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Lo sai che? Pubblicato il 22 febbraio 2016

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Lo sai che? Accesso agli atti sul permesso a costruire del vicino

> Lo sai che? Pubblicato il 22 febbraio 2016

Non c’è violazione del diritto alla privacy posti l’interesse concreto, personale e attuale ad accedere al permesso edilizio del vicino.

Se il tuo vicino di casa sta costruendo o ha già completato un manufatto e hai il sospetto che non abbia rispettato la normativa urbanistica, puoi andare in Comune e chiedere che ti venga mostrato tutto il procedimento di autorizzazione della costruzione, ivi compreso il permesso edilizio ad egli rilasciato dalle autorità. Infatti, in questi casi, l’accesso agli atti amministrativi è un diritto che al vicino – in quanto soggetto direttamente interessato – non può essere negato. È quanto chiarito dal Tar Sicilia con una recente sentenza [1].

Nella sentenza si chiarisce che il vicino ha un interesse concreto, personale ed attuale, ad accedere ai permessi edilizi rilasciati al proprietario del terreno confinante per tutelare le proprie posizioni giuridico-economiche (come, per esempio, escludere rischi di danni alla sua proprietà) e/o per far rispettare le norme urbanistiche. I titoli edilizi sono atti pubblici, perciò chi esegue le opere non può opporre un diritto di riservatezza.

Accesso agli atti amministrativi contro diritto alla privacy

Non c’è privacy che tenga quando sussiste l’interesse concreto, personale ed attuale ad accedere alle autorizzazioni amministrative sui permessi edilizi. Del resto, già da molto tempo i giudici hanno sposato una linea di massima trasparenza in materia urbanistica. Infatti la legge sul procedimento amministrativo [3] – che indica i casi e le modalità di esclusione dal diritto di accesso -dispone espressamente che “deve comunque essere garantito ai richiedenti l’accesso ai documenti amministrativi, la cui conoscenza sia necessaria per curare o per difendere i propri interessi giuridici”.

Ciò ha consentito l’accesso anche a documenti contenenti dati sensibili, quali le cartelle cliniche, gli atti relativi agli appalti pubblici, pur se contenenti segreti industriali, la denuncia dei redditi e simili [4].

Non si può opporre alcun diritto alla privacy perché “tutti gli atti dell’amministrazione comunale e provinciale sono pubblici, ad eccezione di quelli riservati per espressa indicazione di legge o per effetto di una temporanea e motivata dichiarazione del sindaco o del presidente della provincia che ne vieti l’esibizione, conformemente a quanto previsto dal regolamento, in quanto la loro diffusione possa pregiudicare il diritto alla riservatezza delle persone, dei gruppi o delle imprese” [5].

Il rapporto di vicinato, poi, costituisce di per sé già un legittimo interesse concreto e attuale, tale da giustificare l’accesso agli atti amministrativi della pratica del proprietario adiacente. Sussiste infatti una stabile situazione di collegamento giuridico con l’immobile oggetto di trasformazione edilizia. Pertanto, il vicino ha un interesse legittimo a tutelare le sue situazioni giuridiche ed economiche, pur se potenziali, dai rischi derivanti dalle nuove opere realizzate dal controinteressato od anche alla semplice volontà di far rispettare le leggi ed i piani urbanistici.

note

[1] Tar Sicilia sent. n. 374/16 del 4.02.2016.

[2] Tar Salerno sent. n. 597/07, Tar Napoli sent. n. 506/08, Cons. St. sent. n. 2966/10 e n. 6790/06.

[3] Art. 24 della legge n. 241/1990 modif. L. 5/2015.

[4] Tar Toscana sent. n. 99/16, Tar Catania sent. n. 29/16, Tar Veneto sent. n. 1335/15 e Tar Lazio sent. n. 12590/14.

[5] Parere della Commissione della PCDM di accesso agli atti amministrativi del 14/10/03, Tar Veneto sent. n. 934/04, Tar Puglia sent. n. 3556/03, Tar. Marche sent. n. 923/14.

Autore immagine: 123rf com

Tar Sicilia, sez. II, sentenza 16 dicembre 2015 – 4 febbraio 2016, n. 374
Presidente Vinciguerra – Estensore Elefante

Fatto

1. Con ricorso ritualmente notificato e depositato parte ricorrente ha adito l’intestata Sezione chiedendo l’annullamento del provvedimento di rigetto adottato con riferimento all’istanza di accesso agli atti presentata in data 11.5.2015 al Comune di Rosolini, avente ad oggetto l’ostensione degli atti relativi all’autorizzazione n. 76/14 rilasciata in favore del Sig. Modica Bittordo, nonché il riconoscimento in suo favore del conseguente diritto ad ottenere la visione del suddetto atto.
Allegava a tale fine avere interesse alla conoscenza della suddetta documentazione in quanto proprietario di un fondo limitrofo.
2. Non si costituiva in giudizio il Comune resistente.
3. All’udienza del 16.12.2016 la causa, come in verbale, veniva chiamata trattenuta in decisione.

Diritto

4. Il ricorso deve essere accolto perché palesemente fondato ai sensi dell’art. 74 c.p.a.
5. Il ricorrente, infatti, in qualità di proprietario di un fondo limitrofo a quello riferibile agli atti oggetto dell’istanza di ostensione in esame è certamente titolare di un interesse concreto, personale ed attuale, volto a verificare che i lavori posti in essere sulla suddetta area siano legittimi in quanto ricadenti all’interno di una fascia di rispetto cimiteriale.
Né, in senso contrario, può essere valorizzato l’impianto motivazione corredato a supporto del provvedimento di rigetto impugnato, emesso in data 9.6.2015 al prot. n. 0015515, attesa, per un verso, l’assoluta genericità delle giustificazioni addotte, avendo infatti l’amministrazione utilizzato in sostanza una mera clausola di stile certamente inadeguata a tal fine; per altro verso l’inidoneità in senso ostativo degli interessi facenti capo ai terzi, nel caso in cui anche questi vengano rappresentati in modo assolutamente non circostanziato.
Ne consegue, in definitiva, che il ricorso deve essere accolto e che, per l’effetto, deve essere disposto l’annullamento dell’atto impugnato nonché ordinato all’amministrazione resistente di consentire al ricorrente di accedere agli atti relativi all’autorizzazione n. 76/14 rilasciata in favore del Sig. Modica Bittordo entro trenta giorni dalla comunicazione o notificazione della presente sentenza, mediante visione e rilascio di copia a spese dell’istante.
6. Quanto alle spese di lite, il Comune di Rosolini deve essere altresì condannato al pagamento di queste ultime – liquidate come in dispositivo – in favore della parte ricorrente in base al principio della soccombenza.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia, Sezione staccata di Catania (Sezione Seconda), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie perché fondato e, per l’effetto, annulla l’atto di rigetto impugnato ed ordina al Comune di Rosolini di consentire l’accesso agli atti relativi all’autorizzazione n. 76/14 rilasciata in favore del Sig. Modica Bittordo entro trenta giorni dalla comunicazione o notificazione della presente sentenza mediante visione e rilascio di copia a spese dell’istante.
Condanna altresì il Comune di Rosolini al pagamento delle spese di lite in favore di parte ricorrente che liquida in complessivi euro 1.500,00 (euro millecinquecento/00), oltre accessori come per legge.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

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