Incidenti: risarcimento anche se l’auto è in sosta sulla via pubblica
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22 Feb 2016
 
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Incidenti: risarcimento anche se l’auto è in sosta sulla via pubblica

Nel concetto di circolazione stradale si considera anche la posizione di arresto in relazione all’ingombro della vettura sulle strade adibite alla circolazione.

 

L’assicurazione deve risarcire i danni procurati dall’automobile anche se ferma, in sosta, ai margini di una strada pubblica. È quanto risulta da una recente sentenza della Cassazione [1].

 

Che l’assicurazione obbligatoria (cosiddetta rc auto) copra ogni danno provocato dalla circolazione dell’automobile non vi sono dubbi: ma non a tutte le compagnie è ben chiaro cosa si debba intendere per “circolazione”. A specificarlo bene è stata più volte la Suprema Corte, da ultimo ritornata sul tema con una sentenza di pochi giorni fa. Secondo i giudici di legittimità, si può parlare di sinistro stradale vero e proprio – e quindi di diritto al risarcimento – anche quando una delle due auto sia ferma sul ciglio della strada pubblica, in sosta. Questo perché la nozione di circolazione a cui fa riferimento il codice civile [2] contempla non solo i casi di movimento vero e proprio del mezzo, ma anche le ipotesi in cui esso sia in posizione di arresto. E ciò sia per quanto riguarda gli incidenti conseguenti al semplice ingombro, da parte della vettura, del manto stradale (si pensi a uno spazio destinato al parcheggio), sia con riferimento alle operazioni di partenza o di fermata, oppure a tutte le attività che il veicolo è destinato a compiere e per le quali può circolare (si pensi al caso di una rampa del rimorchio di un autocarro).

 

Così, per esempio, se la piattaforma di un camion destinato ai traslochi danneggia il tettuccio della vostra auto; se andate a sbattere a una vettura mal parcheggiata, in corrispondenza di una curva, e pertanto non visibile; se subite altri danno per via delle operazioni di carico e scarico di un furgone merci; se, durante la notte, all’auto parcheggiata a monte di una strada in salita si rompono i freni e viene addosso alla vostra; ebbene in tutti questi casi potete chiedere il risarcimento del danno anche se il mezzo responsabile è a motore spento.

 

Ai fini dell’operatività della garanzia per il risarcimento dei danni, ha chiarito la Cassazione, è necessario che il veicolo, in sosta presso una strada di uso pubblico oppure in un’area parificata alla stessa, mantenga le caratteristiche che lo rendono tale, in relazione alle sue funzionalità, indipendentemente dall’uso concreto che della vettura stessa venga fatto. Per veicolo deve intendersi il messo in tutte le sue componenti e con tutte le sue caratteristiche strutturali e funzionali; l’utilizzo della vettura, posto in essere in aree adibite alla circolazione, integra la nozione di circolazione del veicolo.

 

La Suprema Corte ricorda, infine, che nel caso di veicolo non sottoposto al controllo del conducente, in quanto in sosta presso la pubblica via, il proprietario della vettura non può sottrarsi ai danni derivanti dalla circolazione, comprendente tanto il movimento quanto il fermo del mezzo, e connessi a vizi di costruzione o difetto di manutenzione.

 


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. III Civile, sentenza 19 novembre 2015 – 19 febbraio 2016, n. 3257
Presidente Spirito – Relatore Vincenti

Ritenuto in fatto

1. – A.L. decedette il (omissis) a seguito delle lesioni riportate nel sinistro occorsogli il precedente (omissis) presso l’officina di riparazioni di infissi meccanici di cui era titolare il fratello. In tale occasione, l’A. fu colpito al volto dalla rampa del “carrellone” a rimorchio dell’autocarro di V.G. , il quale aveva parcheggiato il mezzo sulla pubblica via nei pressi dell’officina per provvedere alla riparazione dell’asse di detta rampa. Il medesimo V. , allorché intento “a preparare il veicolo per la riparazione”, aveva “sganciato il tirante della rampa”, senza calcolare la distanza che lo separava dall’A. posto alle sue spalle, che, quindi, come detto, fu investito dalla stessa rampa, riportando lesioni con esiti rivelatisi mortali.
1.1. – A seguito di ciò, A.C. , T.G. e A.M. , nella rispettiva qualità di genitori e fratello di A.L. , convennero in giudizio V.G. e la Ras Assicurazioni S.p.A., compagnia assicuratrice del veicolo del medesimo V. , per sentirli condannare, in solido tra loro, al risarcimento dei danni patiti a seguito della morte del proprio

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[1] Cass. sent. n. 3257/16 del 19.02.2016.

[2] Art. 2054 cod. civ.

 

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