Con l’ausiliare del traffico non c’è oltraggio a pubblico ufficiale
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22 Feb 2016
 
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Con l’ausiliare del traffico non c’è oltraggio a pubblico ufficiale

Possibile dire parolacce all’ausiliare per la multa staccata all’automobilista: non è un pubblico ufficiale.

 

Parolacce libere agli ausiliari del traffico per la multa in divieto di sosta o a ticket scaduto: i cosiddetti “vigilini” non sono pubblici ufficiali e, pertanto, nel caso di offese, non scatta il reato di oltraggio. Resta, ovviamente, la possibilità della ingiuria, che però, non è più reato, ma un semplice illecito civile. È quanto chiarito dalla Cassazione con una sentenza [1] pubblicata poche ore fa.

 

 

La vicenda

Assolto l’automobilista che, al ritorno dalla breve passeggiata, trova la multa per non aver parcheggiato correttamente l’auto, lasciando parte delle ruote fuori dalle linee blu. L’uomo, colto da un attacco d’ira, manifesta tutto il proprio disappunto all’ausiliario del traffico, andandoci giù pesantemente con le offese.

 

 

L’oltraggio al pubblico ufficiale non vale per l’ausiliario del traffico

Cade però, nei confronti dell’imputato, l’accusa per il reato di oltraggio a pubblico ufficiale. Secondo la Suprema Corte, infatti, il vigilino non riveste la qualifica di pubblico ufficiale. Di conseguenza, gli insulti rivolti al dipendente dell’azienda privata non possono essere inquadrati come “oltraggio”.

 

 

La multa è comunque una prova certa

La particolarità della figura dell’ausiliario del traffico sta nel fatto che, sebbene non considerati pubblici ufficiali, ad essi sono dati poteri di accertamento delle infrazioni che hanno efficacia di atto pubblico, al pari degli accertamenti effettuati dai comuni vigili. Tali atti fanno quindi piena prova.

 

 

I poteri degli ausiliari del traffico

Agli ausiliari non è dato accertare qualsiasi tipo di infrazione al codice della strada ma solo le sanzioni conseguenti a:

 

sosta dentro le strisce blu: per es. mancato pagamento del ticket orario o scadenza del ticket stesso, mancata esposizione del tagliando sul parabrezza, ecc.

 

sosta fuori le strisce blu: per es. parcheggio in modo non corretto, tale da impedire le manovre di uscita o entrata nella stessa area ad altre auto.


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. V Penale, sentenza 28 ottobre 2015 – 22 febbraio 2016, n. 6880
Presidente Lapalorcia – Relatore Pistorelli

Ritenuto in fatto

1.Con la sentenza impugnata la Corte d’appello di Milano ha confermato la condanna di G.J.G.M. per i reati di oltraggio a pubblico ufficiale e violenza privata commessi ai danni di un ausiliario del traffico che aveva proceduto a contravvenzionare la sua autovettura perché malamente parcheggiata in zona a pagamento in modo da ingombrare parzialmente il passaggio sul marciapiede.
2. Avverso la sentenza ricorre l’imputato a mezzo del proprio difensore. Con il primo deduce l’errata applicazione della legge penale e correlati difetti di motivazione lamentando il mancato riconoscimento della scriminante di cui all’art. 4 d. lgt. n. 288/1944 quale conseguenza della omessa verifica dell’effettiva titolarità da parte dell’ausiliario del traffico del potere di procedere a constatare la presunta violazione al Codice della Strada contestata all’imputato. Potere invero insussistente nel caso di specie, atteso che ai sensi dell’art. 12 dello stesso Codice il suddetto ausiliario non potrebbe sanzionare violazioni che non riguardano il parcheggio in area data in concessione. Con il secondo motivo analoghi vizi

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[1] Cass. sent. n. 6880/2016 del 22.02.2016.

 


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