PCT: il file immagine non in pdf evita la decadenza
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22 Feb 2016
 
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PCT: il file immagine non in pdf evita la decadenza

Processo civile telematico: deposito ammissibile perché si tratta di mera irregolarità sanabile se il cancelliere accetta la scansione di un’immagine.

 

È legittimo il deposito con il PCT di un atto in formato immagine, perché scansione di un documento cartaceo, e non con pdf nativo digitale, se l’atto stesso, dopo essere stato accettato dal cancelliere, raggiunge il suo scopo, ossia è leggibile. Le diverse prassi e decisioni sul processo civile telematico non smettono di lasciare disorientati gli avvocati, come questa affermazione del Tribunale di Milano, contenuta in una recente sentenza [1]. Non c’è quindi tanto da meravigliarsi se il Governo sta lavorando a un testo unico sul PCT: un codice che contenga tutte le norme sino ad oggi adottate: non solo per unificarle e coordinarle tra loro, ma anche per renderle più chiare ai tribunali e agli operatori del diritto.

 

Secondo la nona sezione del Tribunale meneghino, è dunque ammissibile, nel processo civile telematico, la comparsa conclusionale depositata non in pdf ma come acquisizione allo scanner di un file immagine. Le regole tecniche, infatti, non sanzionano specificamente l’inosservanza dell’obbligo di depositare un file nativo digitale: si tratta invece di una semplice irregolarità che ben può essere sanata quando raggiunge lo scopo che l’attività processuale di prefigge: ossia la leggibilità del documento da parte del magistrato di turno.

 

Pertanto, qualora – come nel caso di specie che ha originato la sentenza in commento – la comparsa conclusionale o la memoria di replica sia leggibile, accettata dal cancelliere e inserita nel fascicolo Pct, consente al giudice di ordinare unicamente la regolarizzazione dell’atto senza dichiarare l’inammissibilità. In buona sostanza, non scatta alcuna decadenza processuale e la parte ottiene un termine per correggere il deposito con un file in versione pdf editabile.

 

È vero: nel Pct il file acquisito con lo scanner non può essere depositato perché, anzitutto al giudice, serve il documento “.pdf” testuale (anche al fine di selezionare, copiare e incollare le parti del testo), ma nessuna sanzione in caso d’inosservanza viene prevista dalla normativa primaria di riferimento e di conseguenza dalla normativa secondaria. Si applica dunque il principio processuale indicato dalla giurisprudenza di legittimità secondo cui il deposito irrituale di un atto processuale dà luogo ad una mera irregolarità che può essere sanata per effetto della successiva “sanatoria”. Il fatto che il giudice possa consultare la comparsa conclusionale induce a ritenere che lo scopo sia stato raggiunto. E la funzione primaria delle regole tecniche è comunque assicurare la gestione informatica dei sistemi Pct prima ancora di garantire che il giudice e le parti possano “navigare” negli atti.

 

È lo stesso codice di procedura [2] che consente la regolarizzazione dell’atto processuale ogni qualvolta ciò è possibile: regola, questa, che non trova eccezione con l’avvento delle tecniche informatiche, che non hanno derogato ai principi cardine della procedura e tantomeno del giusto processo. Almeno in assenza di una norma di legge ad hoc.


[1] Trib. Milano, sent. n. 1432/16 del 3.02.2016.

[2] Art. 182 cod. proc. civ.

 


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