferiore. Questo perché tali dichiarazioni, acquisite fuori dal processo, sono raccolte senza contradditorio e senza le dovute garanzie [7].

Le asserzioni fatte da terzi hanno, quindi, soltanto il valore probatorio proprio degli elementi indiziari, dando luogo a presunzioni ogni qualvolta siano dotate dei requisiti di gravità, precisione e concordanza.


[1] Art. 7 d.lgs. n. 546/1992.

[2] D.lgs. n. 156/2015.

[3] Art. 2721 cod. civ.

[4] Cass. sent. n. 21812/2012.

[5] Ex art. 2724 cod. civ. n. 3)

[6] Cass. sent. n. 14071/2014. La denuncia di furto non è sufficiente, così Cass. sent. n. 14573/2015.

[7] Cass. sent. n. 5746/2010.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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