La polizza vita stipulata dall’incapace è annullabile
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22 Feb 2016
 
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La polizza vita stipulata dall’incapace è annullabile

Gli eredi dell’incapace possono annullare la polizza vita stipulata in vita dal parente in quanto rappresenta una donazione indiretta.

 

È annullabile la polizza vita stipulata da un soggetto incapace di intendere e di volere in favore di un terzo beneficiario che non sia legato al primo da un vincolo di mantenimento. È quanto chiarito dalla Cassazione con una recente sentenza [1].

 

 

La vicenda

Gli eredi di un’anziana signora impugnavano tre polizze dalla stessa sottoscritte in favore di un terzo soggetto quando già la donna era malata di Alzheimer. La Corte ha ritenuto fondato il ricorso. La volontà della defunta era far conseguire, al momento della scomparsa, l’indennizzo delle polizze ai beneficiari designati nel contratto, senza che tale profitto transitasse attraverso l’asse ereditario e senza che fosse interessato da vicende successorie.

 

 

Il diritto del beneficiario all’assicurazione

In ipotesi di tale tipo si configura una donazione indiretta e il beneficiario acquisita, per effetto della designazione, un diritto proprio ad ottenere i vantaggi dell’assicurazione; a seguito del decesso, tale diritto diventa definitivo, comportando così l’attribuzione delle somme risultanti dalle polizze.

 

 

Nell’assicurazione sulla vita la designazione quale terzo beneficiario di persona non legata al designante da un vincolo di mantenimento o dipendenza economica deve presumersi, fino a prova contraria, compiuta a spirito di liberalità, e costituisce una donazione indiretta. Ne consegue che, se compiuta da incapace naturale, è annullabile a prescindere dal pregiudizio che quest’ultimo possa averne risentito.


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. III Civile, sentenza 2 dicembre 2015 – 19 febbraio 2016, n. 3263
Presidente Spirito – Relatore Sestini

Svolgimento del processo

B.A.G.G. e B.A.C. , quali eredi di Ga.En. , convennero in giudizio G.G. e Bi.Ga.Ma. nonché la Zurich Life Insurance Italia s.p.a. chiedendo – fra l’altro e per quanto ancora interessa ai fini di causa – che il Tribunale dichiarasse l’annullamento, ex art. 775 c.c., di quattro polizze sulla vita, che erano state stipulate dalla Ga. con la Zurich – per il tramite della Deutsche Bank – e che indicavano come beneficiari G.G. e B.M. ; sostennero, infatti, che le polizze erano state stipulate in epoca in cui la Ga. era priva della capacità di intendere e di volere in quanto affetta da morbo di Alzheimer.
I G. resistettero alla domanda e chiesero la condanna della Zurich al pagamento in loro favore delle somme di cui alle polizze.
La Zurich si costituì in giudizio dichiarandosi pronta a eseguire la prestazione in favore di chi fosse risultato averne diritto.
Il Tribunale di Torino rigettò la domanda, escludendo che potesse ravvisarsi una donazione indiretta nella designazione dei beneficiari della polizza e ritenendo che i contratti impugnati fossero soggetti all’azione generale di annullamento per

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[1] Cass. sent. n. 3263/16 del 19.02.2016.

 

 

 


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