Comporto: come azzerare la malattia
Lo sai che?
22 Feb 2016
 
L'autore
Noemi Secci
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore
 

Comporto: come azzerare la malattia

Periodo tutelato di malattia: come si conta, come fare per non superarlo, in quali casi si azzera, quando può essere interrotto.

 

I contratti collettivi tutelano il lavoratore, prevedendo, in caso di malattia, il divieto di licenziamento entro un determinato periodo: questo periodo si chiama comporto.

Il periodo di comporto non è uguale per tutti, poiché sono i contratti collettivi a stabilirne la disciplina. Durante tale lasso di tempo è vietato il licenziamento del dipendente, salvo i casi di cessazione totale dell’attività aziendale, di licenziamento per giusta causa e di licenziamento per giustificato motivo oggettivo (dovuto a impossibilità sopravvenuta della prestazione).

 

 

Comporto secco e per sommatoria

Il comporto può essere di due tipi:

 

secco: in questo caso il periodo massimo di conservazione del posto si riferisce ad un’unica malattia, senza interruzioni; ad esempio, il contratto collettivo può stabilire che il periodo tutelato abbia una durata massima pari a 3 mesi di malattia;

 

per sommatoria: in questo caso, il contratto prevede un arco di tempo (ad esempio un anno) entro cui la somma dei giorni di malattia non può superare un determinato limite; esemplificando, il contratto può prevedere un massimo di 180 giorni di malattia (riferiti non solo ad un unico evento morboso, ma anche a più malattie sommate tra loro) nell’arco di un anno. Sono contati anche i giorni festivi e non lavorati, se interni al periodo di assenza indicato nel certificato medico.

 

 

Come si azzera il comporto

Nell’ipotesi di comporto secco, il periodo tutelato si azzera una volta terminata la malattia: in pratica, se il dipendente si ammala, ma non supera le giornate previste dal contratto, al verificarsi di una nuova malattia il conteggio parte da zero.

 

Tuttavia, può succedere che il lavoratore si ammali più volte, per diverse ragioni, e che le singole malattie durino sempre meno del comporto secco. In questo caso, se sommando tutte le giornate di malattia si supera il comporto secco, si deve fare riferimento a due limiti, per determinare il periodo tutelato:

 

– la durata prevista dal contratto per il comporto secco;

– la durata (vigenza) del contratto collettivo.

 

In pratica, la durata del contratto collettivo è il periodo di riferimento entro il quale sommare più episodi di malattia: se, sommando le malattie che si verificano durante tale periodo, si supera il comporto secco, il lavoratore decade dalla tutela.

Facciamo un esempio: Tizio si ammala 3 volte, una volta per 1 mese, una volta per 2 mesi, ed un’altra volta per 2 mesi, durante il periodo di vigenza del contratto collettivo; il contratto collettivo stabilisce un comporto secco di 4 mesi; in questo caso, il comporto è superato, poiché le malattie verificatesi all’interno del periodo di durata del CCNL, sommate, superano il comporto secco.

 

Nell’ipotesi di comporto per sommatoria, invece, le situazioni sono differenti, a seconda dell’arco di tempo indicato dal contratto collettivo:

 

– se l’arco di tempo è l’anno di calendario, al 31 dicembre il comporto si azzera, ed inizia da gennaio il conteggio di un nuovo periodo;

 

-se l’arco di tempo è espresso in giornate dal contratto, come 365 giorni, si devono contare le giornate a ritroso dal termine della malattia.

 

 

Periodi esclusi dal comporto

Se la malattia è stata causata da un comportamento illegittimo del datore di lavoro, i periodi di assenza sono esclusi dal calcolo del comporto (ad esempio in caso di mobbing o demasionamento).

Sono escluse anche le patologie legate alla gravidanza, e gli infortuni causati dal datore di lavoro.

 

 

Sospensione del comporto

Le ferie durante la malattia sospendono il periodo di comporto: il lavoratore può dunque fare domanda, per evitare che il periodo tutelato termini, ma non è obbligato a concederle.

 

 

Aspettativa dopo il comporto

Alcuni contratti collettivi prevedono la possibilità di chiedere un periodo di aspettativa non retribuita, terminato il comporto. Il datore di lavoro, però, non è obbligato né a collocare unilateralmente il dipendente in aspettativa, né a sollecitare la richiesta di aspettativa.


[1] Cass. sent. n. 14633 del 23.06.2006.

 


richiedi consulenza ai nostri professionisti

 


Download PDF SCARICA PDF
 
 
Commenti
4 Apr 2016 Marzia Sturnia

Buona sera io lavoro come operaia in una ditta alimentare ho iniziato la mia malattia il 10 aprile del 2014 ad ora non ho superato il comporto ma sono ancora a casa e ho un contratto di part time veriticale 7 mesi ..volevo chiedere visto che mi è stato detto che il comporto prevede 12 mesi in 2 anni quando si azzera? Cioè se io riprendo a lavorare a maggio e riesco a lavorare almeno un mese mi si azzera? Premetto che ho un invalidità del 65 % e mi è stata riconosciuta la legge 104 articolo 3 coma 1 grazie

 
29 Giu 2016 nina fokeyeva

Buon giorno.sono stata in malatta 6 mese, dopo licenziamento, cosa mi aspetta. Ho lavorato, da agosto 2009-fino giugno2016. Con ultima cooperativa, da 1/05/ 2015 fino 30/06/2016.

 
26 Set 2016 Eraldo Gabriellini

Buongiorno, il ricovero ospedaliero per esami, è escluso dai 180 giorni di comporto?

 
25 Nov 2016 LIDIA SURIO

CIAO SONO LIDIA VORREI SAPERE QUANDO POSSO PULIRE LA MALATTIA. HO AVUTO UN PROBLEMA SERIO MI SONO OPERATA DI TUMORE AL SENO X CUI HO FATTO CHEMIO E RADIOTERAPIA SONO STATA IN MALATTIA DAL 2013 GIUGNO AL 10/11/014. distinti saluti